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L'inchiesta: già a un anno bambini con lo smartphone in mano

Un piccolo su tre usa telefonini e tablet prima di arrivare ai 12 mesi di vita. Gli esperti: «Rischio di alterazioni del sonno, aggressività e verso le dipendenze»

Quasi un bambino su tre con lo smartphone o il tablet in mano già nel suo primo anno di vita. Una corposa minoranza che diventa una larga maggioranza, addirittura il 70 per cento, tra i 2 e i 3 anni.


Tanto che già nel quarto anno di vita il 25 per cento dei bambini è già così avvezzo a dispositivi touchscreen da dedicarci quotidianamente almeno un’ora del proprio tempo.


Sostituendo non soltanto la “vecchia” tv, ma anche tante occasioni di gioco, movimento, dialogo o interazione che sarebbero p ...

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Quasi un bambino su tre con lo smartphone o il tablet in mano già nel suo primo anno di vita. Una corposa minoranza che diventa una larga maggioranza, addirittura il 70 per cento, tra i 2 e i 3 anni.


Tanto che già nel quarto anno di vita il 25 per cento dei bambini è già così avvezzo a dispositivi touchscreen da dedicarci quotidianamente almeno un’ora del proprio tempo.


Sostituendo non soltanto la “vecchia” tv, ma anche tante occasioni di gioco, movimento, dialogo o interazione che sarebbero preziose per un corretto sviluppo fisico, cognitivo e sociale.

 

La ricerca

 

È la sintesi dei dati di una ricerca pensata in regione, dalla onlus Centro per la salute del bambino di Trieste e dall’Associazione culturale pediatri, ma condotta su un campione nazionale di 1.345 famiglie, 740 delle quali hanno risposto online, mentre le restanti 605 lo hanno fatto a penna su invito del proprio pediatra.

 

Bambini e tecnologie: 10 cose da sapere

 

Le famiglie

 


Se il quadro che ne esce conferma in generale l’utilizzo sempre più massiccio dei dispositivi digitali sin dalla più tenera età in tutte le famiglie, i dati più allarmanti riguardano la seconda tranche del campione, cioè le famiglie che hanno consegnato il questionario al proprio pediatra, caratterizzate rispetto alle altre da livelli medi più bassi di reddito e di istruzione: è tra loro (vedi le tabelle) che si raggiungono i picchi di utilizzo citati più sopra, specchio di un “rischio esposizione” su cui cresce l’attenzione di pediatri, psicologi e addetti ai lavori.

 

 

I rischi

 

Le conseguenze al centro delle analisi e degli studi in materia sono di varia natura: dall’aumento dei casi di obesità, legati alla minore attività fisica, a disturbi di tipo cognitivo (linguaggio, manualità fine, capacità logica) o della sfera comportamentale, che si possono manifestare con alterazioni del sonno, ansia, irritabilità, aggressività, predisposizione a dipendenze, senza dimenticare i possibili effetti legati all’esposizione prolungata a radiazioni elettromagnetiche.
 

 

PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO:

 

- In Francia il divieto di usare il cellulare a scuola è legge

- Bambini, manuale per un uso consapevole di smartphone e tablet

- Dieci motivi per cui i bambini non dovrebbero abusare di smartphone e tablet

- Niente smartphone ai bambini fino a 9 anni: lo dicono gli psicologi

A moltiplicare gli allarmi la consapevolezza di quanto siano già presenti problemi di questo tipo nella fascia d’età tra gli 11 e i 14 anni, quella delle nostre scuole medie, e il timore di quanto possa contribuire alla loro ulteriore diffusione una forte predisposizione, sin della tenerissima età, agli schermi digitali, su tutti smartphone e tablet, ma anche tivù, Pc e videogiochi.

 

I consigli

 


Giorgio Tamburlini e Valeria Balbinot, gli specialisti del Centro per la salute del bambino che hanno seguito l’indagine, non demonizzano i dispositivi, ma raccomandano ai genitori, come si legge nella sintesi finale, di «guidare i bambini ad un uso appropriato delle tecnologie digitali, in modo da cogliere le opportunità che offrono senza incorrere nei rischi derivanti da un loro utilizzo eccessivo e scorretto».

 

Dipendenza digitale, smartphone in culla per tenere buoni i bimbi

 

E il primo errore da evitare è quello di usare telefoni e tablet come mezzo per tenere “buoni” i bambini, come ammette di fare una percentuale di genitori che, minoritaria ma comunque corposa già nei primi 12 mesi del bambino, diventa addirittura una maggioranza via via più larga a partire dal secondo anno di età.

 

 

Buona norma, scrivono i due psicologi, sarebbe dare l’esempio incominciando per primi a ridurre l’utilizzo del telefono in casa, bandendolo del tutto in alcune situazioni, come a tavola. Altra regola d’oro, per Tamburlini e Balbinot, l’accompagnamento costante dei genitori.

 

 

Non soltanto sulle autostrade digitali su cui corrono smartphone e tablet, con un bombardamento di proposte e di stimoli che andrebbero sempre rapportati all’età del pilota, ma anche in attività come «la lettura condivisa, il gioco e la musica, che favoriscono lo sviluppo del cervello del bambino e stimolano l’attenzione, il linguaggio e la creatività molto più di quanto facciano i dispositivi digitali».


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