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La fibra ottica c’è ma l’allacciamento diventa impossibile

La storia di un’azienda senza una rete efficiente. L’imprenditore: 10 mesi di richieste e sopralluoghi

UDINE. Arrabbiato, sfiduciato e pure preoccupato. Così si sente il titolare della Facau, Giancarlo Cappellari, dopo aver chiesto inutilmente, più e più volte, l’allacciamento della fibra ottica. La sua è una storia di ordinaria burocrazia iniziata 10 mesi fa quando, ha effettuato il primo tentativo per ottenere la connessione veloce negli uffici di piazzale XXVI Luglio, all’interno di palazzo Moretti. «Faccio prima a trasferirmi di sede che aspettare la fibra ottica», commenta quasi rassegna ...

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UDINE. Arrabbiato, sfiduciato e pure preoccupato. Così si sente il titolare della Facau, Giancarlo Cappellari, dopo aver chiesto inutilmente, più e più volte, l’allacciamento della fibra ottica. La sua è una storia di ordinaria burocrazia iniziata 10 mesi fa quando, ha effettuato il primo tentativo per ottenere la connessione veloce negli uffici di piazzale XXVI Luglio, all’interno di palazzo Moretti. «Faccio prima a trasferirmi di sede che aspettare la fibra ottica», commenta quasi rassegnato l’imprenditore ricordando che, per la sua azienda, la connessione veloce è come il pane. Il mancato collegamento provoca una perdita secca.



«Da ottobre dello scorso anno diversi tecnici sono venuti a fare altrettanti sopralluoghi senza risolvere nulla. Prima dovevano vedere dove arrivare, poi hanno iniziato a dire “noi arriviamo fin qui” ma da quel punto non c’è nessuno che garantisca il collegamento», spiega Cappellari lasciando intendere che non si tratta tanto di un problema dovuto all’assenza della fibra, anche perché a Udine la copertura non è inconsistente, quanto di collegamento dal cabinet all’edificio. «È un dramma, tutti continuano a delegare ad altri e noi siamo sempre senza internet veloce», ripete l’imprenditore soffermandosi sulle «notevoli perdite di tempo con relativi costi dovuti alla rete che non lavora celermente o, addirittura, non lavora proprio». E ancora: «Non possiamo bloccare i pagamenti perché ci scollegano anche i telefoni, vogliamo recedere dai contratti ma prima dobbiamo attivarne altri per non rimanere disconnessi». Ancora una storia complessa. «L’operatore di turno – continua Cappellari – guarda, controlla, cerca e pensa di capire, ma non riesce a venirne fuori. Noi vogliamo solo essere competitivi nel mondo e senza la connessione veloce non possiamo pensare di raggiungere questo obiettivo». E ancora: «Non dare la banda larga alle imprese è come non dar da bere agli assetati». Questo succede a Udine, in una delle città più digitalizzate del Friuli.



Diversa la situazione ad Andreis, nel pordenonese. Rinaldo Melchiorre non usa mezzi termini per descrivere una realtà inaccettabile in una zona montana che avrebbe bisogno più di altre della connessione veloce. «Ad Andreis – scrive – siamo arrabbiatissimi, quando piove non va quel poco di internet e come se non bastasse, per giorni non va neanche il telefono. Una volta mancavano le strade oggi mancano le reti. Per la montagna il Medioevo è stato il momento migliore in termini di investimento». Anche in questa zona la banda larga è stata annunciata più volte ma sui computer della gente le pagine internet, quando va bene, si aprono a stento.

E se «a Fusine Valromana non si può parlare di banda larga, ma solo di disservizio» così scrive uno dei tanti lettori che ci stanno segnalando la lentezza della rete in buona parte della regione, a Raveo non va di certo meglio. Anche in Carnia i residenti litigano ogni giorno con le chiavette e i modem. Da queste parti è impensabile immaginare di scaricare film e vedere video, qui alle volte non si aprono neppure i social.

Con questi disservizi o lentezze i cittadini non riescono proprio a convivere, non a caso continuano a sollecitare collegamenti rapidi. Da alcuni comuni, come sottolineano i nostri lettori, non parte neppure la schermata con i risultati dei test. La conseguenze è che in montagna, dove il telelavoro potrebbe interrompere lo spopolamento, resta negato ai più.

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