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Contraccezione, in Friuli calano gli aborti ma si ricorre sempre più spesso alla pillola dei cinque giorni

Il maggior numero di interruzioni di gravidanza è a Pordenone mentre un medico su due è obiettore di coscienza. La Cgil chiede un tavolo alla Regione per favorire la prevenzione mentre il Fvg è ai vertici nazionali per vendita della pillola dei cinque giorni dopo. Tra mancanza di educazione sul tema a scuola e uso scorretto dei medicinali, ecco la fotografia della situazione in Friuli

UDINE. “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio ...

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UDINE. “Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia”.
 

Così si legge nell'articolo 4 della legge del 22 maggio del 1978, la famosa 194. Una legge approvata dal parlamento italiano 39 anni fa e che crea ancora dibattito tra i movimenti "pro-life" (per la vita) e quelli pro-choice (per la libera scelta).
 

Ogni stato ha la sua legislazione per l'interruzione volontaria di gravidanza. L'Unione europea se ne è accupata diverse volte, soprattutto per regolamentare la vendita delle pillole anticoncezionali e rispondere ai singoli casi di cronaca di medici obiettori negli ospedali.
 

Gli aborti in Fvg

Calano gli aborti in Friuli Venezia Giulia. Dai 1.608 del 2014 i casi sono scesi a 1.488 nel 2015 e a 1.436 nel 2016. Il maggior numero, 366, sono stati effettuati l’anno passato all’interno dell’Azienda per l’assistenza sanitaria numero 5. Il minore, solo uno, all’Azienda sanitaria universitaria di Trieste. A render noti i dati è stata la Cgil Fvg che ha scelto la giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro per incalzare l’amministrazione regionale sul tema. «Non siamo qui a celebrare l’aborto – ha precisato Orietta Olivo, responsabile pari opportunità della segreteria regionale -, ma a rivendicare un diritto che in Italia è sancito dalla legge 194».
 


Ma non sempre è pienamente rispettato. Non ultimo per la difficile coesistenza con un altro diritto, quello dei medici all’obiezione di coscienza. Stando ai dati presentati dal sindacato, in regione, un medico ogni due è obiettore. Si rifiuta cioè di interrompere una gestazione per motivi etici o di credo religioso. Fra i medici siamo a una media del 50%, con punte del 67% nell’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine; fra gli anestesisti la media scende al 23%, con punte del 38% nell’Aas3 (Alto Friuli); fra le professioni sanitarie la media è del 28%, con punte del 43% nell’Aas5 (Basso Friuli e Isontino).
 



«Numeri piuttosto alti che tuttavia non compromettono la gestione generale dell’interruzione volontaria di gravidanza in regione» precisa la sindacalista appena prima di entrare nel merito di come le gestazioni vengono interrotte. Altro punto dolente. La maggior parte degli aborti è ancora di tipo chirurgico, preferito all’uso della pillola abortiva, la Ru486.
 

Numeri alla mano, Olivo ha deciso di rompere gli indugi ed ha inviato tre richieste all’amministrazione regionale affinché sia riaperto un tavolo per discutere di interruzione volontaria di gravidanza e prevenzione, potenziato il personale in forze ai consultori per assicurare la loro piena funzionalità e infine garantita la possibilità di utilizzo della Ru486 in regime di ambulatorio o day hospital. Cgil chiede che il Fvg faccia lo stesso. «In applicazione della legge 194 – conclude Olivo - che all’articolo 15 raccomanda la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza».




 

Vuole abortire ma viene respinta da 22 ospedali del Nordest

 

Emblematico la storia di una donna padovana di 41 anni che per abortire ha dovuto rivolgersi a 23 ospedali del Nordest, ricevendo sempre la stessa risposta: no. Un girone infernale iniziato dall'ospedale di Padova e conclusosi, dopo 23 dinieghi, nello stesso nosocomio della città euganea, grazie all'interessamento della Cgil, a cui la donna si era rivolta.

 

Come ha scritto il Mattino di Padova, già madre di due figli, la 41enne, nonostante tutte le precauzioni per non rimanere incinta, si è accorta di aspettarne un terzo, non atteso. Con una decisione sofferta, ha deciso di procedere all'interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni, come prevede la legge 194, non prima di essersi consultata con uno psicologo.

