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Risarcita per mobbing dopo il licenziamento

Ordinato il reintegro di un’assistente domiciliare. La cooperativa l’aveva sanzionata per diversi episodi

UDINE. In pochi mesi, aveva inanellato una contestazione disciplinare dietro l’altra. E poi, il 22 luglio 2014, era stata licenziata «per giustificato motivo soggettivo». Troppi, a dire della Cooperativa servizi - società cooperativa sociale onlus di Udine, i comportamenti «negligenti» della dipendente, un’assistente domiciliare di di 60 anni di San Giovanni al Natisone, per non dichiarare decaduto il vincolo fiduciario.

Valutazioni che il giudice del lavoro, però, ha ritenuto di non condivid ...

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UDINE. In pochi mesi, aveva inanellato una contestazione disciplinare dietro l’altra. E poi, il 22 luglio 2014, era stata licenziata «per giustificato motivo soggettivo». Troppi, a dire della Cooperativa servizi - società cooperativa sociale onlus di Udine, i comportamenti «negligenti» della dipendente, un’assistente domiciliare di di 60 anni di San Giovanni al Natisone, per non dichiarare decaduto il vincolo fiduciario.

Valutazioni che il giudice del lavoro, però, ha ritenuto di non condividere e che hanno finito per costare all’azienda non soltanto il reintegro della lavoratrice, con tanto di versamento delle retribuzioni successive alla pronuncia, ma anche il risarcimento dei danni per il mobbing nel frattempo subìto e accertato. Per un totale di quasi 15 mila euro.

A monte, una lunga serie di cartellini gialli, tra le sanzioni comminate per le ripetute assenze alle riunioni di équipe e ai corsi di formazione e i richiami scritti seguiti a due episodi in particolare. Il primo era avvenuto il 28 marzo 2014, quando, a seguito dell’urto contro un panettone mentre con l’auto usciva dal parcheggio di un supermercato - dove peraltro aveva detto di avere fatto la spesa per conto di un assistito, acquistando ricariche telefoniche non contemplate tra i generi considerati «di prima necessità» -, aveva modificato gli orari sui fogli turno, per «fare rientrare l’infortunio nell’orario di assistenza dell’anziano».

Non meno grave, a giudizio del datore di lavoro, l’indicazione sui report mensili di chilometraggi errati (almeno dal 16 maggio e fino al 4 giugno, quando era stata scoperta). “Sviste” che l’operatrice aveva ammesso, «negando qualsiasi intenzionalità – le era stato ricordato nella lettera di licenziamento –, sul presupposto che si trattava di una modesta voce di danno per l’azienda, essendo stati corrisposti rimborsi di “soli” 0,30 centesiumi per chilometro».

Tutte condotte per le quali, già in fase cautelare, il giudice aveva escluso «una gravità tale, da giustificare la sanzione espulsiva». Ottenuto l’annullamento per illegittimità del licenziamento, in sede di ricorso della cooperativa la lavoratrice era passata al contrattacco, incassando anche l’ammissione delle domande riconvenzionali proposte dal suo legale, l’avvocato Rino Battocletti. «La reintegrazione è avvenuta sette mesi dopo la pronuncia e con mansioni inferiori alla qualifica – scrive il giudice Marina Vitulli –. Le difficoltà di reinserimento sono proseguite anche per le limitazioni di salute, ma nessun concreto sforzo è stato fatto per trovarle una collocazione soddisfacente».