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Addio ad Alberto Picotti il partigiano detto “Mascotte”

Giovanissimo aveva partecipato alla Resistenza nella file della Brigata Osoppo. Dopo la guerra è stato maestro e autore di poesie e racconti in friulano

UDINE. Si faceva chiamare “Mascotte”. Era il suo nome di battaglia nelle file della Brigata Osoppo, con cui partecipò, giovanissimo, alla Resistenza: il partigiano Alberto Picotti si è spento ieri a Udine, all’età di 88 anni, dopo una vita lunga, intensa, scandita da tante passioni e interessi, primo fra tutti quello per la letteratura.

Nel dopoguerra, non a caso, fece parte del gruppo di scrittori del movimento Risultive. La sua vivacità intellettuale lo portò a svolgere varie professioni, m ...

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UDINE. Si faceva chiamare “Mascotte”. Era il suo nome di battaglia nelle file della Brigata Osoppo, con cui partecipò, giovanissimo, alla Resistenza: il partigiano Alberto Picotti si è spento ieri a Udine, all’età di 88 anni, dopo una vita lunga, intensa, scandita da tante passioni e interessi, primo fra tutti quello per la letteratura.

Nel dopoguerra, non a caso, fece parte del gruppo di scrittori del movimento Risultive. La sua vivacità intellettuale lo portò a svolgere varie professioni, ma il lavoro del “cuore” , esercitato a lungo, fu quello di maestro elementare, ruolo che Picotti ricoprì in diversi centri friulani. Parallelamente si dedicava allo studio della storia della propria terra e all’arte poetica.

Nel 1976 pubblicò una prima silloge di poesie in friulano, componimenti raccolti sotto il titolo “Dies Irae pal Friul” e ispirati dalla tragedia del terremoto: quattro le edizioni del volume, probabilmente tuttora l’opera poetica in marilenghe più diffusa. Seguì, appena un anno più tardi, una nuova antologia, “Tra lus e scur” , edita da Risultive.

Ma Alberto Picotti ha firmato pure numerosi saggi e monografie su svariati periodi e aspetti della storia e della cultura friulane, concentrandosi, in particolare, sul fenomeno dell’emigrazione: spicca, fra gli scritti di settore,

«Emigrazione, significato di un ricordo» , testo sui movimenti migratori dal Comune di Pavia di Udine (l’uscita risale al 1985). Nel 1990, poi, fu dato alle stampe «Cadel da Fanna, l’uomo, l’artista, il suo paese», edizione critica dell’opera completa di Vittorio Cadel, poeta e pittore del primo Novecento friulano. Nel 1995 completò uno studio decennale sui proverbi in marilenghe (all’incirca 5.000) con la riedizione dei «Proverbi friulani» raccolti e pubblicati, nel 1876, da Valentino Ostermann: a corredo Picotti inserì la trascrizione in koiné friulana, con accurati commenti e con la traduzione in italiano. Curò inoltre la stesura del volume «Quell’alba sul lago Kivu, settant’anni di emigrazione friulana in Ruanda» dell’amico Gian Alberto Tomini. L’avanzare dell’età non frenò il suo slancio produttivo.

Nel 2008, ormai 79enne, lo studioso ultimò il volume «Giustina nei ricordi di Mascotte, una marchesa nella Resistenza udinese 1943-1945» : il libro si distingue nella miriade di scritti sul tema, offrendo uno scorcio inedito e raccontando di una Resistenza diversa – più silenziosa ma non per questo meno audace e pericolosa –, condotta in città da un gruppo di cui facevano parte, appunto, anche Cecilia Deganutti, una marchesa monarchica, e l’autore, partigiano poco più che bambino.

Alberto Picotti è stato inoltre consigliere dell’Ente Friuli nel Mondo e nello spirito e sulle orme di Ottavio Valerio ha visitato e animato decine di Fogolârs Furlans in ogni parte del mondo, promuovendo incontri dedicati alla poesia, alla lingua e alla cultura friulana.

Convinto e appassionato cultore dei valori fondanti della friulanità, ha fatto della sua casa udinese un punto di riferimento e un luogo d’incontro per tanti emigranti di ritorno nella terra natale. E sulle tematiche legate al friulano e alle lingue minoritarie ha scritto a lungo sulla stampa di settore. Ha collaborato per oltre trent’anni col Bollettino di Castelmonte, negli ultimi periodi con la rubrica «Testimonianze friulane», ora raccolte in un volume.

I funerali del partigiano-letterato (che lascia la moglie Loretta e i figli Fabrizio, giudice della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, e Gianluca, vicedirettore generale di Civibank) saranno celebrati domani, alle 10.30, nella chiesa di Santa Maria Assunta, in via Cadore a Udine.