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Sul palco per intervistare Folco: un mix di energia e spiritualità

Una chiacchierata con il figlio del celebre scrittore in occasione della serata a Udine. «Viaggio fin da piccolo, era normale che attorno a me tutti parlassero altre lingue»

Un’intervista a otto mani quella che pubblichiamo qui a firma della redazione ragazzi, frutto dell’incontro con Folco Terzani sul palco del teatro Palamostre in occasione della consegna della cittadinanza onoraria ad Angela Staude Terzani, cerimonia organizzata da Calendidonna l’8 marzo scorso.

Insieme al giornalista Gad Lerner i ragazzi si sono fatti travolgere dall’entusiasmo e dal fascino di Folco che ha catturato l’attenzione con il racconto delle sue esperienze, dei suoi viaggi, della su ...

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Un’intervista a otto mani quella che pubblichiamo qui a firma della redazione ragazzi, frutto dell’incontro con Folco Terzani sul palco del teatro Palamostre in occasione della consegna della cittadinanza onoraria ad Angela Staude Terzani, cerimonia organizzata da Calendidonna l’8 marzo scorso.

Insieme al giornalista Gad Lerner i ragazzi si sono fatti travolgere dall’entusiasmo e dal fascino di Folco che ha catturato l’attenzione con il racconto delle sue esperienze, dei suoi viaggi, della sua vita avventurosa. Un mix di energia e fascino, profondità e spiritualità che emana da ogni pagina del libro “Il cane, il lupo e Dio” corredato dalle bellissime illustrazioni di Nicola Magrin ed edito da Longanesi.

Mvscuola, Folco Terzani presenta a Udine il suo libro: vi racconto il mio lupo



Come le è venuta in mente l’idea di questo libro?

Come mi è venuto in mente? Girando per l’Himalaya, vedendo che c’erano persone completamente scalze che andavano in giro con niente e che riuscivano a vivere lo stesso. Senza tutte le cose di cui a noi sembra di non poter farne a meno, come il telefonino. Ci sono persone che vivono con niente, mi sono chiesto “ma è davvero possibile? ”. Allora invece di spiegare “che è possibile” usando come personaggi gli esseri umani perché diventa complicato, l’ho spiegato “usando” gli animali. Il Cane non riesce a fare nulla, perché è abituato a dipendere dal padrone. Il Lupo invece ce la fa, perché pensa di non avere un padrone e quindi diventa padrone di sé stesso.

In quale personaggio del suo romanzo si è identificato maggiormente?

Nel Cane, siamo tutti dipendenti come i cani. Siamo cittadini e quindi non siamo capaci di vivere senza quello che ci siamo creati intorno, non siamo capaci di vivere con niente, di essere padroni di noi stessi.

Facendo riferimento al suo libro, lei ha già compiuto il suo “viaggio” verso la Montagna della Luna?

Beh, quasi certamente no. Il Cane nel libro diventa pellegrino e si unisce ai lupi per compiere questo lungo e tortuoso viaggio verso un luogo quasi leggendario, la Montagna della Luna. Ecco, un viaggio del genere è quello della vita. Solo dopo averlo compiuto ti volti indietro e ti rendi conto di essere arrivato alla fine.

La lettura del suo libro è accompagnata dalle illustrazioni di Nicola Magrin: che ruolo svolgono?

Nicola Magrin ha fatto dei disegni bellissimi, che riescono a cogliere l’anima delle cose. Vi ricordate quando da bambini i vostri genitori vi leggevano le favole di Esopo che riusciva a dire tutto quello che dovevate sapere in un paragrafo? Ecco, questo è stato il mio obbiettivo: ridurre la parte scritta del libro e dare una grande importanza alle illustrazioni, che raccontano il mondo senza nessun bisogno di usare le parole.

Il libro è quasi interamente incentrato sulla natura, ci potrebbe dare la sua definizione di “natura”?

È un concetto che si è quasi interamente perduto e mi dispiace profondamente che sia così. La natura è dentro di noi, contiene le nostre città e ci abbraccia, noi però l’abbiamo respinta. Ci siamo allontanati dal nostro ambiente, rinchiusi in prigioni di cemento, mentre dovremmo solo uscire e camminare scalzi affondando i piedi nella terra e sentendo l’ambiente brulicante di vita intorno a noi.

Ci sono nel libro momenti in cui avrebbe voluto o ha potuto inserire dei riferimenti al rapporto con suo padre o ad episodi di vita vissuta insieme?

Ahhh allora li avete individuati eh? Tutto ciò che viene raccontato nel libro si basa su aneddoti veri, è la mia vita, solo raccontata attraverso gli animali. I saluti finali tra il cane protagonista e l’anziano lupo, Muni, che sente che la fine è vicina, in particolare rappresentano e ripercorrono il commiato tra me e mio papà.

Ancora un’ultima domanda. Com’è stato per lei crescere in una società come quella del sud-est asiatico così diversa dalla nostra?

Ehh... io non sapevo che fosse differente, sono come Obelix, sono nato e poi caduto nella pozione magica, non ho avuto bisogno di berla come gli altri. Viaggiavo fin dall’inizio e per me era normale che tutti intorno a me fossero cinesi e parlassero altre lingue. Non ho mai vissuto la stranezza di questa cosa. Quando venivo in Italia ogni anno stavo con i nonni e vivevo in una realtà piccola, in un paesino di montagna abitato da 70 persone. Quella era la mia Italia. Soltanto dopo crescendo, viaggiando tantissimo, col tempo mi sono reso conto che sono italiano e che desidero vivere qui.