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Un museo a cielo aperto da tutelare

L’appello rivolto al Comune e ai privati Molte opere rischiano di andare perdute

UDINE. «Eccoci al Cimitero Monumentale di San Vito, in un pomeriggio dove il vento fa volare le foglie». Questo era l’incipit del primo articolo dedicato all’argomento, dentro la mia rubrica “Genius loci”, iniziata pochi mesi prima sulle pagine del giornale.



Era novembre 2010 e la formula – la passeggiata con gli esperti del settore – aveva dato i suoi frutti. Curiosità, novità, tanta passione nei racconti della gente, il tutto convogliato in un racconto brillante e in pagine lette e p ...

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UDINE. «Eccoci al Cimitero Monumentale di San Vito, in un pomeriggio dove il vento fa volare le foglie». Questo era l’incipit del primo articolo dedicato all’argomento, dentro la mia rubrica “Genius loci”, iniziata pochi mesi prima sulle pagine del giornale.



Era novembre 2010 e la formula – la passeggiata con gli esperti del settore – aveva dato i suoi frutti. Curiosità, novità, tanta passione nei racconti della gente, il tutto convogliato in un racconto brillante e in pagine lette e popolari che poi, modificate editorialmente, sono diventate un libro di successo, “Udine, Genius loci”, (ed. Forum, 2013), ma ormai, ahimè, esaurito.

Al tempo, in quel novembre ventoso e soprattutto carico di pioggia, tra carcasse di piccioni e lapidi in frantumi, camminai con Gabriella Bucco, storica dell’arte ed esperta di arti decorative, allo scoperta del cimitero cittadino, in quello che lei stessa definì: «un museo all’aperto».

Ed è proprio così: il cimitero cittadino, troppo poco, purtroppo, conosciuto, è un museo all’aperto, dove chi vuole scoprire la storia sociale della città non deve far altro che leggere i nomi scolpiti sulle lapidi, guardarsi intorno, decifrare dai manufatti scultorei la volontà dei committenti e la bravura estetica degli artisti richiesti che nei due secoli coinvolti, Ottocento e Novecento, non fecero altro che rispondere alle richieste degli udinesi che desideravano la tomba di famiglia “a loro somiglianza”.

E poi, se ha l’animo da investigatore culturale e tempo a disposizione, basta andare alla Biblioteca Joppi, dove le fonti di approfondimento sono alla portata di tutti.

Così ieri pomeriggio “Genius loci”, dopo sette anni, ha ripreso nuova vita nel migliore dei modi, – una passeggiata in cimitero, a quasi cento anni dalla posa della prima pietra – e questa volta insieme ai lettori della community, NoiMV.

Sette anni fa scrivevamo: «ogni volta che entro qui, noto che manca qualcosa».

Che significa? Che ci sono i ladri! Così abbiamo lanciato una richiesta, come Genius loci è solito fare: «Si salvi l’intero cimitero monumentale, inteso come opera d’arte!». A onor del vero, rispetto al 2010, alcune cose sono cambiate.

C’è una parte dell’attuale e ultimo Piano Regolatore Generale Comunale, che segnala nel Fascicolo Sei, “opere cimiteriali monumentali”, centoquarantotto tombe come “monumenti di grande valore architettonico” e/o “monumento con manufatti di pregio”.

Ieri in passeggiata alcune domande ce le siamo fatte però. Tipo: «ma se la tomba menzionata come Basevi nella parte ebraica è la tomba Morpurgo, perché non chiamarla esattamente?

E soprattutto perché il Comune non la ripulisce, data l’importanza storica di tale famiglia nel contesto cittadino, cosa che è stata fatta autonomamente dallo storico Pier Cesare Ioly Zorattini in questi giorni, in occasione della nostra visita, vista le condizioni in cui riversava?»

E così è per molte biografie, che i lettori insieme a noi hanno rilevato come importanti: in tempi liquidi come questi non bisogna dimenticare, specialmente se sono benefattori della città! Le Gallerie a destra e a sinistra del porticato d’ingresso sono l’elenco di chi ha fatto la nostra storia.

Le famiglie nobiliari, come i Perusini, gli Antonini, i Mantica, i Colloredo, i di Toppo, solo per citarne alcuni, gli esponenti della borghesia manifatturiera, come ad esempio i Volpe, i Calligaris, i Tonini, i Sello, questi ultimi con la mia tomba preferita: un tappeto di tessere musive d’oro in stile Secession per uno dei racconti più talentuosi di Arts&Crafts cittadino.