Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

La doppia "faccia" della transumanza: candidata patrimonio Unesco ma gli allevatori a fatica sopravvivono

Pagati con anni di ritardo, chi lavora nel settore è costretto a districarsi tra i mille cavilli burocratici, normative che soffocano le iniziative imprenditoriali e accentuano le difficoltà economiche del sistema. I pochi imprenditori sopravvissuti intrecciano alleanze per andare avanti mentre in estate si assiste al passaggio delle mandrie tra Austria e Friuli



UDINE. Norme incomprensibili, algoritmi di difficile applicazione per stabilire i coefficienti di svantaggio dei terreni e regolamenti di non facile interpretazione: gli allevatori del Friuli Venezia Giulia non riescono ad allentare le maglie della burocrazia che li ha costretti a incassare i contributi europei con tre anni di ritardo. Una vicenda nota che soprattutto gli allevatori della montagna riportano a galla per invitare i candidati alle prossime elezioni regionali ad affrontare il pr ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter



UDINE. Norme incomprensibili, algoritmi di difficile applicazione per stabilire i coefficienti di svantaggio dei terreni e regolamenti di non facile interpretazione: gli allevatori del Friuli Venezia Giulia non riescono ad allentare le maglie della burocrazia che li ha costretti a incassare i contributi europei con tre anni di ritardo. Una vicenda nota che soprattutto gli allevatori della montagna riportano a galla per invitare i candidati alle prossime elezioni regionali ad affrontare il problema. «Un problema – chiarisce il presidente regionale della Coldiretti, Dario Ermacora – legato all’organismo pagatore che trasferisce i fondi alle aziende».


Che cos'è la transumanza? E perché è una ricchezza per il nostro paese? - IL FOCUS


Tradotto significa che il Friuli Venezia Giulia ha burocratizzato la materia scegliendo di avvalersi dell’Agenzia per l’erogazione dei contributi agricoli messa a disposizione dal Ministero (Agea), anziché creare un organismo autonomo come ha fatto il vicino Veneto. Questo è il tema che viene posto ai politici.

Il percorso della transumanza



Ogni cinque anni cambiano le regole

La questione è stata sollevata da Alberto Pischiutti, veterinario di professione e allevatore per scelta. Pischiutti con un socio, Giuseppe Cappello, gestisce un allevamento con 120 capi e una settantina di ettari di terreno a Cavazzo Carnico. È il più grande allevamento da latte della montagna friulana. Nel Duemila, partirono con 30 ettari e altrettanti capi contando sui contributi previsti dai Piani di sviluppo rurale. Mai avrebbero immaginato di imboccare un percorso tortuoso che rischiava di portarli fuori strada. «Ogni piano quinquennale di intervento prevede finanziamenti per diverse misure, ma le norme sono talmente complesse che per accedere ai fondi dobbiamo affidarci e un consulente. Nel tempo, i regolamenti si sono aggrovigliati fino quasi a bloccarsi».



Quello di Pischiutti non vuole essere un piagnisteo, bensì un modo per evidenziare le difficoltà a cui va incontro chi decide di investire nell’allevamento del bestiame in montagna, dove questa attività ha ancora una ragion d’essere. «Appena modificano i regolamenti non si sa se i programmi saranno accettati o meno». Pischiutti cita un esempio per tutti: «Non conosciamo ancora il coefficiente di svantaggio da applicare a Cavazzo rispetto a Paluzza o a Paularo». Peccato che quel coefficiente sia necessario per determinare il contributo spettante. «In questi giorni – insiste Pischiutti – stanno pagando i contributi relativi al 2015, 2016 e 2017. Un’altra crisi come questa potrebbe rivelarsi fatale per molte aziende. Siamo preoccupati per il futuro». Non a caso gli allevatori della montagna chiedono ai candidati alle prossime regionali di sanare «queste difficoltà invitando l’agenzia a rispettare i tempi».

LA STORIA: Dalla fabbrica all'allevamento: "Una passione, non sento i sacrifici"

La burocrazia soffoca gli allevatori

Le lentezze e la troppa burocrazia rischia di mettere a dura prova anche la creazione della filiera progettata dal caseificio di Sutrio per migliorare la qualità e certificare i prodotti della montagna. «L’investimento ammonta a 2,5 milioni di euro ed è indispensabile per vendere latte e formaggio. Solo in questo modo i caseifici restano in piedi», insiste Pischiutti convinto che i problemi di ordinaria burocrazia possano bloccare lo sfruttamento delle opportunità che la montagna, a differenza della pianura, offre. Inutile dire che se il latte non viene trasformato nei caseifici, gli allevatori sono costretti a metterlo sul mercato a prezzi sempre più ridotti che non giustificano gli investimenti.

Il timore è che il comparto si assottigli ulteriormente. Il numero che preoccupa gli allevatore sono le quasi 19 mila aziende perse negli ultimi 30 anni in Friuli Venezia Giulia. Negli anni Ottanta erano 20 mila, oggi sotto le mille unità.



«Perdere le aziende del territorio vuol dire perdere il controllo del territorio», sostiene il direttore dell’Associazione allevatori Fvg (Aia), Andrea Luogo, tornando, come fa da tempo, sulla disparità di trattamento che viene applicata quando l’Agea evidenza una mancanza da parte del beneficiario. «In quel caso – chiarisce Luogo – l’Agenzia è pronta ad applicare le sanzioni, peccato che non faccia lo stesso quando paga i contributi anche con tre anni di ritardo come sta facendo ora. Una volta risolte le anomalie versa il contributo dovuto e non gli interessi che l’allevatore deve pagare se si rivolge alla banca. Chi aspetta anche 100 mila euro dal 2015 è costretto a chiedere un prestito: chi gli ridà i soldi degli interessi?».

PER APPROFONDIRE: La crisi senza fine del latte friulano

"Siamo senza voce"

Alla domanda non segue una risposta. Secondo Luogo difficilmente il Friuli Venezia Giulia, una delle poche regioni rimasta ancorata al sistema nazionale, riuscirà, come avrebbe voluto l’allora assessore Violino, ad aggregarsi al Veneto. «L’operazione è troppo costosa anche perché richiederebbe la costituzione di una struttura con fondi e dotazione di personale». Il direttore dell’Associazione allevatori è preoccupato anche perché, essendosi privato di regioni forti come la Lombardia, l’Emilia e il Veneto, il sistema sta perdendo potere di contrattazione a Roma.



Gli allevatori non riescono a farsi ascoltare neppure sul nuovo metodo di calcolo del coefficiente di svantaggio per attribuire alle aziende il corretto contributo. Era molto più semplice conteggiare l’ex indennità compensativa. «Bastava – ricorda Luogo – calcolare la superficie coltivata, mentre da quando la misura è entrata a far parte del Piano di sviluppo rurale si tengono conto di altri fattori. Ovvero se i terreni coltivati sono pianeggiati o situati sul declivio della montagna. Non basta dichiarare di risiedere in un Comune svantaggiato». Tutte queste valutazioni stanno comportando altre lungaggini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA