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Terremoto a Ischia, il sismologo: "In Fvg non avrebbe causato alcun danno"

L'esperto dell’Ogs: la soglia di pericolo parte dalla magnitudo 4.5: "A Ischia determinante il mix di particolarità dell’area e abusivismo"

Terremoto Ischia, la Protezione Civile fa il punto su vittime e danni

UDINE. No. In Friuli Venezia Giulia una scossa di magnitudo 4 non avrebbe causato danni di rilievo. Nessun crollo di edifici. Nessuna vittima sotto le macerie. A spiegare che, statisticamente, la soglia da considerare pericolosa è attorno alla magnitudo 4.5, è Pier Luigi Bragato, sismologo dell’Ogs – Istituto nazionale di Oceanografia ...

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Terremoto Ischia, la Protezione Civile fa il punto su vittime e danni

UDINE. No. In Friuli Venezia Giulia una scossa di magnitudo 4 non avrebbe causato danni di rilievo. Nessun crollo di edifici. Nessuna vittima sotto le macerie. A spiegare che, statisticamente, la soglia da considerare pericolosa è attorno alla magnitudo 4.5, è Pier Luigi Bragato, sismologo dell’Ogs – Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale, sede di Udine. Esiste però un caso Ischia. Un caso nel quale si mescolano prevenzione, particolarità della zona e caratteristiche della scossa che ha colpito l’isola verde. Bragato spiega, con i dati finora a disposizione, quanto accaduto. Anche la differenza tre le stime sull’intensità del terremoto, da 3.6 divenuto 4.

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«Prima di tutto va detto che Ischia è un caso un po’ particolare, perché parliamo di sismicità in luogo vulcanico. Da noi – argomenta il sismologo dell’Ogs – si possono verificare eventi sismici tettonici in territori rigidi. A Ischia, invece, possono anche essere indotti dal movimento di magma e la caratteristica principale in zone dove ci sono vulcani è che i terremoti si manifestano più vicini alla superficie. Nel paragone su quanto accadrebbe qui, dobbiamo quindi sapere che parliamo di due ambienti nei quali i processi fisici sono diversi». Una premessa che non è giustificazione all’abusivismo, messo sotto accusa nel caso Ischia. È invece la spiegazione scientifica per la riflessione che segue.

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«Una scossa di magnitudo 4 da noi non avrebbe comportato alcun danno. Statisticamente la soglia da considerare pericolosa è attorno all’intensità 4.5, livello dal quale sono possibili danni, di solito lievi». Bragato riporta esempi concreti. Ricorda la sequenza sismica che due settimane fa ha colpito la zona di Fiume, con diverse scosse tutte di magnitudo attorno al 4 e nessun danno. Poi ritorna in Friuli. Ritorna ai terremoti più forti, quelli che hanno fatto crollare le case e causato vittime (come illustrato nella tabella a destra). Il più devastante resta scolpito nella memoria dei friulani, fu quello del 1976 con intensità 6.5. Negli ultimi vent’anni il più forte è stato il sisma del 14 febbraio 2002, con epicentro sul Monte Sernio, vicino Illegio, con una magnitudo di 4.9. Non ci furono danni. In Slovenia, invece, il 12 aprile 1998 (giorno di Pasqua) un terremoto di magnitudo 5.7 scosse l’area di Bovec, fece crollare parte del campanile di Caporetto e fu avvertito anche in Friuli. Allora ci fu una vittima (per infarto) e circa mille persone rimaste senza casa.



«Quanto accaduto a Ischia – prosegue Bragato – dimostra che ci sono alcune aree dove anche i piccoli terremoti possono causare crolli e vittime. Di solito i danni vengono imputati alle caratteristiche del sito che può essere così particolare per cui le onde possono essere amplificate. Oppure a una peculiare posizione dell’area colpita rispetto alla sorgente sismica. Nel caso di Ischia non sappiamo quale delle due ipotesi sia quella predominante, ce lo diranno i dati. Posso assicurare che non conta nulla il fatto che si tratti di un’isola. Ritengo che il dramma di Ischia sia dovuto a un mix tra la particolarità della zona e l’edificazione abusiva. Ma quale delle due caratteristiche abbia pesato di più, se le specificità dell’area o l’abusivismo, lo sapremo solo dall’analisi dei dati». Bragato, infine, spazza via le polemiche sull’errore nel calcolo della magnitudo.

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«La magnitudo è un tentativo di misurare l’energia rilasciata dal terremoto e della dimensione della sorgente, stima che prevede un errore in positivo e negativo dello 0.3. Una stima sbagliata da 3.6 a 4, quindi, rientra in uno 0.4 di incertezza che non è eccezionale, anzi può succedere, perché la prima stima viene dalla stazione nazionale, che ha maglie più larghe, mentre la seconda da quelle locali», conclude il sismologo.

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