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Buon compleanno MvScuola, da 18 anni una redazione fatta dai giovani 

Dai primi incontri per la carta nel 1999 all'attività multimediale dei giorni nostri. L'inserto creato dei giovani aspiranti reporter si è trasfomato seguendo l'evoluzione del mondo, tecnologico e non. Da due anni la sfida di un nuovo progetto di alternanza scuola lavoro per formare prima di tutto i cittadini di domani. Ed ecco il perché il Messaggero Veneto ha voluto organizzare #Connessi, l'evento al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, per parlare dei rischi e delle possibilità che Internet offre ai ragazzi e agli adulti



Poche regole, ma ben chiare. Fin dall’inizio, nel 1999, quando con Gianpaolo Carbonetto pensammo di creare nelle pagine del Messaggero Veneto uno spazio dedicato ai giovani. Doveva essere una “redazione nella redazione”, uno spazio aperto soltanto ai ragazzi che potevano partecipare alle riunioni e decidere di scrivere su qualsiasi argomento. I giovani cronisti dovevano soltanto rispettare le regole come i giornalisti “professionisti”. Banditi genitori e soprattutto i prof («Guai se gli fate ...

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Poche regole, ma ben chiare. Fin dall’inizio, nel 1999, quando con Gianpaolo Carbonetto pensammo di creare nelle pagine del Messaggero Veneto uno spazio dedicato ai giovani. Doveva essere una “redazione nella redazione”, uno spazio aperto soltanto ai ragazzi che potevano partecipare alle riunioni e decidere di scrivere su qualsiasi argomento. I giovani cronisti dovevano soltanto rispettare le regole come i giornalisti “professionisti”. Banditi genitori e soprattutto i prof («Guai se gli fate leggere i vostri articoli», raccomandavamo...). E poi una riunione settimanale, nella quale discutere gli argomenti e correggere, tutti assieme, le pagine pronte per la stampa.


Buon compleanno MvScuola, ecco i ragazzi della redazione di Udine e Pordenone



Diciotto anni dopo non è cambiato molto. Sono ancora loro, gli studenti, a essere i veri protagonisti dell’inserto. Anche se con modalità diverse, perché due anni fa il Messaggero Veneto ha avviato il progetto Alternanza Scuola-Lavoro, portando in redazione una rappresentanza di alunni di scuole udinesi e pordenonesi. Le riunioni coordinate da Gabriella Scrufari sono diventate due, il lunedì alla Casa dello studente a Pordenone, il martedì in viale Palmanova a Udine.

Buon compleanno MvScuola, dal 1999 a oggi: 18 anni raccontati in 5 minuti



E l’impegno è cambiato, perchè nel frattempo il mondo dell’informazione si è trasformato, evolvendosi: non più solo le pagine cartacee pubblicate all’interno del giornale e distribuite nelle scuole friulane (grazie al fondamentale apporto della Fondazione Friuli) ma un’attività multimediale per il sito (dove è presente una sezione dedicata all’inserto Scuola) e sui Social, da Facebook a Twitter, da Snapchat a Instagram. Ed è questa l’ultima frontiera della redazione, che ogni lunedì e martedì – utilizzando il social network più diffuso tra i giovani – racconta in diretta le riunioni al giornale, ma che nel cors della settimana segue anche altri eventi.

Il nostro inserto diventa maggiorenne e per un compleanno così importante abbiamo deciso di fare una grande festa per i nostri ragazzi e per gli studenti degli istituti superiori del Friuli: far salire sul palco youtuber, giornalisti, attori ed esperti per parlare dei rischi ma soprattutto delle opportunità che la rete ci offre. 
 

Quando Internet diventa una trappola

Ascoltare l’ultimo successo di J-Ax e Fedez: click. Consultare gli orari della corriera: tap tap. Sbirciare il profilo Instagram del compagno di scuola: un click e poi un altro ancora. È internet, bellezza: un autentico mondo parallelo, che è fonte di informazioni, relazioni sociali, di crescita culturale e - ci mancherebbe - anche di svago. Internet è ovunque: è sul cellulare che sbirciamo cento volte al giorno, è sul computer di casa; oggi è persino “intrappolato” nelle televisioni e negli orologi, che proprio per quella loro capacità di connettersi diventano smart. 

