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Udinese, contro la Juve è la partita dell’orgoglio

All’andata con Madama in dieci Bizzarri&C. ne presero sei, stavolta bisogna fare bella figura

UDINE. Davide Astori ha lasciato Udine ed è tornato nella “sua” Firenze. Lo stato d’animo per la tragedia di domenica scorsa, con il difensore della Fiorentina trovato morto nel letto della sua camera dell’hotel “Là di Moret”, non è, e non potrebbe essere diversamente, ancora quello giusto per tornare a giocare.

«C’è un tempo per il dolore e uno per la ripartenza», ha spiegato ieri il dg bianconero Franco Collavino. E allora bisogna farlo anche perchè domenica l’Udinese dovrà tornare in campo ...

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UDINE. Davide Astori ha lasciato Udine ed è tornato nella “sua” Firenze. Lo stato d’animo per la tragedia di domenica scorsa, con il difensore della Fiorentina trovato morto nel letto della sua camera dell’hotel “Là di Moret”, non è, e non potrebbe essere diversamente, ancora quello giusto per tornare a giocare.

«C’è un tempo per il dolore e uno per la ripartenza», ha spiegato ieri il dg bianconero Franco Collavino. E allora bisogna farlo anche perchè domenica l’Udinese dovrà tornare in campo e per di più su quello della Juventus.

La classica partita sulla carta impossibile innanzitutto per l’enorme valore dell’avversario, ma anche per i problemi di formazione con i quali continua a convivere il tecnico friulano Massimo Oddo.

Al di là di tutti questi aspetti, però, c’è un concetto base dal quale ripartire: questa per l’Udinese deve essere la partita dell’orgoglio. Dopo le sei sberle prese all’andata da una Juventus che giocò quasi tutta la gara in inferiorità numerica i bianconeri friulani sono chiamati a sfoderare una prestazione ricca di generosità e cattiveria agonistica.

Poi, si potrà pure perdere, ci mancherebbe, ma con dignità.

Andata. Nel primo tempo, considerando anche il valore dell’avversario, si vide in campo la miglior Udinese targata Delneri della stagione. Subito in vantaggio con Perica, subì il contraccolpo psicologico dell’immediata autorete di Samir e incassò il 2-1 di Khedira, poi, con la Juve ridotta in dieci per l’espulsione di Mandzukic, chiamò più volte in causa Buffon in modo particolare con Jankto.

Quando a inizio ripresa Danilo, su una punizione dalla destra di De Paul, inzuccò in rete il pallone del 2-2, l’inerzia della gara sembrava essere tutta verso il fronte friulano. L’Udinese, invece, rimase vittima delle sue fragilità sulle palle inattive: nel giro di pochi minuti, su due punizioni laterali, prima Rugani e poi Khedira misero a segno le reti che chiudero definitivamente il conto.

Nel finale ci fu un crollo, con altre due reti incassate negli ultimi cinque minuti. E così, nell’arco di 45’, l’Udinese più bella si trasformò in quella più brutta.

Difficoltà oggettive. Come se non bastasse lo straordinario valore dell’avversario, a complicare i piani di Oddo continuano ad esserci le assenze. Cronica, ormai, quella di Lasagna, alla quale si è aggiunta quella di Danilo.

E poi c’è lo squalificato Larsen che sconterà la giornata di stop a Torino visto il rinvio della gara con la Fiorentina. Difesa, quindi da inventare o quasi contro avversari del calibro di Higuain, Dybala, Mandzukic e Douglas Costa.

Avversario assatanato. Il risultato di una stagione è legato a tanti fattori. Per esempio è importante affrontare un avversario quando non sta attraversando un grande momento di forma.

Con la Juve e il Napoli, che hanno perso pochissimi punti per strada questo è un ragionamento che regge poco. Sta di fatto che l’Udinese sarà la prima di tre squadre che la Juve affronterà nell’arco di una settimana (poi toccherà ad Atalanta e Spal) nella settimana in cui i campioni d’Italia, in caso di en plein potrebbero operare il sorpasso in classifica ai danni del Napoli.

E siccome la Juve – come ha detto Buffon – quando sente l’odore del sangue riesce a dare il meglio di sè, sarà bene che anche l’Udinese si prepari a una gara da 100% per evitare figuracce come quella dell’andata.

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