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Pramollo, cabinovia addio (dopo 27 anni di attesa)

La Regione ha dato, dal 27 novembre, dieci giorni alla società proponente l’impianto per presentare le garanzie richieste. Un ultimatum scaduto giovedì 7 dicembre. E ora la giunta Serracchiani è pronta a revocare l’interesse pubblico dell’opera, mettendoci di fatto una croce sopra. Alla richiesta di garanzie (reiterata a più riprese dall’amministrazione Fvg) Dopplemayr, società leader mondiale nella produzione di impianti a fune, ha sempre risposto “nein” ritenendo il piano non asseverabile – ha riferito l'assessore Santoro – per via delle convenzioni, imputabili al futuro gestore e non alla società proponente.

UDINE. Progetto Pramollo addio. Dopo 27 anni di discussioni e attese, la cabinovia di collegamento tra Pontebba e il polo sciistico carinziano sembra condannata a finire in archivio.

La Regione ha dato, dal 27 novembre, dieci giorni alla società proponente l’impianto per presentare le garanzie richieste. Un ultimatum scaduto giovedì 7 dicembre. E ora la giunta Serracchiani è pronta a revocare l’interesse pubblico dell’opera, mettendoci di fatto una croce sopra.

«La Regione su Pramollo n ...

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UDINE. Progetto Pramollo addio. Dopo 27 anni di discussioni e attese, la cabinovia di collegamento tra Pontebba e il polo sciistico carinziano sembra condannata a finire in archivio.

La Regione ha dato, dal 27 novembre, dieci giorni alla società proponente l’impianto per presentare le garanzie richieste. Un ultimatum scaduto giovedì 7 dicembre. E ora la giunta Serracchiani è pronta a revocare l’interesse pubblico dell’opera, mettendoci di fatto una croce sopra.

«La Regione su Pramollo non ha mai cambiato idea, ma il tempo della pazienza è finito ed è venuto il momento delle scelte definitive – ha detto l’assessore alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro –. La soluzione non ci piace, ma è chiaro che se dal proponente non arriveranno le garanzie richieste procederemo con la revoca. La Regione ha già fatto tutto il possibile, come assumersi il mutuo a proprio carico.

È venuto il momento di giocare a carte scoperte e chiarire una volta per tutte se questo progetto può essere sviluppato o meno. Se sarà possibile, la Regione farà la sua parte, altrimenti saranno adottati provvedimenti per il territorio».

 

 

Alla richiesta di garanzie (reiterata a più riprese dall’amministrazione Fvg) Dopplemayr, società leader mondiale nella produzione di impianti a fune, ha sempre risposto “nein” ritenendo il piano non asseverabile – ha riferito l'assessore Santoro – per via delle convenzioni, imputabili al futuro gestore e non alla società proponente.

La Regione non intende arretrare di un passo e anzi, ne fa uno avanti, dettando tempi e modi. In commissione Santoro ha ripercorso gli ultimi mesi dell’annoso iter, partendo dalla richiesta avanzata da Dopplemayr di rivedere al ribasso le fideiussioni. «Ad aprile avevamo incontrato il governatore carinziano che si era impegnato a chiarire la posizione della società proponente nell’arco di qualche settimana» ha riferito l’assessore.

Risultato: nulla di fatto. «A luglio la presidente Serracchiani l’aveva informato dell’intenzione di approfondire sotto il profilo giuridico l’ipotesi di revoca dell’interesse pubblico. L’abbiamo fatto e i pareri, sia esterni che esterni alla Regione, ci danno ragione: vista l’entità dell’impegno finanziario pubblico nell’opera – 48 milioni di euro su 82,5 – le fideiussioni non possono essere messe in discussione».

 

Progetto su un binario morto

 

Che il progetto fosse finito su un binario morto era sensazione diffusa ma che la Regione avesse già tirato il freno a mano, in commissione se l’aspettavano in pochi. Forse nessuno. Appresa la notizia, i consiglieri si sono concentrati sul futuro delle risorse e della valle di Pontebba che dopo anni d’attesa si ritrova con nulla in mano. Il tema adesso è dove saranno ricollocati i 48 milioni a bilancio.

«Siamo a una settimana dall’approdo in aula della Finanziaria. Ora non credo ci siano margini di manovra sul capitolo di spesa, ma il dato politico è dove metteremo queste risorse se il progetto non si farà?».