 

L'ospedale di Padova, la sua città, è stato il primo ad essere interpellato. Ma qui, come poi in altri 22 nosocomi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige, la donna si è sentita respingere la richiesta di abortire fino a quando non si è rivolta alla Cgil
 

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Primi per vendita della pillola del quinto giorno


Ai vertici in Italia per vendita della “pillola dei cinque giorni dopo” che rappresenta, secondo il rapporto di Federfarma, il 77% del totale della contraccezione acquistata in Friuli Venezia Giulia.


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La richiesta arriva soprattutto da giovani donne, tra i 20 e i 25 anni, che entrano in farmacia per ottenere la famosa “pillola” in grado di impedire una gravidanza non desiderata. Difficile capire “perchè” si ricorra a questo farmaco, privilegiandolo - o almeno così sembra - ad altre formulazioni che hanno lo stesso scopo ma che evitano la “bomba” ormonale. L’impressione - a detta degli esperti - è che sul fronte della conoscenza, dell’informazione e della consapevolezza sul come si possa pianificare una gravidanza, ci sia ancora molto da fare.

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Forse vale la pena ricordare che i metodi contraccettivi a disposizione delle donne oggi sono molti, dalla pillola tradizionale, che si assume per 24 o 28 giorni, al cerotto transdermico che si sostituisce ogni mese, all’anello vaginale, anche questo si sostituisce ogni 30 giorni, all’“impianto”, dispositivo sottocutaneo che garantisce una copertura da gravidanze indesiderate per 3/5 anni, alla classica spirale con il rame a quelle a rilascio ormonale. Non dimenticando nemmeno il classico profilattico da abbinare con sostanze spermicide.

 

Il trend evidenziato dal rapporto di Federfarma, e commissionato dal Pd della Lombardia, in tutti i casi conferma un successo. Dalla “pillola del giorno dopo” a quella della “pillola dei 5 giorni dopo”, la storia è travagliata «Quindici anni fa in Francia - ricorda Mario Puiatti, presidente dell’Aied - veniva distribuita gratuitamente nelle scuole superiori in Francia». In Europa è stata destinata alla libera vendita nel 2009. In Italia, sui banchi delle farmacie e richiedibile senza ricetta, è arrivata solo nel 2015.

 

Da allora il “boom”, con poco oltre 16 mila pastiglie vendute nel 2014, ma dietro presentazione di ricetta e con allegato un test di gravidanza negativo, alle 145 mila 574 nel 2015, ricordando che la libera vendita è decollata dopo il 15 maggio di quell’anno.
 

Nel 2016 il trend è aumentato ancora a 200 mila 507. Per quanto i numeri siano importanti, se solo si considera che in Italia ci sono 13 milioni di donne in età fertile, il rapporto con e confezioni di ellaOne vendute dice che viene utilizzata solo dall’1,5% delle donne.

 


Tra le regioni, come detto, spicca il Friuli Venezia Giulia, al primo posto, davanti a Lombardia, 73%, Trentino Alto Adige e Veneto al 70%.

 

Peraltro non essendo nè ellaOne nè Norlevo (la cosiddetta pillola del giorno dopo) farmaci abortivi (in caso di gravidanza sono inefficaci), non si presterebbero nemmeno all’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti.

 

L'educazione sessuale dei giovani


I cittadini del futuro sono i ragazzi di oggi. Ed è importante che in famiglia soprattutto ma anche a scuola si parli di educazione sessuale. In Europa, come riporta un approfondimento a cura di Valigia Blu, l'insegnamento della materia varia da paese a paese. Nella maggior parte degli Stati l'educazione sessuale è obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Austria e Finlandia dal 1970 e nella vicina Francia dal 1998). Fa eccezione l'Italia, insieme ad altri paesi come Bulgaria, Cipro, Polonia, Romania e Regno Unito.
 

(in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it
(in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998

Ricorda di citare la fonte: http://www.valigiablu.it/educazione-sessuale-scuole/
Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it


Una resistenza alla questione che non viene mai dai ragazzi, come si legge in un articolo di Vice. A fare muro sono le istituzioni, soprattutto i genitori che si preoccupano eccessivamente degli studenti più piccoli.
 


Una situazione che fa riflettere e che lascia intravedere la parziale (e soprattutto scorretta) conoscenza dei ragazzi del mondo sessuale e soprattutto dei sistemi contraccettivi e di prevenzione.