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«Altro che morte, Udine città della vita»

Amato De Monte torna sulla frase di Fontanini: «I numeri dei donatori del capoluogo e del Fvg confermano questa tesi»

«Udine è assolutamente città della vita e dell’altruismo. E con Udine tutta la regione, con i suoi dati sulle donazione degli organi. Ma soprattutto il capoluogo friulano, che supera il concetto della morte, laddove si crea un legame delle persone per mantenere la vita con il sangue e gli organi donati che consentono di rimanere in vita».

Lo ha detto ieri mattina Amato De Monte, capo del Dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine, a margine dell’ ...

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«Udine è assolutamente città della vita e dell’altruismo. E con Udine tutta la regione, con i suoi dati sulle donazione degli organi. Ma soprattutto il capoluogo friulano, che supera il concetto della morte, laddove si crea un legame delle persone per mantenere la vita con il sangue e gli organi donati che consentono di rimanere in vita».

Lo ha detto ieri mattina Amato De Monte, capo del Dipartimento di Anestesia e rianimazione dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine, a margine dell’assemblea ordinaria dell’assemblea provinciale dell’Associazione donatori organi (Ado) di Udine, organizzata nella sala consiliare del comune di Rive D’Arcano e alla quale hanno preso parte i rappresentanti delle sezioni friulane del sodalizio che conta 28 mila iscritti nella sola provincia di Udine.

«Solitamente i presenti sono molti di più – ha spiegato il presidente provinciale Ado Giorgio Antico –, ma oggi, per le sezioni della Carnia è stato impossibile raggiungerci a causa del passaggio del Giro d’Italia». Ma al di là delle presenze all’assemblea annuale, i numeri importanti, da record, sono quelli raggiunti grazie alla generosità dei friulani nel dono: ben 44 donatori per milione di abitanti con un tasso di opposizione che oscilla tra il 25 e il 28 per cento.

«Dal punto di vista umano – ha evidenziato Mauro Delendi direttore generale dell’azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia a Udine – siamo in un contesto in cui possiamo essere fieri di quello che fanno le campagne di sensibilizzazione che hanno contribuito a portarci ai vertici nazionali come donazioni. E questo deve essere un vanto di cui andare fieri. Con il dono degli organi si ricongiungono due vite: una che se ne sta andando e una che risorge. Chi riceve un organo oggi può tornare ad avere una vita pressoché normale. Va considerato inoltre l’altissimo livello tecnologico che raggiungono le strutture laddove si effettuano i trapianti, livelli di cui beneficia l’intera struttura».

Una storia lunga un quarto di secolo quella dei trapianti effettuati nell’ospedale del capoluogo friulano. «La notte tra il 30 giugno e il 1° luglio del 1993 – ha ricordato Domenico Montanaro, responsabile del programma di trapianto di rene del Centro regionale Trapianti del Friuli Venezia Giulia – è stato effettuato il primo trapianto di rene a Udine. Prima i pazienti erano costretti ad andare in altri ospedali d’Italia o d’Europa. Nel caso del diabete – ha proseguito Montanaro – il costo del trapianto è molto più basso di quanto non lo sia quello della dialisi extracorporea, una delle terapie più costose per il sistema sanitario».

In poco più di due decenni il livello raggiunto a Udine nell’ambito dei trapianti è di assoluta eccellenza. «Non in tutti gli ospedali infatti – ha aggiunto – vengono effettuati i trapianti prima che si arrivi alla dialisi: a Udine li facciamo».

Da qui, dunque, il riferimento scontato per l’anestesista che accompagnò, nove anni fa, Eluana Englaro nel suo ultimo viaggio, a “Udine città della vita”; concetto diametralmente opposto a quello sostenuto, poche settimane fa, in campagna elettorale dal neosindaco di Udine, Pietro Fontanini.

«Udine è città della vita – ha ribadito De Monte –. E come regione grazie al numero di donati siamo una grande regione. Un esempio per molti».

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