A chiederlo per primo è stato il capogruppo di Fi, Riccardo Riccardi. In molti gli hanno fatto eco. Concordi sulla necessità che quel tesoretto sia destinato alla montagna.

«Siamo pronti nell’eventualità con un piano B?», ha domandato Alessandro Colautti (Ncd), mentre Enzo Marsilio ha ricordato la ratio dell’opera, «legata a filo doppio con lo sviluppo alberghiero. A distanza di anni non abbiamo né l’una né l’altro».

 

L'opposizione attacca

 

Luca Ciriani ha incalzato Santoro: «Usciamo dall’ambiguità di questo progetto. Facciamo chiarezza. Al di là della revoca, ha ancora un senso?». Se revoca sarà si aprirà una stagione di contenziosi a fini risarcitori e in considerazione di quelli Renzo Liva (Pd) ha messo in guardia dal prendere decisioni precipitose: «Manteniamo fino all’ultimo istante le volontà politiche e finanziarie».

Cristian Sergo (M5s) si è concentrato su aspetti più tecnici. «Nel caso il proponente non rispondesse e se ne facesse avanti un altro (Pramollo sostiene essercene uno pronto, ndr) il project financing andrebbe rifatto da zero?», ha chiesto il pentastellato. Santoro si è limitata ad annuire.

Roberto Revelant (Ar) ad alzare le mani: «Non vedo prospettive. Potevamo giocare d’attacco, portare avanti un progetto diverso». I consiglieri hanno voltato pagina ieri con amarezza non prima d’aver invitato l’assessore «a un immediato confronto in commissione dopo la scadenza – ha chiesto a gran voce Barbara Zilli (Ln) temendo un altro periodo di rinvii e false partenze –. Le risorse pubbliche impegnate sono ingenti, abbiamo aspettato abbastanza».

 

La versione austriaca

 

Alla mezzanotte di giovedì scorso scadeva il termine concesso dalla Regione Friuli Venezia Giulia alla Doppelmayr, industria leader mondiale nella costruzione di impianti a fune, per presentare il piano finanziario e le relative garanzie del progetto di collegamento con Pontebba-Pramollo.

Dall’investitore privato non è ancora giunta una risposta ufficiale alla posizione assunta dalla Regione, ma dal versante austriaco la vicenda presenta una trama differente da quella che è stata raccontata in Italia. I ruoli sembrano rovesciati: non la Regione che dà l’ultimatum alla Doppelmayr, ma la Doppelmayr che lo dà alla Regione.

La versione “austriaca” ce la racconta sulla “Kleine Zeitung”, quotidiano della Carinzia, la giornalista Elke Fertschey, che ha sentito Max Rauscher, consigliere di amministrazione della Bergbahnen Nassfeld-Pramollo, società che gestisce tutti gli impianti di risalita e le piste del polo sciistico carinziano. Rauscher fa riferimento ai costi del progetto, aumentati di 20 milioni (da 80 a 100) dal 2009 a oggi, quindi nell’arco di 8 anni.

L’intervento pubblico, secondo il project financing, dovrebbe rimanere sempre al 68% (su 100 milioni, significa 68 milioni): 6 milioni erogati dal Land Carinzia e 62 a carico del Friuli Venezia Giulia. I termini della questione, secondo Rauscher, sono attualmente i seguenti: la Doppelmayr, prima di procedere, avrebbe chiesto alla Regione garanzie che intende sostenere anche i maggiori costi per la realizzazione dell’opera (62 milioni, anziché i 48 previsti nel 2009); soltanto dopo aver ottenuto questa rassicurazione la società austriaca avrebbe a sua volta fornito alla Regione le garanzie bancarie richieste.

 

Il socio austriaco: "Ritardi e poche garanzie"

 

Rauscher riferisce alla giornalista della “Kleine Zeitung” che fin dalla primavera scorsa la Doppelmayr avrebbe chiesto di incontrare i vertici politici della Regione, senza ottenere risposta. Anche per fare chiarezza su una richiesta avanzata dalla stessa Regione nell’autunno 2016 alla società che avrebbe gestito l’impianto di risalita di un deposito cauzionale di 10 milioni. Una misura giudicata piuttosto inusuale. Insomma, da parte austriaca viene respinta l’accusa di inadempienza nella prestazione delle garanzie e viene al contrario imputata alla Regione la colpa di non aver voluto prestare alcuna garanzia sulla disponibilità a sostenere una spesa lievitata nel frattempo del 25%.

