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Le foto escono dai cassetti Mostra sulla Passons di ieri

Scorci unici immortalati negli scatti ingialliti raccolti dal curatore Mario Vellucci La retrospettiva racconta la storia della frazione a partire dagli inizi del Novecento

pasian di prato

Condividere una, cinque, decine di fotografie. Facebook, Instagram? Macché. Mario Vellucci e gli appassionati membri dell’associazione “All’ombra del campanile” hanno setacciato le case di Passons alla ricerca di foto che permettessero di ricostruire la storia della frazione di Pasian di Prato. Un obiettivo centrato in pieno e tradotto in esposizione, con i pannelli di “Passons: immagini uscite da un cassetto” (questo il titolo della mostra) che incantano i visitatori che fan ...

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pasian di prato

Condividere una, cinque, decine di fotografie. Facebook, Instagram? Macché. Mario Vellucci e gli appassionati membri dell’associazione “All’ombra del campanile” hanno setacciato le case di Passons alla ricerca di foto che permettessero di ricostruire la storia della frazione di Pasian di Prato. Un obiettivo centrato in pieno e tradotto in esposizione, con i pannelli di “Passons: immagini uscite da un cassetto” (questo il titolo della mostra) che incantano i visitatori che fanno capolino all’oratorio, dove la retrospettiva è allestita.

Il materiale – che, partendo dagli inizi del secolo e fino agli anni Sessanta in passato poteva avere solamente un semplice valore affettivo personale – ora è diventato anche un patrimonio documentaristico comune, nonostante il tempo che inesorabilmente scorre cambiando i volti, i luoghi, il tessuto economico e culturale, ma non gli affetti, l’appartenenza e le proprie origini.

Le foto, tutte rigorosamente in bianco e nero, ingiallite dalla patina del tempo e gelosamente custodite nei vecchi album di famiglia, nei cassetti, nelle scatole, sono oggi divenute sempre più rare in quanto sostituite dalla moltitudine di foto “salvate” su computer e smartphone.

«La fotografia ha questo, di anomalo e di incontrollabile – spiegano gli organizzatori della mostra –, di poter raccontare a tutti e a ciascuno, secondo cultura esperienza e disponibilità. Molte volte le foto assumono delle funzioni e dei significati insospettati, nemmeno immaginati nel momento della loro realizzazione e codificare la varietà dei messaggi è quasi impossibile per chiunque».

La storia fotografica di un paese come Passons è fatta di echi, di rimandi che si percepiscono attraverso le immagini di famiglie, matrimoni, celebrazioni religiose, scuole, guerre, lavoro e sport. Un viaggio a ritroso nel tempo per accedere a ricordi, rivivere episodi, avvenimenti, suggestioni, momenti di gioia o di tristezza, emozioni di cui si è stati testimoni o protagonisti, riconoscendo persone e cose per riscoprire tracce di piccole storie utili a preservare un patrimonio comune che, altrimenti, sarebbe rimasto frammentato e, col tempo – forse – irrimediabilmente perduto. Oltre alle immagini sono importanti i racconti di chi ha consegnato le fotografie. Racconti che evidenziano come la memoria della gente di Passons continui a rimanere, a dispetto del tempo, come impigliata dentro la rete del suo passato affondando le sue radici nella stessa storia di questo secolo: nella antica povertà del Friuli che il benessere di oggi tende a far dimenticare, anche.

La mostra fotografica, a ingresso libero, è allestita all’oratorio di Passons (all’interno del parco festeggiamenti) ed è visitabile e sabato (dalle 18 alle 20) e domenica (dalle 11 alle 18), quando chiuderà i battenti dopo aver richiamato nelle scorse settimane già centinaia di ammaliati visitatori. Di Passons e non solo. —