Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Terremoto del Friuli: ricostruite le mura di Venzone, ma i due tratti non combaciano

A sinistra il punto di congiunzione della mura a Venzone

Sessanta centimetri. È questo lo spazio che divide le due parti della cinta muraria di Venzone, promosso a borgo più bello d’Italia e simbolo del sisma del 1976. Il muro, restaurato dal Comune, nel punto d’incontro con l'antico tracciato anziché unirsi si sovrappone a quello rifatto nel post-terremoto

VENZONE. Chi pensava di veder congiungere le parti della cinta muraria di Venzone, nel lato nord, a pochi metri dalla porta San Genesio, si sbagliava. Nel borgo più bello d’Italia il muro consolidato, seguendo l’antico tracciato, e restaurato dal Comune, nel punto d’incontro anziché unirsi si sovrappone a quello rifatto nel post-terremoto. Le due parti sono divise da uno spazio largo circa 60 centimetri. Uno spazio che non è passato inosservato né dentro né fuori le mura. Il caso è scoppiato ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

VENZONE. Chi pensava di veder congiungere le parti della cinta muraria di Venzone, nel lato nord, a pochi metri dalla porta San Genesio, si sbagliava. Nel borgo più bello d’Italia il muro consolidato, seguendo l’antico tracciato, e restaurato dal Comune, nel punto d’incontro anziché unirsi si sovrappone a quello rifatto nel post-terremoto. Le due parti sono divise da uno spazio largo circa 60 centimetri. Uno spazio che non è passato inosservato né dentro né fuori le mura. Il caso è scoppiato anche se sembra abbastanza evidente che se di errore si può parlare questo è stato compiuto tra gli anni Ottanta e Novanta, quando fu ricostruita la cinta muraria distrutta dal terremoto nel 1976.



Il caso è interessante perché a Venzone, monumento nazionale fin dal 1965, ricostruito dov’era e com’era, si evidenziano così due diverse scuole di pensiero sul restauro: una forse più permissiva leggibile in quella leggera curvatura che potrebbe essere sorta per rispondere alla necessità di allargare la strada, l’altra più rispettosa della storia e quindi dell’origine dei manufatti. Il dibattito è aperto.

La gente chiede spiegazioni, l’opposizione presenta un’interrogazione e il Comune, d’intesa con la Soprintendenza alle belle arti, cerca una soluzione per trasformare quella che viene definita una «sovrapposizione annunciata» in un punto di forza per creare una scala e rendere percorribile il fossato. L’ipotesi più accreditata, infatti, è che lo spazio tra i due muri diventi la sede da cui far partire la scala verso il fossato. Un passaggio che residenti e turisti potrebbero utilizzare per concedersi qualche tappa lungo il percorso medievale. Ma andiamo con ordine.

Il dettaglio dello spazio tra le due parti di muro a Venzone


Diciamo subito che l’intervento attuale costato 519 mila euro, prevedeva questa difficoltà. Il progetto realizzato dall’ufficio tecnico del Comune ha sempre evidenziato la discrepanza, invitando a una valutazione con i tecnici della Soprintendenza. «Il disassamento era prevedibile perché nel post-terremoto, in via dei Fossati, la cinta muraria è stata ricostruita senza seguire la traccia originale».

Lo ripete il vicesindaco, Mauro Valent, lo ribadiscono i tecnici che nel tempo hanno predisposto gli elaborati. Stando ai ricordi di pochi, tra gli anni Ottanta e Novanta, in via dei Fossati la cinta muraria sarebbe stata ricostruita sopra uno scavo nuovo, attraverso una gettata di cemento rivestita con pietre recuperate lungo il tracciato. Una tecnica diversa da quella adottata ora: «Noi – continua il vicesindaco – abbiamo mantenuto le mura originali consolidandole con la posa dei pali sotterranei in acciaio che reggono la strada».

Ovviamente il progetto è stato approvato dalla Soprintendenza alle belle arti che, a quanto pare, aveva messo in conto di dover trovare una soluzione per “mascherare” il disassamento, ovvero il mancato prolungamento dei due muri. Nessuno sembra aver mai pensato di mettere in discussione la presenza del muro rifatto dopo il terremoto, proprio perché la teoria del restauro suggerisce di rendere leggibili le trasformazioni subite dai monumenti.



Il caso fa discutere. A Venzone ne parlano tutti, ognuno azzarda soluzioni possibili e pretende di avere qualche chiarimento in nome del legame con la storia rivendicato, più di 40 anni fa, dalla gente e dagli amministratori di allora per far risorgere il borgo com’era e dov’era.

La visita di Mattarella a Gemona e Venzone



Il sindaco, Fabio Di Bernardo, non lo considera un problema: «Il direttore dei lavori, il vicesindaco con delega ai Lavori pubblici che ha seguito tutto l’iter e il Responsabile unico del procedimento (Rup) anche nei giorni scorsi si sono confrontati con gli esperti della Soprintendenza». In effetti, i tecnici sembra abbiano già ottenuto un via libera preventivo per la realizzazione della scala che consentirà di percorrere il fossato una volta svuotato dalla macerie depositate nel post-terremoto. Lo svuotamento del fossato sarà il passo successivo che consentirà di dare un nuovo volto al borgo riportando alla luce il canale che, per ragioni difensive, collegava la Venzonassa al fossato.

LEGGI ANCHE: TERREMOTO DEL FRIULI, 40 ANNI DOPO - LO SPECIALE