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Stati generali per le nostre spiagge: ecco come proteggere i litorali

Tre giorni di confronto al “G20” di Bibione. Erosione e Bolkestein tra le criticità da affrontare. I comuni turistici ospitano il 33,7% della popolazione italiana e offrono il 56% dei posti letto

BIBIONE. Il primo G20 delle spiagge è iniziato a Bibione, ultimo Comune balneare della costa veneziana ai confini con quella friulana. Un evento che arriva a salutare l’estate del 2018. Un progetto, quello degli stati generali delle spiagge italiane, nato da un’idea del sindaco di San Michele al Tagliamento-Bibione, Pasqualino Codognotto, che lo ha mutuato dal forum dei Paesi industrializzati. È il turismo italiano che il G20s focalizza in tre giorni, fino a domani, quando sarà sottoscritto ...

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BIBIONE. Il primo G20 delle spiagge è iniziato a Bibione, ultimo Comune balneare della costa veneziana ai confini con quella friulana. Un evento che arriva a salutare l’estate del 2018. Un progetto, quello degli stati generali delle spiagge italiane, nato da un’idea del sindaco di San Michele al Tagliamento-Bibione, Pasqualino Codognotto, che lo ha mutuato dal forum dei Paesi industrializzati. È il turismo italiano che il G20s focalizza in tre giorni, fino a domani, quando sarà sottoscritto il documento finale.

Al G20s sono state invitate le località balneari di 7regioni. Accanto alla spiaggia veneta di Bibione, Cavallino Treporti, Jesolo, Caorle e Chioggia; le friulane Lignano Sabbiadoro e Grado, la riviera romagnola e l’Emilia con Rimini, Riccione, Cesenatico, Bellaria-Igea Marina, Comacchio, Cervia e Cattolica; la Campania con Sorrento, Forio e Ischia, Vieste per la Puglia, Castiglione della Pescaia per la Toscana e la Costa Smeralda con il comune di Arzachena: 260 partecipanti ai lavori del primo summit delle località balneari in Italia, con 16 tavoli tematici.

Ieri il saluto del campione mondiale paralimpico di nuoto, il bibionese Antonio Fantin. I 16 tavoli tematici sono raggruppati per macroargomenti, tra cui Gestione ambientale, finanziamenti e risorse, gestione delle spiagge, prodotti e scenari futuri, servizi, management delle destinazioni balneari.

Un problema sempre più diffuso nei comuni turistici è l’erosione. Il professor Piero Ruol dell’Università di Padova ha confermato che per affrontare l’erosione costiera dobbiamo partire da un monitoraggio periodico del litorale. Il problema maggiore è legato alla riduzione degli apporti solidi fluviali a mare che sono venuti a mancare in conseguenza della gestione dei corsi d’acqua.

L’ultimo rapporto Istat sul turismo del 2016 attesta che nonostante i comuni costieri siano meno del 13% del totale e ospitino il 33,7% della popolazione italiana, offrono ben il 56% dei posti letto e contribuiscono per il 52,7% al totale delle presenze turistiche.

Nei comuni costieri il 71,2% delle presenze si concentra nel periodo estivo (giugno-settembre), a fronte del 49% delle presenze rilevate nello stesso quadrimestre negli altri comuni italiani. Tradotto significa che stiamo parlando di piccoli comuni turistici che in alta stagione si trasformano in vere e proprie città. L’obiettivo delle località è dunque mettere a punto una visione unitaria della destinazione che si traduca in progettualità strategica e in decisioni e azioni condivise. Il Piano Strategico del Turismo 2017-2022, elaborato e condiviso tra tutti i soggetti del turismo italiano, definisce il mare un prodotto “maturo”. L’obiettivo è un’offerta complementare e integrata, da cui partire per conoscere l’enorme patrimonio storico, artistico e paesaggistico nel territorio.

Altro tema caldo che interessa 30mila imprese del turismo: in base alla normativa vigente, dal 31 dicembre 2020 le amministrazioni pubbliche competenti dovranno procedere all’affidamento di nuove concessioni demaniali marittime con finalità turistica attraverso una procedura a evidenza pubblica. È quanto stabilisce la Direttiva Bolkestein, per la liberalizzazione dei servizi in ambito europeo, compresi i servizi turistici.

Una piaga per tanti centri balneari. E tutti ravvisano un quadro legislativo nazionale insufficiente, l’inefficacia delle sanzioni, la carenza di personale della polizia locale. Sono le principali criticità con cui devono fare i conti i Comuni nella lotta all’abusivismo commerciale.