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Finta vaccinazione, la varicella colpisce mamma e due neonate

A somministrare la dose, prima che la donna friulana rimanesse incinta, era stata Emanuela Petrillo. Dopo il parto ha trasmesso il virus alle gemelle. Segnalazione al tribunale per il diritto del malato di Udine

Scandalo vaccini, Bertollo: "Un terzo dei bambini senza protezione"

UDINE. Quando rimase incinta, all’età di 37 anni, non fu minimamente sfiorata dall’idea di potersi ammalare di varicella. Un paio d’anni prima aveva deciso di sottoporsi a un ciclo di profilassi che avrebbe dovuto metterla al riparo anche da quella malattia.

E invece, a un mese dal parto, avvenne quel che non avrebbe dovuto accadere: la v ...

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Scandalo vaccini, Bertollo: "Un terzo dei bambini senza protezione"

UDINE. Quando rimase incinta, all’età di 37 anni, non fu minimamente sfiorata dall’idea di potersi ammalare di varicella. Un paio d’anni prima aveva deciso di sottoporsi a un ciclo di profilassi che avrebbe dovuto metterla al riparo anche da quella malattia.

E invece, a un mese dal parto, avvenne quel che non avrebbe dovuto accadere: la varicella si manifestò prima nella neo mamma e, una quindicina di giorni dopo, anche nelle sue due gemelline. Non un caso sfortunato, il loro, ma l’ennesimo episodio riconducibile a Emanuela Petrillo, la 31enne assistente sanitaria di Spresiano (Treviso) accusata di peculato, omissione di atti d’ufficio e falsità in certificazioni, in relazione allo scandalo friul-veneto dei finti vaccini.

Era stata la stessa Aas n.4 “Friuli centrale”, all’indomani delle denunce che, l’estate scorsa, avevano messo in moto la macchina giudiziaria a Udine - dove in luglio sono confluiti anche gli atti di Treviso -, a individuare nella Petrillo l’autrice della presunta mancata vaccinazione.

Francesca B., questo il nome della mamma friulana, però, lo aveva scoperto per caso, il 17 agosto, accompagnando le figlie al distretto di Tarcento.

Aveva chiesto copia delle proprie vaccinazioni, avendo smarrito il libretto, e le era stato comunicato di essere finita negli elenchi degli utenti segnalati il 6 luglio per avere avuto in sorte un appuntamento con l’allora insospettabile operatrice. Il 16 novembre 2013, in occasione della somministrazione della prima delle due dosi, l’odierna indagata non le avrebbe somministrato alcunchè.

Di quella circostanza, tuttavia, Francesca B. non era stata informata: avendo dichiarato in parile (e, quindi, qualche mese prima dello scandalo) di avere avuto la varicella, la lettera non le era stata più inviata.

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Da qui, la decisione di rivolgersi all’Associazione di tutela dei diritti del malato di Udine, per raccontare il proprio caso, rilevare «la mancata comunicazione di un fatto tanto grave, da mettere a rischio la vita delle mie figlie e mia», e «invitare le autorità competenti a effettuare i controlli anche sulle persone adulte vaccinate quando la Petrillo era in servizio».

Segnalazione che il tribunale del malato ha preso in seria considerazione, anche alla luce delle cicatrici rimaste sul volto e sul corpo delle bambine. «Stiamo conducendo una valutazione medico-legale – ha affermato l’avvocato Anna Agrizzi –, per capire se possa esservi un nesso di causa tra l’ipotizzata mancata iniezione del vaccino e l’episodio che ha contagiato anche le due neonate».

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Il caso è all’attenzione dello stesso Dipartimento di prevenzione di Udine. «Non appena partita l’inchiesta, ci siamo mobilitati per richiamare tutte le persone che dal 2009 al 2015 erano state vaccinate dalla Petrillo, adulti compresi, ma con priorità per i bambini completamente scoperti – spiega il responsabile, Giorgio Brianti –. Dei circa 7 mila utenti individuati, qualcuno nel frattempo aveva contratto la malattia, immunizzandosi in tal modo in maniera autonoma.

È il caso della signora Francesca, cui in effetti non abbiamo poi inviato alcuna comunicazione, probabilmente perchè sommersi da quell’improvvisa mole di lavoro».