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Acqua surriscaldata, salvati in extremis oltre trecento pesci

Talmassons: intrappolati nelle pozze del Cormôr a Sant’Andrat, rischiavano la morte. Decisivo l’intervento immediato dell’Ente tutela pesca e di molti volontari

TALMASSONS. Messi in salvo oltre dieci quintali di pesce intrappolato per la siccità nelle secche del Cormôr a Sant’Andrat: la segnalazione tempestiva del fenomeno, l'altra mattina, e l’intervento immediato hanno scongiurato la moria.

Hanno lavorato per alcune ore gli addetti dell’Ente tutela pesca e i volontari di Talmassons per catturare il pesce, circa 300 grossi esemplari di carpe, tinche e altro, posizionandoli poi in apposite vasche per poterli immettere in siti più sicuri per quantità ...

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TALMASSONS. Messi in salvo oltre dieci quintali di pesce intrappolato per la siccità nelle secche del Cormôr a Sant’Andrat: la segnalazione tempestiva del fenomeno, l'altra mattina, e l’intervento immediato hanno scongiurato la moria.

Hanno lavorato per alcune ore gli addetti dell’Ente tutela pesca e i volontari di Talmassons per catturare il pesce, circa 300 grossi esemplari di carpe, tinche e altro, posizionandoli poi in apposite vasche per poterli immettere in siti più sicuri per quantità di acqua.

La prima segnalazione è stata di un cacciatore residente, Stefano Garon della locale Riserva di caccia, il quale, visto più di qualche esemplare galleggiare privo di vita, ha chiamato l’Etp e ha informato il sindaco Fabrizio Pitton.

Il tratto del corso d’acqua dove è stato effettuato il recupero è a monte della località detta Tre ponti, dove poi dilaga il torrente nel bacino prima di incanalarsi verso Marano. Oltre all’Etp, che tra l’altro nel Comune gestisce un importante impianto di peschiera, Pitton ha allertato il gruppo di Protezione civile.

La voce si è sparsa fra pescatori e cacciatori della zona, alcuni dei quali, già in partenza per il relax di Ferragosto, non hanno esitato a cambiare programma mettendosi a disposizione. A dare man forte pure alcuni componenti dell’associazione El cogol di Pozzuolo del Friuli.

Già nelle prime ore del pomeriggio è stato possibile cominciare il recupero, grazie all’appoggio tecnico dell’Etp: la fauna ittica prigioniera delle pozze d’acqua surriscaldata è stata catturata utilizzando appositi storditori per convogliare in reti di raccolta i pesci, destinati altrimenti a morte sicura per il fango che stava intasando le loro branchie.

Il fenomeno è purtroppo ricorrente. Nel luglio 2015 la prolungata siccità provocò in quella zona una strage di pesci piccoli e grandi, in quanto la segnalazione fu tardiva. Non aver potuto effettuare il recupero ha significato, allora, anche trovarsi per giorni con l’aria ammorbata dalle carcasse maleodoranti.

«I pesci che popolano il Cormôr – dicono i pescatori della zona – non vengono pescati per essere consumati perché l’acqua riceve immissioni quale ad esempio le fogne di Udine. Vi è stata però individuata anche la presenza del pesce temolo, segnale consolante sulla condizione dell’acqua».

Quello recuperato a Sant’Andrat è il cosiddetto “pesce di risalita”, che durante le piene appunto ripercorre il fiume verso monte oltre i salti. Ma se resta in secca per la mancanza del minimo livello vitale, non ha scampo.

«Sono da ringraziare gli addetti dell’Etp e la ventina di volontari che hanno operato – afferma il sindaco Pitton – . I nostri cacciatori e pescatori, che in questo frangente hanno affiancato la Protezione civile, sono i primi a mostrarsi sensibili in modo concreto al benessere ambientale di questo territorio, che riveste particolare interesse naturalistico».

«In questa giornata – commenta Garon – , ciascuno ha fatto la sua parte compreso il sindaco, presente dall’inizio alla fine, e tutto questa volta ha funzionato, forse anche grazie al coordinamento comunale».