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Centinaia di persone studiano a Portis i sistemi di intervento

La presidente in visita nel luogo dell’esercitazione internazionale: «Qui si sperimenta l’integrazione operativa tra le forze in campo»

VENZONE. Domani il Friuli ricorderà il secondo terremoto che nel 1976 distrusse il Friuli. Lo farà con lo spirito di chi è pronto ad affrontare nuove emergenze con sistemi innovativi in grado di ridurre i tempi di intervento e di pianificare meglio la messa in sicurezza degli edifici. Il metodo testato, un anno fa, ad Amatrice e negli altri comuni dell’Italia centrale distrutti dal sisma, è in corso di perfezionamento a Portis, nella frazione di Venzone non più abitata dal 1976, trasformata ...

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VENZONE. Domani il Friuli ricorderà il secondo terremoto che nel 1976 distrusse il Friuli. Lo farà con lo spirito di chi è pronto ad affrontare nuove emergenze con sistemi innovativi in grado di ridurre i tempi di intervento e di pianificare meglio la messa in sicurezza degli edifici. Il metodo testato, un anno fa, ad Amatrice e negli altri comuni dell’Italia centrale distrutti dal sisma, è in corso di perfezionamento a Portis, nella frazione di Venzone non più abitata dal 1976, trasformata in un laboratorio a cielo aperto. Ricevuto dalle mani del sindaco, Fabio Di Bernardo, il sigillo in bronzo di Venzone, Serracchiani con l’assessore alla Protezione civile, Paolo Panontin, ha visitato la Sermex academy che, fino a domani, impegna oltre alla Protezione civile anche i vigili del fuoco con squadre provenienti dalla Slovenia e dalla Croazia, gli studiosi delle università di Udine e Trieste e dell’Osservatorio geofisico sempre di Trieste.



L’esercitazione segue l’accordo siglato nel maggio 2016 per l’istituzione della Serm Academy (Sismic emergency response management international training school), gestita dall’ateneo udinese e nata, come ha ricordato la presidente, «grazie ai fondi che abbiamo ottenuto dalla Presidenza del consiglio dei Ministri per l’istituzione di una scuola internazionale di formazione per l’emergenza. Una scuola che oggi sta dando i suoi primi frutti». Diversi i risultati illustrati dal professor Stefano Grimaz, docente di Geofisica applicata dell’università di Udine. Detto che l’esercitazione coinvolge 150 operatori al giorno, Grimaz ha descritto il Sistema integrato di risposta in emergenza sismica (Siner-Sis) testato simulando un sisma di magnitudo 5,4. L’obiettivo è facilitare l’attività dei sindaci nella gestione dei terremoti e supportare le persone che per prime intervengono nella zona rossa. «Un’attività molto importante – ha sottolineato Serracchiani – che vogliamo esportare a livello nazionale e internazionale anche con la realizzazione di manuali già disponibili in più lingue». Il primo a farne tesoro è stato il sindaco di Venzone, Fabio Di Bernardo, che nei giorni scorsi ha ricevuto dalla Protezione civile la documentazione di dettaglio con cui ha potuto emettere, in poche ore, l’ordinanza di chiusura dell’area di Portis comprensiva di un tratto della ciclovia Alpe Adria rimasta interdetta ai turisti nei giorni dell’esercitazione.

Tra le novità non manca il trasporto della logistica leggera a bordo di un Canadir dei Vigili del fuoco decollato da Genova con nove casse di medie dimensioni contenenti le attrezzature necessarie per l’allestimento di un campo operativo con 12 postazioni, della tenda mensa, del bagno e di un ufficio mobile dotato di connessioni internet e radiolocalizzatore, completato sul posto con l’ausilio di allacciamento idrico e 20 litri di benzina. Tutto questo mentre nella sede della Protezione civile veniva elaborata quella che Panontin ha definito «la strategia di gestione dell’emergenza».

Portis, in queste ore, sembra un luogo fin troppo reale. I vigili del fuoco stanno mettendo in sicurezza gli edifici e nelle tende, sui monitor, si seguono le linee di intervento. Sono passati 41 anni, ma quelle immagini riportano tutti a un passato troppo tragico.

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