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I carnici amano la cultura?

La proposta di Paolo Medeossi mette i carnici di fronte allo specchio e propone loro di andare a visitare il museo: 5euro per 10 mila visitatori fanno 50 mila euro cifra che abbatterebbe di molto il...

La proposta di Paolo Medeossi mette i carnici di fronte allo specchio e propone loro di andare a visitare il museo: 5euro per 10 mila visitatori fanno 50 mila euro cifra che abbatterebbe di molto il buco di 75 mila euro. Concordo a pieno.

A monte di questa proposta c’è però la domanda principale che dobbiamo farci: i carnici amano la propria cultura? Cosa sono disposti a fare per sostenerla? Ognuno di noi allora si chieda: sono mai stato a visitare il museo Gortani a Tolmezzo per riscoprire c ...

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La proposta di Paolo Medeossi mette i carnici di fronte allo specchio e propone loro di andare a visitare il museo: 5euro per 10 mila visitatori fanno 50 mila euro cifra che abbatterebbe di molto il buco di 75 mila euro. Concordo a pieno.

A monte di questa proposta c’è però la domanda principale che dobbiamo farci: i carnici amano la propria cultura? Cosa sono disposti a fare per sostenerla? Ognuno di noi allora si chieda: sono mai stato a visitare il museo Gortani a Tolmezzo per riscoprire che la capacità artigiana e la cura del bello e ben fatto sono il cuore del nostro saper fare? Ho mai passeggiato tra i resti dello straordinario foro romano di Zuglio e ho visitato il vicino museo archeologico, vero scrigno di reperti che ci parlano con la forza viva della storia per dirci quali genti stavano tra le nostre valli? E un viaggio nel tempo attraverso i fossili del museo di Ampezzo e del Geoparco per capire che le rocce sono libri aperti lo abbiamo compiuto?

E cosa dire allora delle coinvolgenti stanze del Museo della Grande Guerra di Timau con lo strazio che si prova per le vittime di una inutile strage? Siamo stati mai ad avvolgerci dalla grazia vibrante delle note in quel tesoro di cultura musicale che è la Mozartina di Paularo? Ci siamo calati tra le tenebrose gallerie della miniera di Cludinico? E avanti con i non pochi luoghi che ci aiutano a capire chi siamo e cosa vogliamo, penso alle tele della pinacoteca De Cillia di Treppo Carnico Ligosullo o alle piccole e significative sedi espositive che abbiamo in Carnia come le tegole di Cella.

Questo per dire: nel chiedere aiuto e soldi a qualche salvatore o alle istituzioni guardiamoci dentro e “adottiamo” i nostri luoghi del cuore. Facciamolo, prima che i rintocchi degli orologi dell’interessantissimo museo dell’orologeria di Pesariis suonino la morte della cultura carnica.

Come? Alcune proposte da accompagnare alla richiesta di intervento regionale:

1) Riallestire le stanze del Museo Carnico: c’è troppa roba esposta, overdose di cultura, bisogna toglierne tre quarti. Ad esempio le meravigliose maschere in legno: non più di quattro appese su una parete, illuminate dal basso per accentuarne la forza espressiva. Ciò che non è esposto usarlo a rotazione per mostre tematiche.

2) Realizzare una importante mostra ogni anno per attrarre nuovi visitatori e riportare chi già conosce il museo e non ci tornerebbe. Ad esempio per restare sulle maschere farne una sulle maschere dell’arco alpino. Ma altre se ne possono pensare: una sui cambiamenti climatici e la sparizione dei ghiacciai, una sulla geografia e come è cambiato il concetto di cartine, dalle vecchie mappe alla realtà aumentata di oggi e via di questo passo.

3) Aprire collaborazioni con musei stranieri, ad esempio per fare una bella mostra sulla emigrazione e rilanciare il tema dei cramars, collegarsi con il Museo dell’immigrazione di Ellis Island di New York, il Museo per la storia delle emigrazione italiana di Lucca, quello regionale dell’emigrazione di Gualdo Tadino e coinvolgendo ad esempio l’Ente Friuli nel mondo.

4) Calibrare e potenziare la struttura a servizio della rete Carnia Musei, diventata troppo baricentrica sulla geologia. Meravigliosa l’attività del geoparco e ha un senso perché Gortani era anche geologo, ma ora va recuperata la connessione col museo di Tolmezzo. Servono più attività qui, come negli altri musei carnici. Potenziare attività didattica. Percorsi condivisi con scuole.

5) Proseguire con la produzione di studi e libri come fatto in questi anni recenti. Il museo deve produrre ricerca e cultura e in questo coinvolgere sempre più l’università.

6) Attivare l’interesse dei privati proponendo questi progetti di medio periodo, un privato non finanzia una cosa spot, ma se c’è strategia.

7) Formazione continua dei dipendenti e degli operatori turistici su tutti i musei, perché sappiano indirizzare gli ospiti sui musei.

Ah, nessuno lo ha detto, ma sapete che per fare stare in piedi il museo, dal 2009 non è stato accantonato il Tfr dei dipendenti? Così per sopperire alle croniche carenze di cassa, il Museo ha deciso di utilizzare il Tfr dei dipendenti, che ammonta a circa 125 mila euro. Questo per dire che il museo non stava in piedi da tempo. Solo in questi ultimi anni si sono accantonati 10 mila euro di Tfr.

Di carne al fuoco ce n’è, anzi di Carnia al fuoco, vediamo di non carbonizzarla. Intanto dico grazie a presidente e cda per la passione e la competenza che hanno messo e stanno mettendo in campo. Questo senza dimenticare l’impegno che ci mettiamo: come comune infatti abbiamo aumentato dal 2014 i fondi rispetto al passato, abbiamo portato i finanziamenti di Città Alpina (50 mila euro nel 2017) e come Uti finanziamo ogni anno con convenzione per gestione centro servizi museali con oltre 20 mila euro. —

sindaco di Tolmezzo

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