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Caporetto cento anni dopo, viaggio nelle terre della battaglia

Viaggio nei luoghi di una delle battaglie più violente della storia, a due passi dal confine. Il 24 ottobre 1917 queste terre facevano parte del Regno d'Italia. Il tempo ha cambiato le persone, meno i luoghi. E i percorsi dei soldati sono diventati il sentiero della pace. Dalle Alpi all'Adriatico. Scopriamo insieme i posti della memoria

Il racconto su Caporetto a cento anni esatti dalla Dodicesima battaglia dell’Isonzo (24 ottobre 1917) è il racconto di un paese di circa 4.200 abitanti, immerso nella sua storia. Qui tutto parla di quella battaglia: i boschi, le pietre, il fiume Isonzo che nasce qualche chilometro più in là, in Val Trenta. E le immagini storiche che per il centenario hanno affisso in formato gigante lungo tutta la via che dalla piazza porta al museo storico.  

E proprio nella piazza principale del paese, in u ...

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Il racconto su Caporetto a cento anni esatti dalla Dodicesima battaglia dell’Isonzo (24 ottobre 1917) è il racconto di un paese di circa 4.200 abitanti, immerso nella sua storia. Qui tutto parla di quella battaglia: i boschi, le pietre, il fiume Isonzo che nasce qualche chilometro più in là, in Val Trenta. E le immagini storiche che per il centenario hanno affisso in formato gigante lungo tutta la via che dalla piazza porta al museo storico.  

E proprio nella piazza principale del paese, in un incrocio di quattro vie, tra la chiesa, la via che porta al museo, quella per Tolmino e quella del Sacrario Italiano, la gostilna Koltar ha realizzato sul marciapiede una trincea: tra i sacchi di sabbia vasi dei fiori: una sorta di porta ideale per quel sentiero della pace che dalle Alpi arriva fino all’Adriatico. Negli angoli della piazza due cannoni originali.

Di quel grande frammento di storia oggi rimangono la memoria e i luoghi, tenuti benissimo. Un percorso storico che fa rivivere i giorni più duri, la battaglia, i morti, la ritirata.
 



 

Caporetto dal 1920 al 1947 fece parte del Regno d'Italia, inquadrato nella provincia del Friuli dal 1923 al 1927 e nella Provincia di Gorizia. L'attuale territorio comunale era allora articolato nei comuni di Bergogna, Caporetto, Creda (aggregato nel 1928), Dresenza (aggregato nel 1928), Idresca d'Isonzo (aggregato nel 1928), Libussina (aggregato nel 1928), Luico (aggregato nel 1928), Sedula (aggregato nel 1928), Ternova d'Isonzo (aggregato nel 1928).

Passò poi alla Jugoslavia e quindi alla Slovenia. Nel 1976 fu colpito dal terremoto del Friuli senza particolari danni, data la distanza dall'epicentro.

Per ricordare gli eventi del primo conflitto mondiale, negli anni novanta è stato realizzato un museo, oggi meta di numerosi visitatori. Il sacrario di Sant'Antonio, costruito su un colle, custodisce le salme di 7014 soldati italiani.

Il nostro viaggio nella Caporetto di oggi comincia proprio dal suo “scrigno”.
 



 

Il museo storico di Caporetto

 

Il museo di Caporetto (Kobarid in sloveno) è stato fondato nel 1990 allo scopo di presentare la ricca storia di Kobarid, prestando particolare attenzione ai fatti accaduti sul fronte tra il maggio del 1915 e il novembre del 1917.

Come ricorda il sito dedicato alla Grande Guerra appartiene alla schiera dei musei con la tematica della guerra e trasmette un chiaro messaggio contro le guerre. I “piccoli uomini” sono al centro del racconto, essi sono spinti nelle atrocità della guerra. I colori delle loro uniformi non li separano in buoni o cattivi ragazzi. La maggior parte dell’allestimento stabile è dedicata ai fatti avvenuti fra le montagne durante le cruente battaglie della prima guerra mondiale.

La dodicesima battaglia, che ha portato alla ritirata italiana verso il Piave in seguito all’offensiva delle truppe tedesche e austroungariche è trattata con meticolosità. Questi fatti hanno scritto per sempre sulle mappe i nomi "Kobarid, Caporetto, Karfreit".
 



 

Di straordinario interesse la sala del plastico, dove si può studiare nei dettagli ogni fase dello sfondamento del fronte e della successiva avanzata austro-ungarica dell'ottobre-novembre del 1917. Ricchissima anche la collezione di reperti, armi, divise ed equipaggiamenti. Molti i filmati originali che vengono proiettati.

Singolare l’omaggio a Ernest Hemingway che della battaglia di Caporetto scrisse in “Addio alle Armi” e che la leggenda vuole che abbia trovato alloggio in quello che è oggi uno dei ristoranti più prestigiosi della Slovenia, “Hisa Franko”, che si trova a metà strada tra Caporetto e il valico italiano di Stupizza in comune di Pulfero.

Per la sua istituzione e per la forza narrativa delle sue collezioni il Museo ha ricevuto nel 1992 il più alto riconoscimento sloveno per i musei, il Premio Valvasor, e nell'anno successivo anche il premio del Consiglio d'Europa, riservato al migliore museo europeo nel 1993.

Contattando il muse è anche possibile prender parte ad una speciale escursione che si snoda su un itinerario storico che collega i luoghi situati nei dintorni di Caporetto che presentano importanti attrattive di carattere storico, culturale e ambientale.
 



 

Il museo all'aperto di Caporetto

 

Il Kolovrat – Quota 1114. Sulla sponda destra dell’Isonzo nel tratto Tolmino - Caporetto si trova la cresta del Kolovrat dove l’esercito italiano ha disposto durante la prima guerra mondiale il sistema della terza linea di difesa. Oggi vi si trova un museo all’aperto che si estende alla quota 1114.