Divertirsi, studiare, leggere, spedire posta (elettronica, ovviamente), fare shopping, organizzare viaggi, ottenere o trasmettere documenti: è facile così paragonare il web a una città virtuale, dove i nostri alterego (il profilo di un social network, ma anche lo username scelto per accedere a un sito) agiscono riproducendo attività che fino a qualche anno fa era possibile svolgere soltanto fisicamente. 
 
Ma è davvero tutto oro quel che luccica? Non proprio. Come nella vita di tutti i giorni, c’è chi prova ad approfittare della tecnologia per insultare (è il fenomeno degli haters, utenti dei social che si sfogano insultando personaggi pubblici e non), per bullizzare il compagno di classe o il conoscente più giovane, per ingannare e trarre vantaggi economici a danno di utenti poco avveduti. Insomma: proprio come nella vita reale, anche nel mondo virtuale non mancano furbi, malviventi e criminali. 
 
Addirittura - secondo una statistica riportata da una recente libretto pubblicato grazie alla collaborazione tra Provincia di Udine, Procura, Polizia postale e Ordine degli avvocati - un crimine su cinque viene ormai commesso in Rete.
 
I motivi? Sono tanti: il web permette di entrare in contatto in poco tempo con migliaia di persone, consente di farlo comodamente seduti davanti allo schermo di un computer o di uno smartphone. Ma c’è un altro aspetto del quale è erroneamente convinto chi tenta di raggirare il prossimo con trucchetti o vere e proprie frodi on line: resiste infatti la convinzione che agire nell’anonimato di un nickname metta al riparo dall’individuazione e quindi dalle conseguenti punizioni, amministrative o penali.
 
Ovviamente non è così. Anzi: è più facile lasciare tracce della propria attività criminale telematica di quanto non avvenga nei casi di criminalità comune. Nell’immaginario collettivo, la figura degli hacker è accompagnata da una sorta di aura di eroismo, legata - per rimanere alla cronaca degli ultimi anni - a figure come Julian Assange ed Edward Snowden, rispettivamente fondatore di WikiLeaks (contenitore on line che in via anonima riceve e pubblica documenti secretati) e componente del team di hacker che ha rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, poi pubblicati da un quotidiano inglese. A tutti gli effetti i due, come migliaia di altri hacker che ogni giorno si muovono nei meandri del deep web, sono venuti in possesso di informazioni e documenti in maniera illecita, penetrando sistemi informatici. I due, pur con i dovuti distinguo, sono ora costretti a vivere dai rispettivi Paesi d’origine, dopo aver chiesto asilo a Ecuador e Russia. 


 
La Rete memorizza, mastica e ingoia tutto. «Se è gratis, il prodotto sei tu», ripetono gli esperti di social media, mettendo in guardia dai rischi della condivisione indiscriminata dei dati. Oggi Facebook e WhatsApp, ma anche i sistemi operativi degli smartphone permettono la geolocalizzazione istantanea dei dispositivi. Per questo è necessario fare attenzione alle informazioni che si condividono e i soggetti ai quali i dati sensibili vengono comunicati: sono all’ordine del giorno casi di furti d’identità, anche sui social network. Oppure, il phishing: capita che i malintenzionati riescano a entrare in possesso dei dati di conti correnti postali o carte di credito e che con quelle chiavi d’accesso riescano a fare in maniera fraudolenta acquisti on line, quando non addirittura a svuotare interi conti.

C’è poi un altro reato odioso contro il quale le forze dell’ordine lottano senza tregua: è quello della pedopornografia, della condivisione cioè di immagini e video di minori rappresentati nudi o intenti a compiere atti sessuali. Atteggiamenti duramente perseguiti, ma che spesso - anche per vergogna delle “vittime” di tali comportamenti - non vengono neppure denunciati.


Fake news parola dell'anno: ecco come riconoscerle 


“Fake news” è la parola dell’anno. A decretarlo gli autori del dizionario inglese “Collins Dictionary”, che hanno registrato un aumento del 365% in un solo anno nell’uso della locuzione.

Fake news, un decalogo per riconoscerle

Dall’elezione di Trump alla Brexit, per arrivare ai vaccini, non c’è più conversazione politica o sui social network che non riguardi la “post verità”. Ma cosa si intende per Fake News? Il dizionario inglese recita: “Informazioni false, spesso dal tono sensazionale, diffuse con la veste di notizie”. In realtà il fenomeno è più complesso e comprende tre diversi concetti: la “dis-informazione” (notizie false deliberatamente create per danneggiare qualcuno), la “mis-informazione” (notizie false non create con l’intenzione di procurare un danno) e “mal-informazione” (notizie basate sulla realtà ma utilizzate per screditare). Le finalità di una notizia falsa sono varie e vanno dal profitto (il cd clickbait) alla propaganda politica.


