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Segni di ripresa, Udine traina la produzione industriale e l’export regionale

Si rafforza la domanda estera, soprattutto quella di Germania, Austria e Usa

UDINE. La provincia di Udine traina la produzione industriale e l’export regionale. I numeri confermano che la risalita continua e che la strada intrapresa è quella giusta.

Il secondo trimestre di quest’anno è ancora una volta positivo per l’industria manifatturiera della Provincia di Udine.

Secondo i risultati dell’indagine trimestrale condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine, la produzione industriale – nel trimestre aprile-giugno 2017 – ha infatti fatto registrare un aumento del 2 ...

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UDINE. La provincia di Udine traina la produzione industriale e l’export regionale. I numeri confermano che la risalita continua e che la strada intrapresa è quella giusta.

Il secondo trimestre di quest’anno è ancora una volta positivo per l’industria manifatturiera della Provincia di Udine.

Secondo i risultati dell’indagine trimestrale condotta dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine, la produzione industriale – nel trimestre aprile-giugno 2017 – ha infatti fatto registrare un aumento del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e del 3,5% rispetto al primo trimestre del 2017.



Anche la bilancia commerciale della provincia di Udine segna, nel primo semestre 2017, un saldo commerciale attivo pari 1.064 milioni di euro, che deriva dalla differenza tra le esportazioni pari a 2.745 milioni di euro e le importazioni, per 1.681 milioni di euro.



Si conferma, dunque, la vocazione esportatrice dell’industria udinese, cresciuta dell’8,8% (trainata dalla siderurgia, +48,9%), mentre l’incremento delle importazioni, pari al 32, 5%, è un indicatore che segnala la ripresa delle attività in quanto le importazioni concernono beni impiegati nelle lavorazioni dall’industria friulana (metallurgia +66,5%, prodotti chimici +47,3%, smaltimento rifiuti e recupero di materiali +65,6%).

«Questi dati – commenta il presidente di Confindustria Udine, Matteo Tonon – sono positivi e fotografano un percorso di risalita che si conferma pure in una visione di prospettiva. Anche le previsioni, infatti, indicano un rafforzamento del processo di recupero.

Le dichiarazioni dei nostri operatori intervistati segnalano il permanere di un’intonazione positiva, sostenuta da un ulteriore rafforzamento della domanda estera, in particolare nei Paesi di tradizionale proiezione per le nostre imprese.

Mi riferisco a Germania e Austria, già cresciute, rispettivamente, nel primo semestre dell’anno in corso, del 25% e del 23,7%, ma anche agli Stati Uniti, che hanno fatto registrare un incremento del 41%».

Restando ai numeri, l’andamento del primo semestre 2017 è caratterizzato dal supporto dalla domanda interna (+1,9%) e appunto dal ritorno della domanda estera, mentre nel 2016 la produzione industriale è stata sostanzialmente sostenuta dalla domanda domestica, a fronte di una domanda estera stazionaria.

Nel secondo trimestre continua a crescere, rispetto alla media del 2016 (80%), il grado di utilizzo degli impianti (81,8%). Positivi anche gli ordini (+1,8% la variazione tendenziale) e l’occupazione.

Il consolidamento del processo di recupero della produzione industriale – nel secondo trimestre 2017 – è sostenuto dalla quasi totalità dei settori merceologici caratteristici che compongono la struttura industriale friulana.

Le industrie meccaniche, dopo un profilo fiacco nel 2016, proseguono la ripresa (+3,4% nel primo trimestre, +2,9% nel secondo trimestre le variazioni tendenziali) grazie anche al recupero della domanda estera.

La siderurgia si rafforza sul primo trimestre dell’anno (+3,6%) mentre risulta stabile rispetto al secondo trimestre del 2016 (+0,2%). In crescita anche i settori del legno e mobili (+2,3% la variazione tendenziale), carta (+3,8%), chimica (+6,2%), alimentare (+2,4%) e gomma e plastica (+21%).

«Un quadro incoraggiante – conclude Tonon –, che conferma le attese e genera un cauto ottimismo, legato al trend positivo dei consumi e degli investimenti, favoriti anche dagli incentivi fiscali, senza nasconderci però i potenziali rischi legati agli sviluppi della politica monetaria della Bce e ai movimenti dei tassi di cambio.

Mi riferisco in particolare alla sterlina, data la rilevanza, per il nostro territorio, delle imprese e dei settori che operano con quell’area».

Il segno “più” fotografato da quest’ultima indagine non significa, come si diceva, che siamo tornati ai livelli pre-crisi. Sono ancora molte le realtà – come riferiamo nella pagina a fianco – in forte difficoltà. Ancora molti i lavoratori a casa e quelli senza lavoro e ormai senza cassa integrazione.

«I segni positivi confermati in molti indicatori – conclude il presidente di Confidustria Udine, Matteo Tonon, indicano un trend. Stiamo parlando di risalita e non di ripresa. Una scalata, mi si passi il termine, verso livelli che non sono stati ancora recuperati e che non sarà facile raggiungere.

Un chiarimento che tengo a fare perchè non vorrei si facesse confusione tra dati congiunturali e l’impatto che ha avuto la crisi sul sistema in questi anni».

«Le problematiche, come dicevo, non sono tutte risolte: ci sono ancora gruppi di aziende o aziende che presentano ancora difficoltà. La forza lavoro non è stata completamente riassorbita e c’è ancora qualche realtà che non riesce ad esprimere completamente le proprie capacità.

Per cui il percorso è positivo ma è anche importante che si consolidi questo trend semestre dopo semestre. Non è facile: siamo tra l’altro in balia di tensioni internazionali che inevitabilmente finiscono per riflettersi sul nostro impegno.

Il cambio euro-dollaro, ma non solo. Quello con la sterlina e poi le incognite non prevedibili a tavolino. Insomma, un passo alla volta verso la vetta».

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