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Va a fuoco la carta igienica, poi scatta l’allarme: è giallo in tribunale 

S’indaga dopo che qualcuno ha bruciato la carta in un bagno e manomesso il sistema antincendio

UDINE. Voleva fare scattare l’allarme e paralizzare così, almeno temporaneamente, l’attività giudiziaria. Un piano ambizioso, il suo, e tanto più arduo trovandosi già all’interno del tribunale. E così, dopo avere tentato invano di appiccare un incendio, dando fuoco a un cumulo di carta igienica gettata nel water di un bagno, ci ha riprovato manomettendo il dispositivo di azionamento della sirena.

Tanto fumo e un gran baccano, insomma, ma nessuna interruzione o evacuazione del palazzo, come forse l’ignoto disturbatore sperava di ottenere.

È successo nel primo pomeriggio di mercoledì, 17 maggio, nell’ala nuova del tribunale occupata dalla sezione penale e che affaccia su via Morpurgo. Il primo episodio è stato segnalato alle 14. 05, in uno dei bagni del primo piano adoperato anche degli utenti esterni: collocato dietro l’aula C, dove di lì a meno di un’ora sarebbe stato celebrato l’ultimo processo della giornata, si è riempito di fumo, mentre la carta igienica cui era stato dato fuoco andava spegnendosi nell’acqua del water. L’odore di bruciato è stato avvertito anche ai due piani superiori, ma non è bastato a fare scattare alcun sensore.

Tempo 45 minuti e la medesima mano ci ha riprovato, questa volta spaccando il vetro di uno dei dispositivi che fa partire l’allarme antincendio e posizionato a pochi passi dal bagno, accanto alla porta delle scale d’emergenza. In quel momento, nel corridoio c’erano soltanto le parti – avvocati, imputato e teste – in attesa dell’avvio del processo, e il carabinieri addetto alla vigilanza del tribunale.

Accertata l’origine del trambusto e scartato quindi il rischio reale di un principio incendio, una volta disattivata la sirena l’attività è ripresa regolarmente e il giudice monocratico Roberto Pecile ha potuto invitare le parti a discutere e ritirarsi per la sentenza. Accumulando un ritardo minimo sulla tabellina di marcia, quindi.

Sul posto, intanto, sono arrivati anche la Polizia locale, il personale addetto alle emergenze e il tecnico della ditta incaricata di ripristinare il sistema d’allarme. Per quanto fallito, il piano

rischia di costare caro al misterioso attentatore. Condotte dai carabinieri della stazione di Udine, le indagini potrebbero sfociare nella denuncia, per ora a carico di ignoti, per almeno tre ipotesi di reato: danneggiamento aggravato, interruzione di pubblico servizio e procurato allarme.

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