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Sequestrati perché maltrattati in fattoria, ora rivenduti per essere macellati: l’ira degli animalisti

Fa discutere la decisione del gip di Trieste di revocare il sequestro di decine di capi tra pecore, maialini e oche per venderli a un commerciante

UDINE. Dal sequestro preventivo, finalizzato a sottrarre un’ottantina di animali ai presunti maltrattamenti cui il proprietario è accusato di averli sottoposti, nella sua fattoria di Trebiciano, sul Carso triestino, all’autorizzazione alla loro vendita a un commerciante di carni e bestiame. È il beffardo destino toccato alla parte degli animali - tutti da cortile - che, dopo il blitz eseguito lo scorso gennaio dagli uomini del Nucleo operativo per l’attività di vigilanza ambientale della Reg ...

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UDINE. Dal sequestro preventivo, finalizzato a sottrarre un’ottantina di animali ai presunti maltrattamenti cui il proprietario è accusato di averli sottoposti, nella sua fattoria di Trebiciano, sul Carso triestino, all’autorizzazione alla loro vendita a un commerciante di carni e bestiame. È il beffardo destino toccato alla parte degli animali - tutti da cortile - che, dopo il blitz eseguito lo scorso gennaio dagli uomini del Nucleo operativo per l’attività di vigilanza ambientale della Regione, erano stati assegnati in custodia all’azienda agricola “Molin Novacco” di Aiello del Friuli.

Nel disporre la revoca del sequestro, il gip del tribunale di Trieste, Luigi Dainotti, ha infatti autorizzato Igor Sartorelli, ossia il fattore sotto inchiesta, a vendere capre, caprette e pecora (del Camerun), galli, galline, tacchini e lattanzoli, scrofa e maialini (vietnamiti), anatre e oche, per un totale di 73 capi, a Silvio Braida, titolare dell’omonima ditta di via Veneto, a Cussignacco.

Una restituzione «condizionata» alla cessione degli animali da cortile, quindi, così come richiesto dai suoi difensori, avvocati Cristiana Crevatin e Sara Vermigli, di Trieste, onde «evitare ulteriori costi di gestione, cura e mantenimento degli animali».

Apriti cielo. Appresa la notizia - il provvedimento risale al 2 luglio scorso, ma è stato eseguito una settimana fa -, l’associazione “Amici della Terra” di Udine ha preso carta e penna e inviato un esposto in Regione. E per l’esattezza, agli assessori Riccardo Riccardi e Stefano Zannier, al direttore regionale Sanità pubblica veterinaria, Manlio Palei, e al direttore del Noava. «Un fulmine a ciel sereno, almeno per gli animalisti che a suo tempo avevano gioito per il tanto sperato sequestro», scrive la presidente Gabriella Giaquinta.

Nulla quaestio rispetto all’acquisto concordato con Damiano Baradel, gestore del centro faunistico di Terranova, a San Canzian d’Isonzo, cui una parte degli animali era stata smistata, e con Gianni Rainone, a capo dell’associazione “Asinando” di Lusevera, a su volta assegnatario di un’altra quota. A determinare scompiglio è stata la scelta del terzo acquirente (che con i legali di Sartorelli aveva stabilito in 877 euro il costo della compravendita). «Ci sembra alquanto inquietante – afferma Giaquinta – per animali che erano stati sequestrati, perchè detenuti in maniera non conforme alle normative sul benessere degli animali. Tra questo e la macellazione – conclude – ce ne corre».