 

Giovani in rete: intervista doppia alla Youtuber Luvisoni e alla "Iena" Andretta

 

Alice Luvisoni ha 19 anni e di professione fa la youtuber. Una passione nata tra i banchi del Liceo Percoto e che continua adesso tra una lezione e l’altra all’università Cattolica di Milano, al primo anno di Linguaggi dei Media. Ora la giovanissima udinese è seguita da 90 mila persone sul suo canale “AliLuvi”. Un passatempo nato come sfida e diventato a tutti gli effetti uno sfoggio di talento 2.0 e quindi una professione. 

Max Belloni ha 28 anni e di professione fa la “Iena”. Una storia di giornalismo e televisione trasformata con tanto lavoro da sogno in realtà. Dagli studi al Malignano, passando per Scuola Zoo – la più grande community di studenti in Italia – per arrivare sui Italia Uno prima come inviato della trasmissione “Open Space” e poi come redattore de “Le Iene”. Adesso ne è a tutto gli effetti uno degli autori, ma la speranza è indossare lo smoking di inviato e conduttore. 
 
Quand’è nata questa passione? 
Alice: «Tutto è iniziato nel 2011 quando per caso ho iniziato a seguire alcuni video di ragazze alle prese con la propria routine. Mi rispecchiavo molto e ascoltavo ogni consiglio: dopo qualche tempo da spettatrice ho pensato che forse anche la mia vita poteva incuriosire. Sentivo di avere molto da raccontare e mi sono lanciata. Nel 2013 ho aperto il mio canale. All’inizio postavo video ispirati a ciò che già guardavo, poi piano piano ho trovato la mia strada con contenuti più personali». 

Max: «Tutto è iniziato nel 2005 entrando nella redazione Scuola del Messaggero Veneto. Da lì ho poi partecipato a delle trasmissioni televisive ma intanto i miei studi scientifici mi portavano verso una carriera tecnica. Ma avevo un punto fisso nel mio percorso: sentivo già che il giornalismo era la mia strada. In quella “piccola” redazione ho imparato le basi di questo mestiere». 

 
Quando hai capito che la passione poteva trasformarsi in lavoro? 
Alice: «Dire ad alta voce che è il mio lavoro è ancora strano! Quando ho iniziato non conoscevo nulla di questo mondo e non sapevo che sarebbe potuto diventare qualcosa di così serio. Me ne sono resa conto quando l’impegno nel creare, filmare e editare video era sempre maggiore e quando diverse realtà lavorative si sono interessate al mio canale. Da qui, come in ogni professione, studio, costanza e continuo aggiornamento sono diventati indispensabili. Trasformare la propria passione in un lavoro? È incredibile che stia succedendo proprio a me!» 

Max: «Ho fatto da presentatore e inviato in un programma della Consulta provinciale degli studenti di Udine e in quel momento mi son detto: “Nella vita voglio fare questo”. Da lì è stato un passo abbandonare la carriera scientifica per quella umanistica, anche se spero un giorno di avere un programma televisivo tutto mio che faccia approfondimenti non solo di intrattenimento».

 
Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere il tuo percorso? 
Alice: «Una domanda che i miei followers spesso mi pongono. La risposta, forse banale, è essere sempre se stessi, senza mai copiare gli altri. La prima regola? Il prodotto deve piacere prima di tutto a te! 
La giornata di oggi è dedicata alle connessioni: da youtuber, quanto sei connessa ai social? 
«Probabilmente ancora troppo! Il lavoro continua postando foto, brevi video e tweet ovunque. Tutto il tempo online mi ha fatto però comprendere l’importanza di ottimizzare le ore sui social: non è il tempo speso connessi, ma la qualità del contenuto a far la differenza».
 
Max: «Cominciare, in tutti i modi! Io non perdevo occasione di scrivere o comparire davanti alla telecamera. La regola numero uno per avere successo è quella di mettersi sempre in gioco. Ragazzi, partite da qui». 

