Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

«Così i profughi torneranno nei parchi»

Fabio D’Andrea, responsabile Anci per i progetti Sprar, critica le ultime scelte politiche sull’immigrazione in città e in Fvg



«Se la gestione dei migranti non sarà affrontata con ragione e dialogo, a novembre Udine e l’hinterland saranno nuovamente in balia degli “invisibili” che dormono nei parchi o sulle tribune dei campi sportivi». Parola di Fabio D’Andrea, responsabile Anci Fvg per i progetti Sprar regionali, da 15 anni impegnato nel settore. Funge da anello di congiunzione tra Prefettura, associazioni del terzo settore ed enti locali per l’accoglienza diffusa, un sistema che in regione si occupa di circa 5.000 ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter



«Se la gestione dei migranti non sarà affrontata con ragione e dialogo, a novembre Udine e l’hinterland saranno nuovamente in balia degli “invisibili” che dormono nei parchi o sulle tribune dei campi sportivi». Parola di Fabio D’Andrea, responsabile Anci Fvg per i progetti Sprar regionali, da 15 anni impegnato nel settore. Funge da anello di congiunzione tra Prefettura, associazioni del terzo settore ed enti locali per l’accoglienza diffusa, un sistema che in regione si occupa di circa 5.000 adulti, oltre a 300 minorenni. «Il ritorno di forza della rotta balcanica, dopo un paio di anni di calma, si vede già da alcuni aspetti – dice –: la caserma Cavarzerani è piena, la Friuli è stata riaperta. E la situazione potrebbe peggiorare con l’inverno».

Da cosa lo deduce?

«Fino a poco tempo fa, Prefettura, associazioni ed enti locali remavano dalla stessa parte, ora il Comune di Udine e la Regione sembrano aver preso strade diverse, per pura propaganda e per conquistare qualche voto in più. L’amministrazione del capoluogo friulano si è smarcata dal progetto Aura: se sarà eliminato, dove manderemo la gente? Nelle caserme? Questo potrebbe portare scompensi seri».

Quali problemi?

«Lo Sprar serve a evitare che i migranti vengano accolti in numero troppo elevato nelle caserme, perché è qui che prende vigore l’integralismo, con un esercito di gente incontrollabile e passibile di andare incontro a radicalizzazione. Nella mia esperienza ho notato che più tempo rimangono nelle ex strutture militari, più sono di “recupero” difficile».

L’esperienza Sprar funziona nelle piccole comunità?

«Lo testimoniano i fatti. Prendiamo Socchieve, che ha ospitato picchi di 30 migranti. A qualcuno la loro presenza potrà aver arrecato disagio psicologico, ma di “fatti criminosi” non ci sono notizie. Oppure Pontebba, dove cinque famiglie di etnie diverse convivono senza problemi con i locali. A Tarvisio, dopo le mobilitazioni davanti alla caserma Meloni contro l’arrivo di 25 migranti la situazione scorre liscia. I preconcetti sono un’altra storia. Ci sono forze politiche che hanno una forza direttamente proporzionale al numero di richiedenti asilo, così possono buttare la polvere sotto il tappeto e nascondere altre questioni».

Una delle critiche a chi fa accoglienza tira in ballo la questione economica.

«È un disco rotto. I 30-32 euro giornalieri erogati per gestire ogni migrante restano tutti sul territorio. Il cibo si compra qui, sigarette o ricariche telefoniche idem, così come sono locali i docenti dei corsi di lingua o di formazione. E cosa dire della Caritas, che dà lavoro a tempo indeterminato a decine di persone? Se Comune di Udine e Regione definiscono “approfittatori” coloro che lavorano per l’organismo parrocchiale Cei non sanno cosa dicono».

Qualche esempio?

«Caritas da anni si sostituisce alle istituzioni nella gestione degli “ultimi”. Sono esterrefatto dal comportamento di certe istituzioni: se si dovesse rompere il dialogo con il terzo settore, si metterebbe in crisi un intero sistema che ha dato sollievo agli enti locali».

Dovrebbe cambiare l’approccio delle istituzioni?

«Certo. La Regione ha voluto eliminare i fondi per i corsi che favoriscono l’integrazione, tagliando anche le risorse per i minori stranieri non accompagnati. Ha stanziato 50.000 euro per i rimpatri, sapendo benissimo che non ne sarà fatto nemmeno uno. Tutte scelte discutibili». —