Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Tra conigli e picchi, nell'ospedale per gli animali spunta la cicogna nera

A Campoformido un ricovero per curare la fauna selvatica. Il pennuto, esemplare raro in Italia, ripescato a Flambro

CAMPOFORMIDO. A Campoformido c’è un luogo incredibile, a metà fra ospedale per gli animali e arca di Noè, dove da 21 anni i selvatici trovati feriti o abbandonati sono nutriti e curati finché non ritrovano le condizioni per ritornare in natura. Mediamente la struttura di via San Daniele 11 - dove viene attuato il servizio regionale (già provinciale) di recupero fauna selvatica - ne ospita circa 500, alcuni purtroppo a vita (non possono essere adottati), ma la maggior parte liberati appena po ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

CAMPOFORMIDO. A Campoformido c’è un luogo incredibile, a metà fra ospedale per gli animali e arca di Noè, dove da 21 anni i selvatici trovati feriti o abbandonati sono nutriti e curati finché non ritrovano le condizioni per ritornare in natura. Mediamente la struttura di via San Daniele 11 - dove viene attuato il servizio regionale (già provinciale) di recupero fauna selvatica - ne ospita circa 500, alcuni purtroppo a vita (non possono essere adottati), ma la maggior parte liberati appena possibile. Nel 2017, come informa il gestore Maurizio Zuliani, per il centro sono passate mille e 700 bestiole, consegnate dagli agenti della forestale regionale o dai volontari Federcaccia, oltre che da privati: da uccellini caduti dal nido a caprioli investiti, dalle tartarughe agli immancabili leprotti creduti abbandonati.

Cinghiali, uccellini feriti o caprioli investiti: a Campoformido c'è la clinica per animali



Ci sono cinghialoni affettuosi come cagnolini. E che dire di un colubro consegnato chiuso nella gabbia dell’uccellino che aveva ingoiato, ignaro che poi non sarebbe riuscito poi a passare le sbarre? Una signora perfino ha portato lì in salvo un topolino. Gli ultimi ad arrivare, sei pulcini di picchio e un incredibile esemplare di cicogna nera. I primi trovati per caso nell’incavo di un vecchio tronco tagliato a Mortegliano: il padrone, dispiaciutissimo, li ha portati da Zuliani, che li nutrirà a uno a uno con la siringa.

Ma il giorno in cui è arrivata la cicogna nera resterà negli annali del centro recupero: è infatti rarissima in Italia. Mentre di bianche ce n’è a migliaia (in Friuli famose quelle dell’Oasi dei Quadris di Fagagna), la Ciconia Nigra nidifica in pochi esemplari nel Sud Italia, qualche coppia in Piemonte. Apertura alare di due metri per uno in altezza, è appunto tutta nera con il becco rosso. Difficile vederne, è solo di passaggio e in genere migra dai boschi dell’Europa Centrale attraverso il Bosforo o Gibilterra. Volatile schivo, non si sposta in stormi come le cicogne bianche.

Maurizio, il "dottore" che cura gli animali feriti: ecco i suoi pazienti a Campoformido


Ha una storia singolare l’esemplare finito al centro selvatici della Città del Trattato. Come del resto tutti gli ospiti del novello Noè, il quale racconta: «Era rimasta impigliata in una griglia del centro di ripopolamento ittico dell’Ente Tutela Pesca a Flambro, dove evidentemente si era fermata per ingollare buoni avannotti. Ma la notte passata all’addiaccio, immersa nell’acqua fredda, stava per esserle fatale». Infatti un addetto della peschiera, al mattino, l’ha recuperata e messa da parte per smaltirla, credendola morta. Ma, finito il giro, ha visto che schiudeva gli occhi.

Allora ha cercato come asciugarla e riscaldarla, poi ha telefonato a Zuliani. «È un maschio – informa quest’ultimo –, lo abbiamo chiamato Christian, da nome di colui che l’ha salvato». Sistemata in un’ampia voliera con gli aironi, la cicogna nera si sta riprendendo e presto sarà liberata sul torrente Cormôr, il posto vicino più simile ai suoi boschi. Ogni animale ha una storia, si diceva, e Maurizio le racconta alle scolaresche in visita al centro (privilegiate quelle di Campoformido, che ci arrivano a piedi o in bicicletta nelle periodiche gite organizzate dal gruppo di protezione civile), o quando lui stesso è invitato nelle scuole. La liberazione dei selvatici si fa spesso alla presenza dei ragazzi entusiasti.