Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

L'invasione delle slot in Fvg: in un anno bruciati 1.000 milioni di euro

La nostra regione, secondo il rapporto "SlotInvaders 2017" è al 9º posto in Italia per la spesa nel gioco d’azzardo. Zoppola il comune dove si rischia di più, Osoppo primo in provincia di Udine. La spesa procapite? 843 euro



Sono le cinque di pomeriggio. Toni ha appena finito il turno in fabbrica, otto ore massacranti al tornio. Con ancora indosso la salopette da lavoro si ferma in una sala slot: sullo schermo scorrono verticalmente figure egizie, per vincere bisogna infilarne cinque uguali. Toni infila una banconota da 50 euro, che la macchinetta inghiotte senza fare complimenti. Il dito pigia sul tasto Start a intervalli regolari, con l’indicatore del credito che altrettanto regolarmente tende a zero, con poch ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter



Sono le cinque di pomeriggio. Toni ha appena finito il turno in fabbrica, otto ore massacranti al tornio. Con ancora indosso la salopette da lavoro si ferma in una sala slot: sullo schermo scorrono verticalmente figure egizie, per vincere bisogna infilarne cinque uguali. Toni infila una banconota da 50 euro, che la macchinetta inghiotte senza fare complimenti. Il dito pigia sul tasto Start a intervalli regolari, con l’indicatore del credito che altrettanto regolarmente tende a zero, con pochi sussulti contrari. Alla fine Toni sfilerà dal portafoglio una seconda banconota da 50, lasciandosi tentare dalla sequenza di figure che continuano a brillare sul video.
 
 
«Non è serata», bofonchia rivolto all’amico, che lo guarda appoggiato con il braccio sullo sgabello. Intorno, una decina di persone entrano, giocano, poi escono, magari dopo aver sorseggiato un bianco e fumato una sigaretta. Siamo in una sala Vlt della Pedemontana friulana, in un qualsiasi pomeriggio dicembrino.



Il Fvg è la nona regione italiana per spesa in slot machine pro capite: nel 2016 in regione abbiamo speso in media 843,60, collocandoci appena dietro il Lazio e sopra, ad esempio, il Piemonte. È quanto emerge dalla ricerca del Gruppo Gedi e del Visual Lab in collaborazione con Dataninja. Incrociando i dati di popolazione (Istat), reddito (Mef) e raccolta gioco (Aams) è stato creato un database interrogabile in grado di mostrare dove e quanto si gioca in oltre 7 mila comuni italiani. 


 

I friulani non sono giocatori incalliti, né gli imprenditori della nostra regione fanno a gara per installare i tanto vituperati marchingegni, anche in virtù di una legge regionale che ha ristretto il margine per nuove aperture. Solo la provincia di Udine entra nella classifica delle prime quaranta provincia per volume di giocate: l’anno scorso sono stati “bruciati” 405 milioni di euro, messi in circolo nelle 3.672 macchinette installate. 

Datajournalism, 'L'Italia delle slot'; al via il nuovo lavoro del Visual Lab e Gruppo Gedi



I dati

 


Sbagliato parlare di emergenza-azzardo nei nostri territori. I friulani spendono un po’ più della media quando si trovano davanti ai videoterminali, ma la cifra complessiva “buttata” nelle fessure delle macchinette (oltre un miliardo di euro nel 2016) vale al Fvg appena il quindicesimo posto nella graduatoria nazionale. In tutto sono 8.902 gli apparecchi installati in regione tra Awp (Amusement with Prizes, complessivamente 7.894) e Vlt (Video Lottery Terminal, sono 1.008).
 


 
Il Friuli Venezia Giulia è al quindicesimo posto per spesa complessiva: l’anno passato sono stati spesi 1,2 milioni di euro, circa 1.200 a testa in media. Un terzo della cifra è stata bruciata in provincia di Udine, trentacinquesima a livello nazionale per spesa. Un dato trainato proprio dalla tendenza del capoluogo, dove la raccolta pro capite schizza a 1.257,30 euro; Pordenone è terza in Fvg dietro a Trieste, con 819,30 euro spesi in media a testa nel 2016.
 
Ma dove si gioca di più? La palma in Friuli spetta a Zoppola, 8.488 abitanti e una media di 5.764 euro spesi a testa. Conta chiaramente la distribuzione delle strutture che ospitano le slot: «La presenza di una sala slot di considerevoli dimensioni incide sul rapporto tra numero di videopoker e residenti – spiega il sindaco di Zoppola, Francesca Papais –. A breve recepiremo la delibera definita dal Comune di Pordenone in relazione alla legge regionale». 


 
In provincia di Udine il primato spetta a Osoppo, neppure tremila abitanti, che ha raccolto in media 3.761 euro a residente. Anche in questo caso incide in maniera determinante la presenza di due grandi sale slot: una si trova in centro, lungo la statale, l’altra nella frazione di Rivoli. In tutto, una sessantina di apparecchi, anche di ultima generazione. I giocatori? Persone in transito, artigiani, operai. Ma pure pensionati. Disoccupati? Quasi zero: come testimoniano i dati del centro per i giocatori d’azzardo di Campoformido, i soggetti in trattamento risultano al 99 per cento occupati.


 
«Osoppo è un comune di passaggio, il dato si spiega così e con la presenza di due grossi centri – spiega il sindaco Paolo De Simon –. D’altro canto non esistono casi di gioco compulsivo o patologico, secondo quanto riferito anche dai Servizi sociali. Questo primato non ci inorgoglisce di certo: cercheremo di attuare delle misure per dissuadere o comunque per fare informazione sul problema». 
 
C’è poi il caso della piccolissima Resiutta, 290 abitanti e una dozzina di slot, dato sufficiente a far balzare la località del Canal del Ferro al 91° posto a livello nazionale, con una spesa pro capite annuale di 3.224 euro. 
Cento euro di vincita


 

I casinò e le vincite eclatanti sono lontane pochi chilometri, eppure l’approccio alla base delle videolottery è completamente differente. Le vincite, nei terminali di ultima generazione (controllati da Sisal dopo la regolamentazione rigida approntata dai Monopoli) non possono superare i cento euro, con una redistribuzione dell’85 per cento delle somme introdotte e il jackpot calcolato su base nazionale che può arrivare a mezzo milione. 

SlotInvaders 2017, ecco dove si spende di più nel gioco d'azzardo in Friuli Venezia Giulia



La storia di Dario: "Ho perso un miliardo in trent'anni di gioco"
 

La prima scommessa quando era poco più che ragazzo, poche lire puntate sulla vittoria della squadra del cuore. E quella tensione forte al centro del petto guardando il tabellone. “Dai vinci, tira quel pallone dentro, ma l’arbitro cosa guarda!”. Dario Bencic, 59 anni oggi, ne aveva 15 anni quando puntò per la prima volta del denaro. A quelle poche lire perse quella volta ha pensato spesso, mentre per trent’anni si rigirava le monete tra le mani e infilava nella fessura zigrinata delle slot, lì seduto in equilibrio sullo sgabello alto e spinto dalla voracità dei colori sgargianti di quelle caselle sullo schermo. A fargli compagnia, nel silenzio metallico delle vincite (altrui), un peso al centro del petto, sempre più grande. «Ho giocato in maniera patologica fino ai 44 anni: tutto è partito da qualche schedina, poi le puntate sono sempre più serie - racconta Dario-. Ho provato di tutto: carte, casinò, roulette. Ricordo ancora la felicità che provai quando mi ritrovai di fronte alla prima slot machine».
 
Quando parla della sua storia, Bencic accenna un sorriso un po’ imbarazzato, ammettendo di aver lavorato molto su se stesso. Da 15 anni, infatti, Dario frequenta il Centro per i giocatori d’azzardo e per le loro famiglie a Campoformido: «Ogni giovedì arrivo da Trieste dove vivo ed entro in terapia per quella che chiamo la mia “palestra della mente”. Con il dottor De Luca abbiamo intrapreso questo percorso che mi ha portato a essere quello che sono, un uomo “nuovo” che riconosce gli sbagli del passato».


 
In tre decenni di gioco d’azzardo patologico, Bencic ha perso più di un miliardo di lire, «per non parlare della serenità, le opportunità della vita inghiottite da quel buio». Il pensiero di farla finita si è infiltrato pian piano nella sua mente, prendendo le forme dei debiti accumulati con gli anni. «Avevo fame di soldi: guadagnavo discretamente ma non mi bastava. I prestiti, l’aiuto dei miei amici... nulla. Buttavo tutto alle slot». Tra gli obiettivi del percorso di terapia c’è quello di “riavvolgere il nastro” della propria vita e ripercorrere, confrontandosi con gli altri, il rapporto con amici e famiglia. «Personalmente ho dovuto fare i conti con un’infanzia poco felice - continua Dario-, un padre che abusava di alcool, totalmente assente nella mia vita. Poi c’era quella promessa fatta a mia madre, per me una dea per molti anni, di farcela con le nostre sole forze».
 

