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Feste sottotono e congresso decisivo: l’estate di un Pd in cerca di se stesso

Anche gli incontri sul territorio confermano le difficoltà di un movimento che non riesce ancora a rialzare la testa

UDINE. Una volta, per la verità ormai tanto tempo fa, rappresentavano una sorta di tempio pagano del centrosinistra regionale. Molto più recentemente, più o meno fino allo scorso anno, un luogo di ritrovo in cui l’élite (turbo)renziana locale faceva quadrato attorno alle scelte prese in piazza Unità provando a convincere il proprio popolo della bontà dell’azione di governo. E spesso anche delle grandi riforme – quella costituzionale su tutte – sulle quasi si è schiantata, politicamente, la r ...

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UDINE. Una volta, per la verità ormai tanto tempo fa, rappresentavano una sorta di tempio pagano del centrosinistra regionale. Molto più recentemente, più o meno fino allo scorso anno, un luogo di ritrovo in cui l’élite (turbo)renziana locale faceva quadrato attorno alle scelte prese in piazza Unità provando a convincere il proprio popolo della bontà dell’azione di governo. E spesso anche delle grandi riforme – quella costituzionale su tutte – sulle quasi si è schiantata, politicamente, la rottamazione del Giglio magico.

Erano le feste dell’Unità in Fvg, in altre parole. Terreno, pubblicizzato in lungo e in largo, di discussioni, dibattiti o semplici vis-à-vis a sinistra. Tutto, o quasi, cancellato. Perchè nell’estate dem 2018 anche queste sono finite nel tritacarne, o se preferite nell’anonimato più completo, di un partito che tanto a Roma quanto a Udine va a caccia di se stesso.

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Serve qualcosa di diverso dall’anonima normalità, in altre parole, per evitare di continuare a inseguire il centrodestra a colpi di comunicati a difesa di quanto si è fatto in passato. Non perché non sia giusto, ma semplicemente perché ormai non serve a nulla. Di fronte, i dem, hanno 4 anni e mezzo di opposizione, non di governo. E sarà il caso che si attrezzino (e si adeguino) in breve. Guidati da chi? Sarebbe potuto toccare a Francesco Russo, ma l’ex senatore – una volta portata a casa la vicepresidenza del Consiglio – non pare avere alcun interesse a prendere in mano il gruppo. Lo stesso dicasi di Franco Iacop, cui è andata la presidenza del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione.



E se Diego Moretti ha “già dato”, e Mariagrazia Santoro è alla sua prima esperienza da eletta, la barra potrebbe, davvero, puntare su Cristiano Shaurli. Specialmente se l’ex assessore si candiderà (la scadenza è il 15 ottobre) alla segreteria del partito, vincendo le primarie e trasformando in concretezza la teoria secondo la quale alla guida del partito deve andarci – per disponibilità di tempo e ruolo – un consigliere regionale. Un congresso, quello che si svolgerà a dicembre, che in casa dem in molti vedono come decisivo per le sorti del partito.

Shaurli, sempre che decida di correre, porterebbe il Pd decisamente a sinistra. Paolo Coppola – ex parlamentare renzianissimo molto attivo in queste settimane –, invece, sposterebbe l’asse al centro. Una variabile, mica da poco, questa, al netto delle impervie – o quantomeno ardite – teorie di chi sogna un partito federale e indipendente da Roma. Shaurli o Coppola, dunque. Ma se, alla fine, sbucasse un terzo nome? Non è un’opzione da scartare. Qualcuno ci sta già lavorando.