Ma Rauscher va oltre. Ipotizza che il Friuli Venezia Giulia voglia sfilarsi dal progetto e che l’ultimatum sia soltanto un pretesto per venirne fuori in maniera indolore. È questa un’interpretazione condivisa da Uwe Sommerguter, giornalista economico della “Kleine Zeitung”, che alla vicenda ha dedicato ieri un fondino. Sommerguter esprime il sospetto che con l’ultimatum alla Doppelmayr e alla Bergbahnen Nassfeld-Pramollo la Regione Friuli Venezia Giulia voglia passare agli austriaci il cerino acceso, scaricando su di essi la responsabilità del fallimento del progetto.

Il giornalista della “Kleine” ritiene sciocco che un processo di realizzazione del progetto Pramollo, durato oltre vent’anni, possa naufragare ora con un ultimatum di soli 10 giorni. «Quand’anche il collegamento a fune dovesse restare un castello in aria – conclude Sommerguter – i responsabili a Trieste, a Klagenfurt e nella società funiviaria dovrebbero tentare un ultimo “viaggio in telecabina”, questa volta portando con sé le garanzie richieste, anziché cerini accesi e ultimatum». 

 

De Monte: "Troppe pretese dai privati"

 

Era il mese di novembre 2012 quando Isabella De Monte, attualmente europarlamentare del Pd ma all’epoca sindaco di Pontebba, annunciava che il cantiere per la cabinovia si sarebbe aperto nel 2015 per cominciare a lavorare l’anno successivo.

Ora, a distanza di cinque anni, De Monte vede sfumare un progetto per il quale si è sempre battuta – e di cui continua a rivendicarne la bontà –, ma difende l’operato della Regione e, per molti versi, imputa il flop alle scelte della precedente giunta guidata da Renzo Tondo.

«È un problema dei privati – spiega –. Il Fvg ha fatto tutto il possibile, ma è chiaro che adesso dovremo pensare a una soluzione di altro tipo perché l’attrattività internazionale del polo resta attuale». Sì, secondo De Monte l’investimento di 48 milioni di euro da parte della Regione su Pontebba non si può esaurire nel concetto di “portare i friulani a sciare in Austria» come sottolineato da più parti in questi anni. Per l’europarlamentare, infatti, vale molto di più.

«Gli austriaci avrebbero beneficiato del collegamento – continua –, ma noi avremmo sfruttato e sviluppato il “sotto”, la parte a valle come hanno fatto in Carinzia, in precedenza con Hermagor che ha portato alla crescita economica e turistica di Tröpolach grazie anche alla presenza di un hotel nella versione moderna dell’ostello della gioventù. La realtà è che noi avremmo sfruttato gli impianti austriaci pure a nostro vantaggio».

E nella sua analisi, l’europarlamentare ripercorre la storia dei fondi messi in campo dai carinziani sin dall’inizio. «Il valore del nostro investimento – prosegue – sarebbe stato molto basso se paragonato a quanto messo a bilancio nel tempo dagli austriaci. A partire dagli anni ’60, infatti, in quel versante sono stati realizzati investimenti talmente elevati da riuscire a creare un sistema da oltre 110 chilometri di piste. Noi, attraverso un unico impianto, avremmo sfruttato i loro collegamenti. La spesa, in altre parole, avrebbe rappresentato un “plus” in favore di un’intera vallata. Adesso non ho idea di quali siano le strategie da qui in avanti. Possiamo solo aspettare e valutare le scelte».

Quanto alle responsabilità sull’esito finale del progetto, però, come accennato, De Monte non ha dubbi. «È vero che il problema è dei privati – conclude – perché quel mondo non si è dimostrato in grado di presentare le garanzie necessarie, ma le colpe sono da ricercarsi in chi guidava la Regione nelle precedente legislatura perché ha elevato eccessivamente le richieste economiche. E personalmente mi pare chiaro che quando poni un livello alto di pretese, poi inevitabilmente vai incontro a difficoltà e problematiche come quelle cui abbiamo assistito in questi anni».

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