Italia delle slot, la storia di Dario, ex giocatore d'azzardo: "In trent'anni ho perso un miliardo di lire"



Un giuramento fallito e l’assenza di punti di riferimento hanno portato Dario a ricorrere sempre più spesso al bacio di un’altra dea, quella bendata. «Ridotto all’osso della mia vita, pronto a farla finita, fu proprio mia madre a contattare De Luca - ricorda l’ex giocatore -, e quella sera, arrivando al bar dissi ai miei amici: “noi non ci rivedremo più”». E così è stato. Dario ha smesso di giocare alle slot, forzando se stesso e indirizzando le sue tentazioni verso altre attività. Il suo percorso costellato di piccole sconfitte e di altrettante vittorie, una vecchia storia d’amore finita e una nuova che continua, l’ha portato anche a ricoprire la carica di vicepresidente di Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo. 
 
Dario ricorda bene quando quel peso dovuto ai debiti, che lui stesso prova a mimare portandosi le mani al petto, si è diradato. «In un percorso così difficile mi guardo indietro e vedo due momenti nei quali mi sono sentito davvero libero. Il primo quando, da amante del calcio, ho ripreso ad allenare i bambini. Non potevo buttare su di loro le mie frustrazioni, mi avrebbe fatto sentire peggio». Il secondo, invece, a pochi mesi dall’inizio della terapia a Campoformido: «Era il periodo di Natale e ho risposto alla telefonata di una mamma in lacrime che chiedeva aiuto per suo figlio. Ero lì, parlavo con lei e parlavo a me stesso. Rassicuravo quella signora e lenivo le mie ferite. Mi sono riscoperto cambiato. È stato il miglior regalo di Natale che potessi farmi». 

Il modello Campoformido
 
Appena un disoccupato («E ancora per poche settimane») su 230 soggetti in terapia. E nessun caso di suicidio. Dal 1993 il Centro di terapia per giocatori d’azzardo e per le loro famiglie costituisce un punto di riferimento a livello regionale per chi finisce nel vortice della ludopatia. A fondarlo e animarlo Rolando De Luca, psicoterapeuta che ha visto transitare per la struttura di Campoformido centinaia di persone. La terapia non dura pochi mesi, ma anni: «Non aver avuto alcun caso di suicidio è un grande risultato», spiega il dottore. Che evidenzia come negli anni i soggetti in cura sono completamente mutati: «I primi anni avevamo quasi esclusivamente giocatori d’azzardo reduci dal casinò – indica –. È da due anni che da Campoformido non ne transita uno. Ora l’emergenza sono gratta e vinci, slot, bingo». 


 
L’identikit? «Non esiste – spiega De Luca –. Il tratto comune è l’impulsività, ma è troppo poco per parlare di elementi di continuità». Comunque: più uomini che donne, più quarantenni che cinquantenni, più dipendenti che lavoratori autonomi. E le risposte delle istituzioni? «Dallo Stato ci attendiamo che salvaguardi il risparmio, che tuteli il cittadino: non è così. Il governo non spende un centesimo per la cura dell’azzardo».
 

Norme più stringenti dalla Regione Fvg

Gratta e vinci, slot machines, bingo e videopoker: nel 2017 è cresciuto il giro d’affari in Friuli. Per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, il Consiglio regionale ha inasprito le regole per gli esercizi commerciali che favoriscono il fenomeno. E se da un lato c’è una maggiore pressione fiscale sui bar che hanno slot dall’altro la Regione mette in campo agevolazioni per i locali che fanno a meno delle macchinette. La normativa, però, non basta. Come si legge sul sito dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze, il legislatore ha voluto puntare molto all’educazione delle giovani generazioni, favorendo lo sviluppo di buone pratiche relazionali (uno dei “punti deboli” dei giocatori d’azzardo è proprio la scarsa affettività) e la creazione di programmi scolastici specifici. Il gioco e la voglia di superarsi, infatti, «non è di per sè negativa.


L’imbroglio nasce quando l’idea di farcela cancella la consapevolezza della conseguenza, ovvero che perdere è inevitabile», spiega Silvana Cremaschi, neuropsichiatra e consigliere regionale Pd. Uno degli emendamento alla legge prevede anche un concorso di idee rivolto alle scuole superiori del Fvg, volto alla creazione di un marchio da rilasciare agli esercizi pubblici, commerciali, ai circoli privati e ad altri luoghi di intrattenimento “Slot-Free-Fvg”.