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In Friuli il cemento torna a invadere i prati: in un anno sparito l’8,9 % del suolo

Nel mirino dell’Ispra la costruzione della terza corsia dell'autostrada A4, il centro intermodale a Ronchi e l’ampliamento del Città fiera

UDINE. Se non fosse stato per la realizzazione di opere attese da anni come la terza corsia lungo l’autostrada A4, il centro intermodale di Ronchi dei Legionari, il nuovo polo logistico di Pordenone e il parco fotovoltaico di Monfalcone, forse il Friuli Venezia Giulia non sarebbe tra le regioni italiane che, lo scorso anno, hanno registrato il maggior aumento in fatto di consumo di suolo.

Escludendo la realizzazione di queste opere, forse non sarebbe successo perché, tre anni fa, la nostra Re ...

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UDINE. Se non fosse stato per la realizzazione di opere attese da anni come la terza corsia lungo l’autostrada A4, il centro intermodale di Ronchi dei Legionari, il nuovo polo logistico di Pordenone e il parco fotovoltaico di Monfalcone, forse il Friuli Venezia Giulia non sarebbe tra le regioni italiane che, lo scorso anno, hanno registrato il maggior aumento in fatto di consumo di suolo.

Escludendo la realizzazione di queste opere, forse non sarebbe successo perché, tre anni fa, la nostra Regione un passo avanti verso la tutela del territorio l’ha fatto «promuovendo lo sviluppo sostenibile anche attraverso il recupero delle aree industriali e commerciali non utilizzate, e il riuso del patrimonio edilizio esistente».



Il Rapporto sul consumo di suolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) presentato in Parlamento, nei giorni scorsi, riconosce lo sforzo fatto dalla nostra Regione ma, rispetto al passato, evidenzia pure crescite significative di consumo di suolo, comprese tra 100 e 200 ettari riscontrabili anche a Udine.

Il tema è noto, la prima proposta di legge nazionale per tentare di invertire la tendenza risale al 2012. L’Europa e le Nazioni unite ora chiedono di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050. Nonostante se ne parli da anni, dalle parole si stenta a passare ai fatti.

Villette e palazzine nuove continuano a sorgere anche se, è il caso di Udine, qualche amministrazione comunale ha già ridotto le aree edificabili. In regione la maglia nera va alla provincia di Udine dove la percentuale di aumento ha raggiunto, lo 0,48 per cento.

Rispetto allo scorso anno, la provincia friulana ha perso 384 chlometriquadrati di terreno agricolo. Il dato va letto in un contesto più ampio che è quello regionale: in Friuli Venezia Giulia la percentuale raggiunge l’8,9 per cento e va oltre il 7,65 per cento registrato, nel 2017, a livello nazionale.

Tra i Comuni con maggiore consumo di suolo rispetto alle loro superfici, il Rapporto Ispra indica Monfalcone, Udine e Pordenone. Ma se l’incremento viene misurato in chilometri quadrati accanto a Udine e Pordenone, al posto di Monfalcone troviamo Trieste.

La valutazione procapite, invece, penalizza i piccoli comuni che da tempo sono costretti a subire il peso delle infrastrutture. Stiamo parlando di Drenchia, di Dogna incastrato tra i piloni autostradali e di Barcis.

Non sono da meno Muzzana del Turgnano, Porpetto e Ronchis, tutti interessati dalla costruzione della terza corsia lungo l’A4 o dalle aree di cantiere per lo stoccaggio dei materiali. Non va meglio a Pordenone: nel capoluogo della destra Tagliamento che conta 51 mila abitanti e una superficie di 38,2 km2, tra il 2016 e lo scorso anno, sono stati consumati 14 ettari di suolo.

È venuta meno pure l’area sulla quale è sorto il Polo logistico con i relativi parcheggi. Senza contare che «quasi 50 mila metriquadrati sono stati impiegati per il potenziamento dell’offerta residenziale monofamiliare integrata dai servizi pertinenziali». Gli autori del Rapporto lo rilevano alla pari della realizzazione del polo intermodale di Ronchi dei Legionari che ha spazzato via 8 ettari di suolo agricolo.

Tornando in provincia di Udine, nel mirino dell’Ispra è finito anche l’ampliamento di un centro commerciale. Trattandosi di Martignacco è facile immaginare che si tratti del Città fiera, il complesso che, negli ultimi anni, si allarga a vista d’occhio. E se al parco fotovoltaico di Monfalcone si aggiunge l’ampliamento di un’attività estrattiva, molti, probabilmente troppi prati sono venuti meno anche nella provincia di Gorizia.

L’altro aspetto sul quale si soffermano i rilevatori dell’Ispra è che il consumo di suolo si evidenzia pure nelle zone sismiche, sulla fascia costiera e nelle area soggette a eventi franosi.

«Il suolo nelle aree a pericolosità sismica – si legge – è consumato con una percentuale del 7,4 per cento nelle aree a pericolosità alta e del 4,8 per cento nelle zone a pericolosità molto alta, per un totale pari a 869.035 ettari di superficie consumata, ovvero il 37,7 per cento dell’insieme delle aree artificiali italiane».

In Friuli Venezia Giulia la percentuale oscilla tra l’8,9 e l’11,7 per cento. Con incrementi che, nell’ultimo anno, vanno da un minimo di 0,5 a un massimo di 1,1 per cento.

La situazione peggiora nella fascia costiera, tra uno e 10 chilometri di distanza dalla costa. In questo caso balza all’occhio l’aumento del Friuli Venezia Giulia che nel confronto con lo stesso dato rilevato nel 2016, arriva all’1,1 per cento.