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Casa antisismica pericolante, ma nessuno vuole pagare i danni 

La vicenda dei coniugi Carlini di Vendoglio: cominciarono a formarsi crepe poco dopo la costruzione. Sospeso dall’ordine degli architetti il progettista; quello degli ingegneri valuta sanzioni al collaudatore

TREPPO GRANDE. Hanno investito i loro risparmi per costruire una casa antisismica, ma sono costretti a tenerla in piedi con i puntelli.

Quella di Riccardo Carlini e della moglie Roberta Agostinis è una storia che si trascina dal 2001 e che, per quanto drammatica, sembrava finita su un binario morto. Fino a pochi giorni fa, quando l’Ordine degli architetti di Udine ha notificato a chi progettò l’immobile un provvedimento di sospensione per tre mesi, deciso dal consiglio di disciplina. E di novità dovrebbero arrivarne altre, visto che l’Ordine degli ingegneri sta valutando se adottare un provvedimento anche nei confronti dell’ingegnere che si occupò dei collaudi, a seguito di un esposto presentato da Federconsumatori.

«La casa fu costruita a Vendoglio nel 2001 – è il racconto di Riccardo Carlini – mi ero rivolto a un’impresa artigiana, la ditta individuale Ursella Francesco di Buja. Si trattava di una casa con struttura esterna prefabbricata e sistema a tralicci annegati nel cemento cellulare. La progettazione e la direzione lavori furono affidate all’architetto Michele Ursella e il collaudo statico all’ingener Leonardo Ursella».

I lavori iniziarono il 26 luglio 2001 e il collaudo fu depositato il 20 settembre dello stesso anno: i coniugi Carlini versarono 250 milioni di vecchie lire per quella casetta da 91 metri quadrati organizzati fra piano terra e scantinato. «Poco tempo dopo la conclusione dei lavori, però, si manifestarono gravi difetti, tanto da compromettere l’integrità e la sicurezza dell’immobile – ricorda Carlini – sui muri continuavano a formarsi crepe. L’impresario ci disse che si trattava del normale assestamento della struttura.

Aggiunse che un po’ di stucco e un intervento di tinteggiatura sarebbero stati sufficienti. Ma le crepe continuarono ad allargarsi e altre se ne aprirono, a volte sentivamo anche scricchiolii. Così, abbiamo deciso di ricorrere a Federconsumatori, che ci ha consigliato di adire alle vie legali».

Così la vicenda è approdata al Tribunale di Udine, nella prima sezione civile che, attraverso la sentenza del giudice Ilaria Chiarelli, si è espresso nel gennaio del 2014 e, valutate le perizie tecniche, ha individuato nella misura del 29% la responsabilità dell’imprenditore Francesco Ursella, difeso dall’avvocato Paolo Toffoli, del 58% per il progettista Michele Ursella difeso dall’avvocato Paolo Dal Zilio e del 13% per il collaudatore Leonardo Ursella difeso dall’avvocato Antonio Rigo; ha quindi condannato i tre, in solido, al pagamento di 147.419 euro oltre agli interessi legali, che sfiorano i 50 mila euro.

A quasi un anno di distanza si sono pronunciati i giudici della Corte d’appello di Trieste, sezione civile, cui si è rivolto Leonardo Ursella avverso la sentenza in primo grado. I collegio triestino, presieduto da Alberto Da Rin ha ritenuto inammissibile l’appello, condannando Leonardo Ursella alla rifusione delle spese di lite liquidate in 3.500 euro.

«Ben due consulenze tecniche hanno confermato che i lavori non erano stati fatti a regola d’arte» è il commento della presidente di Federconsumatori Udine Barbara Puschiasis che da anni segue la vicenda dei coniugi Carlini e li ha accompagnati negli studi della Rai, dove la trasmissione “Mi manda Raitre” si è occupata del caso.

«Non solo – aggiunge – nessuna delle tre persone che sono state condannate a pagare ha ancora versato un centesimo, anzi, risultano prive di beni, motivo per cui i coniugi hanno promosso una causa tuttora pendente per verificare se siano stati compiuti atti destinati a sottrarre beni al patrimonio disponibile. Abbiamo presentato un esposto all’Ordine degli architetti che ha appena adottato provvedimenti in tal senso e a quello degli ingegneri, che si è attivato, ma di risposte dalla

controparte non ne abbiamo ricevute».

Nemmeno per noi è stato facile averne: l’unico commento è giunto dall’avvocato Rigo, che ha diffidato il Messaggero Veneto dal pubblicare notizie su questa vicenda in quanto, ha spiegato, «non è più attuale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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