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L’infanzia a Tualis, i ricordi in una lettera «Si viveva l’orgoglio»

la storiaUna visita al paese natale fa tornare in mente a Egidio Marin, diacono a Cassacco, i ricordi dell’infanzia a Tualis, dove nacque nel 1947, invogliandolo a «rovesciare il calzino della sua...

la storia

Una visita al paese natale fa tornare in mente a Egidio Marin, diacono a Cassacco, i ricordi dell’infanzia a Tualis, dove nacque nel 1947, invogliandolo a «rovesciare il calzino della sua vita, aprendo il serbatoio dei miei ricordi sul passato che mi ha portato fin qui e che nulla posso fare per cambiarlo o cancellarlo».

Marin si sente onorato di appartenere alla gente di montagna, a Tualis, posto che «poi, per motivi di famiglia e di lavoro, ho dovuto presto abbandonare; ma lì è ri ...

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Una visita al paese natale fa tornare in mente a Egidio Marin, diacono a Cassacco, i ricordi dell’infanzia a Tualis, dove nacque nel 1947, invogliandolo a «rovesciare il calzino della sua vita, aprendo il serbatoio dei miei ricordi sul passato che mi ha portato fin qui e che nulla posso fare per cambiarlo o cancellarlo».

Marin si sente onorato di appartenere alla gente di montagna, a Tualis, posto che «poi, per motivi di famiglia e di lavoro, ho dovuto presto abbandonare; ma lì è rimasto il legame con le mie radici senza le quali ogni vita perde sapore. Sempre lì spero che un giorno ritorneranno anche le mie ceneri». Cinquanta anni fa Tualis era in gran parte abitato da povera gente «che tra fatiche e lacrime segrete doveva fare i conti con la dinamica del vivere giorno dopo giorno con l’assillo di sbarcare il lunario. Gente che, nonostante profumasse di miseria, la vedevo onesta, dignitosa, generosa, solidale». La mente si perde nei ricordi, di avvenimenti, di luoghi e di persone: l’incendio della sua casa e la solidarietà di tutto il paese nella prima fase di spegnimento, la morte prematura di zia Norma, la partenza del padre verso la Francia in cerca di lavoro.

«Quante immagini evocano in me quei posti nelle vicinanze di Tualis, Piertia, Meselò, Vaglina, Taviela, Chiadinas, Margò, Lavera. A quei luoghi mi lega il ricordo di tante persone che ho conosciuto; molte di esse non ci sono più ma scorgo i loro nomi ed i loro volti sulle tombe del cimitero: Toni di Tilde, Ziuti di Soratet, Pierin da Mielota, Maria di Sunto, Romeo il Sartor, Iacum di Culì».

In quegli anni la vita scorreva con tempi diversi: «La gente era più gioiosa e allegra. L’acqua la si prendeva dalla fontana del paese. Oggi invece non sappiamo più fare nemmeno una sana risata, non c’è più quell’esplodere luminoso dell’anima sul volto, tipico della gente di montagna».

Marin ricorda e confronta i modi di vivere di un tempo con quelli di ora. «Non ricordo di essere stato circondato, come al presente, da persone risentite, scontente, sospettose, brontolone, infastidite, insoddisfatte. Ci si aiutava reciprocamente con carità reale e non superficiale e astratta. Il mangiare era povero ma sano e non scadente, l’abbigliamento era semplice ma non dismesso, le nostre case erano disadorne ma non scomode». C’era solidarietà, anche fra bimbi, in particolare in occasione di marachelle, il gioire dei giochi, tenendo in equilibrio un vecchio cerchione, alla sera al suono della musica dei grilli che facevano festa, insetti che ora a colpa dei diserbanti sono diventati merce rara». —G.G.