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Siamo invasi dalla plastica, ma ora c’è la scure dell'Unione europea

Entro il 2025 stretta sui materiali non smaltibili. I prodotti inquinanti nel 95% delle spiagge monitorate. La norma eviterà l’emissione di 3/4 milioni di tonnellate di anidride carbonica e un risparmio per i consumatori di 6,5 miliardi

Addio a cotton fioc, posate, piatti e cannucce di plastica monouso. L’Unione Europea dichiara guerra alla plastica. Una rivoluzione che dovrà essere portata a compimento entro il 2025, quando vanno venduti solamente materiali che si dissolvono nell’ambiente, come i piatti di carta, le stoviglie di plastica degradabile o i bastoncini cotonati, mentre per i contenitori di plastica usa e getta per bevande dovranno avere attaccati i tappi e i coperchi, in modo che non vengano dispersi.

 

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Addio a cotton fioc, posate, piatti e cannucce di plastica monouso. L’Unione Europea dichiara guerra alla plastica. Una rivoluzione che dovrà essere portata a compimento entro il 2025, quando vanno venduti solamente materiali che si dissolvono nell’ambiente, come i piatti di carta, le stoviglie di plastica degradabile o i bastoncini cotonati, mentre per i contenitori di plastica usa e getta per bevande dovranno avere attaccati i tappi e i coperchi, in modo che non vengano dispersi.

 

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Queste sono solo alcune delle misure presentate dalla Commissione europea nell’ambito della strategia per ridurre l’inquinamento da plastica. Un fenomeno che sta sempre più emergendo a causa del turismo di massa, al mare ma anche in montagna, sul litorale friulano e sulle nostre Dolomiti.

 


L’allarme di Legambiente

 


Secondo l’ultimo rapporto Beach Litter di Legambiente, solo sulle spiagge italiane il 31% dei rifiuti censiti è stato creato per essere gettato immediatamente o poco dopo il suo utilizzo.
 

 

 


Parliamo di imballaggi di alimenti, carte dei dolciumi, bastoncini per la pulizia delle orecchie, assorbenti igienici, barattoli e latte alimentari, mozziconi di sigaretta. I rifiuti plastici usa e getta sono stati, invece, rinvenuti nel 95% delle spiagge monitorate, a dimostrazione della gravità del problema.

 

Altro dato: il 70% dei rifiuti marini è rappresentato da prodotti monouso portati in spiaggia, come piatti, bicchieri e cannucce e da attrezzi da pesca persi o abbandonati sugli scogli e sulla costa.

 

 

 


Gli obiettivi dell’Ue

 


Per questo motivo l’Unione Europea mira al raggiungimento di alcuni obiettivi, da portare a termine entro il 2025: raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica introducendo sistemi di cauzione-deposito, ridurre il consumo dei contenitori monouso e adottare misure di sensibilizzazione.


Il divieto di commercio verrà applicato, per esempio, a cotton fioc, posate, piatti, cannucce e aste per palloncini: tutti i prodotti dovranno essere fabbricati con materiali sostenibili. Per i contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica, gli Stati membri dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione.

 

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I produttori

 


I produttori saranno poi chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per prodotti come i mozziconi di sigaretta, palloncini e attrezzi da pesca in plastica. Assorbenti igienici e salviette umidificate dovranno, invece, avere un’etichetta chiara e standardizzata che indica il loro impatto negativo sull’ambiente.


Per quanto riguarda gli attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge, la Commissione punta a completare il quadro normativo vigente introducendo regimi di responsabilità del produttore per i materiali contenenti plastica: i fabbricanti dovranno coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta.

 

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Inoltre le tariffe del successivo trasporto e trattamento dovranno anche coprire i costi delle misure di sensibilizzazione. Compito degli Stati europei sarà anche quello di avviare campagne di prevenzione, per far capire ai cittadini l’incidenza negativa della dispersione dell’ambiente dei prodotti e degli attrezzi da pesca in plastica, mettendo a conoscenza ogni persona della presenza dei sistemi di riutilizzo.


La proposta della Commissione, prima di entrare in vigore, dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

 


Benefici per tutti

 


Grazie alla direttiva proposta, si otterranno benefici ambientali ed economici, evitando l’emissione di 3/4 milioni di tonnellate di anidride carbonica, derivante dai rifiuti. Altra conseguenza sarà evitare danni ambientali per un costo di 22 miliardi di euro entro il 2030 e il risparmio per i consumatori di 6, 5 miliardi di euro.