 
Dalle proteste che continuavano ad arrivare, alla spicciolata in redazione alla stesura della mappa dei disservizi legati all’assenza della banda larga in Friuli Venezia Giulia. Il Messaggero Veneto ha voluto verificare sul campo i dati del monitoraggio del ministero dello Sviluppo economico (Mise) secondo il quale i friulani dovranno attendere fino al 2020 per trasmettere da ogni comune della regione documenti e scaricare film a una velocità di 30 Mpbs per secondo. L’ha fatto invitando i lettori a effettuare e inviare in redazione gli speed test. In poche settimane abbiamo ricevuto centinaia di messaggi e il contenuto era sempre lo stesso: «La banda larga è assente» oppure «qui si naviga a passo di lumaca». In alcuni casi non mancano le difficoltà a scaricare e-mail.
Detta in altri termini, in questo momento non c’è un comune servito come impone la normativa.



Neppure a Udine dove, negli ultimi anni, gli investimenti dei gestori non sono mancati, mancano le zone d’ombra. Nella stragrande maggioranza dei comuni friulani, la velocità media non supera i 10 megabit per secondo.
 
Tanti i casi critici anche perché in molti comuni, quando va bene, i residenti hanno a disposizione solo l’Adsl. E nonostante la Regione abbia investito 130 milioni di euro per portare la banda larga in tutti i municipi, nelle zone industriali e nelle scuole, i gestori della telefonia mobile non sempre sono interessati a completare il cosiddetto ultimo miglio. Facile immaginare che il numero dei residenti e quindi dei potenziali clienti non giustifichi l’investimento. In altri casi, invece, le reti in rame sono degradate e il segnale si compromette oppure, soprattutto in presenza di maltempo, non sopportano un numero infinito di connessioni. Fioccano le proteste e pure le segnalazioni alle associazioni dei consumatori pronte ad aprire le vertenze con i gestori. Questo perché, troppo spesso, nella realtà non si riscontrano le velocità garantite dai contratti che possono arrivare anche fino a 30 Mbps per secondo. Qualche esempio? A Fagagna a fronte di 7 Mpbs garantiti si viaggia a 1,5. Analogo il tenore del messaggio giunto da Cividale: «Mi garantivano una connessione minima di 21 Mbps, ma per poco più di una settimana la connessione ha raggiunto gli 11 Mbps dopodiché si è bloccata. Inutile provare a contattare i gestori, perché le risposte non arrivano.

E se a Somplago di Cavazzo si “viaggia” a 0,24 Mbps, a Sauris si supera di poco i 5 Mbps. La montagna resta la zona più critica e a pagare il prezzo più alto sono gli imprenditori costretti a correre ai ripari con le loro forze. Il prosciuttificio di Sauris, tanto per restare in zona e tanto per citare un esempio, ha installato a proprie spese un ponte radio. Pure il titolare del ristorante “La dogana vecchia” di Trivignano, per non rischiare di perdere i clienti, è stato costretto a fare lo stesso. In assenza dell’Adsl, a Forni di Sotto gli imprenditori quando devono inviare documenti online si recano nella sede aperta nel vicino Cadore, mentre a Forni Avoltri diventa difficile pensare di aprire un ufficio tecnico proprio perché manca la rete. Sempre dalla montagna arrivano le proteste degli studenti universitari che non ce la fanno a studiare online.


 
Non va meglio in collina e tanto meno in pianura. Ovunque i problemi sono sempre gli stessi: navigare in internet se non è impossibile risulta piuttosto complicato. La situazione migliora quando arrivano i service provider che da tempo stanno installando i loro impianti nei punti strategici della regione per intercettare gli utenti che si trovano in visibilità ottica. Ormai le antennine stanno popolando i tetti un po’ ovunque.
Sulla base di queste segnalazioni abbiamo compilato la mappa dei lettori del Messaggero Veneto che, a conti fatti, non è molto diversa da quella messa a disposizione dal Mise. In quasi ogni angolo del Friuli si rileva un problema di connessione alla rete Internet. Il problema è serio e rischia di compromettere lo sviluppo del territorio. A meno che, come sta avvenendo a Caneva, in provincia di Pordenone, non nascano comitati di cittadini decisi a battersi per ottenere la fibra ultraveloce. 

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A cura di Oscar d'Agostino, Gabriele Franco, Daniela Larocca, Aurora Milan, Paolo Mosanghini, Giacomina Pellizzari, Christian Seu, Gabriella Scrufari e le redazioni del Messaggero Veneto Scuola di Udine e Pordenone