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Il “G20” dell’Unesco studia il modello Friuli

Gli esperti di terremoti al Centro di eccellenza dell’università. Visiteranno la Serm academy di Portis, Venzone e Gemona



Se non è un G20 poco ci manca. I massimi esperti dei disastri ambientali dell’Unesco arrivano a Udine per studiare il modello Friuli. Martedì e mercoledì, al Cism, impareranno ad adottare il metodo di valutazione sulla sicurezza delle scuole (Visus) messo a punto dal Centro di eccellenza sulla gestione dei disastri ambientali dell’ateneo friulano.

Il 13 novembre, invece, il gruppo di esperti visiterà la Serm academy a Portis vecchio, la frazione di Venzone minacciata da una frana e ricostruit ...

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Se non è un G20 poco ci manca. I massimi esperti dei disastri ambientali dell’Unesco arrivano a Udine per studiare il modello Friuli. Martedì e mercoledì, al Cism, impareranno ad adottare il metodo di valutazione sulla sicurezza delle scuole (Visus) messo a punto dal Centro di eccellenza sulla gestione dei disastri ambientali dell’ateneo friulano.

Il 13 novembre, invece, il gruppo di esperti visiterà la Serm academy a Portis vecchio, la frazione di Venzone minacciata da una frana e ricostruita altrove dopo il terremoto del 1976. Il gruppo assisterà all’esercitazione annuale che oltre agli studiosi dell’ateneo friulano coinvolge la Protezione civile e i vigili del fuoco. Qui ogni anno viene testato e perfezionato il Sistema integrato di risposta in emergenza sismica (Siner-Sis), già applicato ad Amatrice e in altre località colpite dai terremoti, e la metodologia Visus adottata dall’Unesco con il supporto scientifico del laboratorio Sprint in El Salvador, Laos, Indonesia, Perù, Haiti, Mozambico.

L’Unesco ha sempre considerato questi metodi funzionali alle politiche di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu e ora, dopo aver autorizzato la costituzione di una cattedra ad hoc, i suoi esperti esportano nel mondo il saper fare dei friulani. Quel saper fare che 42 anni fa consentì alla nostra terra distrutta dal sisma di rialzare la testa per continuare a guardare avanti. La cattedra Unesco che trasforma l’ateneo in un Centro di eccellenza nella gestione dei disastri ambientali, può configurarsi come il proseguo del cosiddetto modello Friuli. A 42 anni dalla tragedia, il sistema mai più applicato in Italia si trasforma in tecniche di intervento innovative. Il merito va all’università di Udine e al gruppo di lavoro guidato dal professore di Geofisica applicata, Stefano Grimaz. È lui a spiegare che «gli studiosi sono interessati anche alla Sermex academy e alle tecniche di valutazione della criticità applicate dall’Unesco nei Caraibi dopo l’uragano Irma». Grimaz non dimentica di sottolineare che «il sistema messo a punto dall’ateneo può essere esportato in tutto il mondo proprio perché l’ateneo forma chi va a rilevare i dati. Sviluppando questi metodi – aggiunge – abbiamo dato un valore all’esperienza maturata nel post 1976».

Il gruppo di ricerca coordinato da Grimaz fa tesoro delle pratiche testate sul campo adeguandole a ogni realtà. Dalla casa intesa come capanna in Laos al condominio delle capitali di tutto il mondo. «L’esperienza maturata si può contestualizzare nel tempo e nello spazio», insiste Grimaz ammettendo che cinque anni fa, quando gli esperimenti che hanno portato alla cattedra Unesco iniziarono a dare i primi frutti, mai avrebbe immaginato di ospitare il G20 dell’Unesco. Giovedì gli esperti di tutto il mondo potranno apprezzare la ricostruzione per anastilosi di Venzone, qui visiteranno il duomo e il museo Tieremotus, studiare i sistemi di soccorso dei disabili a Gemona e seguire gli interventi nella sala operativa di Palmanova. Accompagnati dalla delegazione dell’ateneo friulano, gli esperti Unesco visiteranno anche Gemona, luogo simbolo del terremoto, per portare nel mondo il modello Friuli. —