Sono stati ristrutturati i posti di comando e di osservazione, le postazioni di mitragliatrice e di mortaio, le caverne e le trincee. Durante la visita di questo museo possiamo osservare i panorami della valle isontina, del monte Nero con il monte Rosso ed il Mrzli vrh, della Slavia Veneta e del Friuli.


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Il castello. Porta questo nome una scoscesa altura rocciosa che si trova nei dintorni di Caporetto. Grazie alla sua posizione naturalmente difesa accolse attraverso i secoli vari insediamenti risalenti ad epoche diverse comprese tra l'età del rame ed il Medioevo.

La massima prosperità fu raggiunta in età tardo romana e tardo antica, nel periodo fra il IV ed il VI secolo dopo Cristo. Alla fine del V secolo fu costruito sull'altura un centro abitato con più di venti edifici abitativi ed alcune chiese. I ruderi degli edifici in ottimo stato di conservazione ed i ricchi reperti collocano il castello tra i più importanti insediamenti elevati tardo antichi delle Alpi orientali.
 

La linea difensiva italiana. Percorrendo un sentiero già in uso presso gli antichi abitanti e poi ristrutturato dai soldati italiani durante la Prima guerra mondiale, possiamo scendere dal Tonocov grad sulla riva dell'Isonzo.
Durante la I guerra mondiale l'esercito italiano costruì nell'Isontino tre linee di difesa. Un tratto della terza linea di difesa correva lungo le sponda destra e sinistra dell'Isonzo. Un sentiero storico ci porta attraverso trincee, fortini ed altre opere costruite a difesa del passaggio dell'Isonzo e delle strade che scorrevano sulla sua riva destra.

Sulla via del ritorno dalle cascate del Kozjak troviamo a sinistra una deviazione verso l'alto che ci porta alle opere di fortificazione della I guerra mondiale. Un nido di mitragliatrici ed un posto di osservazione si trovano in posizione dominante ed a breve distanza si scorge pure una caverna in buono stato di manutenzione addossata al versante montuoso e facente parte della serie di rifugi disposti lungo il sistema difensivo circolare.

La gran parte di questi è ormai ricoperta di terra, solo tre sono stati riportati alla luce. Dall'alto del posto di osservazione si può godere di un bellissimo panorama che spazia su gran parte del sentiero storico e sui verdi tonfani dell'Isonzo.

Da qui parte il sentiero che, lungo strade militari indicate e curate, porta sui versanti dell'Ozben verso Drežnica e Ladra.
 

 

Il sacrario militare di Caporetto

 

Il sacrario militare di Caporetto (conosciuto anche come “di Sant'Antonio”, dal nome della chiesa che sorge in cima) custodisce le spoglie di 7014 italiani caduti durante la Prima guerra mondiale.

Costruito ad opera dello Stato italiano, a cui allora apparteneva questa area, il sacrario è stato terminato nel settembre 1938 e inaugurato dal capo di Governo dell'epoca, Benito Mussolini. È stato costruito sul colle Gradič su progetto dello scultore Giannino Castiglioni e dell'architetto Giovanni Greppi a nord dell'abitato di Caporetto, prelevando le spoglie dei soldati italiani dai cimiteri militari della zona, tra cui quello di Plezzo.

Tra le 7.014 salme ve ne sono 1.748 ignote che sono raccolte in sei tombe poste ai lati delle scalinate centrali. Dalla piazza principale del paese una strada asfaltata conduce al piazzale sovrastante; lungo la stessa si incontrano le quattordici stazioni della via Crucis: anche quest’area è in gestione allo Stato italiano.

L'ossario è di forma piramidale a base ottagonale, ed in cima alla costruzione si trova la chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova, consacrata nel 1696.

Il sacrario militare di Caporetto, la cui gestione è affidata allo Stato italiano, è l’unico che non si trova sul suolo italiano poiché tutti gli altri resti dei soldati italiani caduti in terra slovena furono traslatati agli ossari di Redipuglia e Oslavia.

 

La casa di Rommel a Caporetto

 

C’è un libro (Rommel a Caporetto. Le gesta degli italiani e dei tedeschi fra il Kolovrat e il Matajur (160 pagine, 20 euro) edito da Gaspari di Udine che racconta le gesta dell’allora tenente Erwin Rommel, all’epoca in servizio nel battaglione da montagna del Wurrttemberg.

Fu proprio qui, tra questi monti, che nacque il mito di Rommel: a inizio carriera non aveva un ruolo di grande rilievo, ma lo sviluppo della guerra e le molte battaglie che imponevano una tattica sempre più raffinata misero in luce le sue capacità, unite a un coraggio unico.

In particolare quando sul Matajur, a soli 25 anni, gestendo un'autonomia decisionale sconosciuta agli ufficiali italiani, riuscì in sole 52 ore di azione a travolgere cinque reggimenti, conquistare una decina di posizioni, catturare novemila uomini di truppa e centocinquanta ufficiali.

Qui è ancora viva la memoria della presenza di Rommel: a Jevsek c’è ancora la casa dove il giovane tenente dormì: Il proprietario, Stanko Šekli, che abita lì accanto, l’ha restaurata per farne un piccolo luogo della memoria. Contiene elementi originali, si può visitare chiedendo informazioni al museo di Caporetto.
 

Cosa sanno i ragazzi di Caporetto
 

Abbiamo chiesto ai ragazzi di oggi cosa sanno della battaglia di Caporetto che, nel 1917, causò la disfatta dell'esercito italiano. Ebbene, molti confessano di conoscere poco di quello che accadde, pochi di aver cercato notizie e informazioni sul web.


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