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Addio a Gianni Patriarca, il signore del basket che portò Gorizia nella massima serie

La squadra Patriarca Basket negli anni Settanta

Gli inizi nella seconda squadra di Udine. Poi il salto inseguendo il rivale Snaidero

UDINE. Un signore della pallacanestro. Andate a chiedere a un cinquantenne o sopra chi era Gianni Patriarca a Gorizia e dintorni. Vi parleranno di un mito. Perché quel cognome rappresenta una delle età dell’oro dello sport “nazionale” in quella parte di regione.

Basta sentire parlare il professor Giancarlo Di Brazzà, all’inizio degli anni Settanta l’uomo di Patriarca nella sua avventura con la palla a spicchi. Il prof ricorda, racconta, snocciola nomi, date.

Stagione 1973/74 Patriarca è ...

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UDINE. Un signore della pallacanestro. Andate a chiedere a un cinquantenne o sopra chi era Gianni Patriarca a Gorizia e dintorni. Vi parleranno di un mito. Perché quel cognome rappresenta una delle età dell’oro dello sport “nazionale” in quella parte di regione.

Basta sentire parlare il professor Giancarlo Di Brazzà, all’inizio degli anni Settanta l’uomo di Patriarca nella sua avventura con la palla a spicchi. Il prof ricorda, racconta, snocciola nomi, date.

Stagione 1973/74 Patriarca è stufo di vivere all’ombra di Snaidero a Udine. Da diversi anni, seguendo il filone Libertas, e con la passione del basket dentro, aveva deciso di investire sulla seconda squadra di Udine. Aveva vinto anche nelle giovanili a fine anni Sessanta.

Un giovane Flavio Pressacco in panchina, in campo gente che poi si farà strada non solo sul parquet: Giuseppe Bevilacqua, Gianluigi Zanovello, Stefano Ciani. Finali nazionali juniores sfiorate, mitica vittoria a Padova con la Simmenthal Milano.

A Patriarca insegue Rino Snaidero, poco da fare. «Il cavaliere falegname fatto da sé, genuino, lui dallo stampo più manageriale», ricorda Pressacco. Con Pippo Garano in panchina e il nome Patriarca sulle maglie porta la seconda squadra di Udine in serie B.

Non gli basta, sa che a Gorizia le cose non vanno bene dopo un’altra epoca d’oro, quella di Jim Mc Gregor. Sa, soprattutto, che a Gorizia ci sono i talenti, perché quella è una delle culle del basket in Italia. Investe lì, il suo marchio Patriarca è all’apice.

Ma non molla Udine, raddoppia. Il marchio Naiform, una nuova azienda di mobili aperta ad Attimis, per la squadra friulana, lo storico marchio Patriarca per Gorizia. Serie B, in panca il friulano Giorgio Bolzicco. C’è pure il derby quell’anno.

«Vinse Gorizia perché era più forte», ricorda Di Brazzà, che era il direttore sportivo. Promozione in serie B, a Patriarca non bastava, voleva la serie A. Come Snaidero. Budget 150 milioni di lire, 25 milioni per pagare John Garrett, l’americano».

Forte, fortissimo, come quella squadra. Perché di Brazzà pescò pure dal Friuli: arrivarono Otello Savio e Foirtunato per metà Pierich. C’erano Bruni, Furlan, Soro il povero Flebus e i giovane Marusic e Ardessi. Fu serie A1 subito l’anno dopo, anche perché Patriarca e Di Brazzà misero in panca il “barone” Riccardo Sales.

Patriarca aveva un patto con l’Unione Ginnastica Goriziana: resto ma solo con il nuovo palasport, impossibile fare la serie A1 con i mille spettatori (ne stavano più del doppio...) della mitica palestra dell’Ugg. Niente. Game over.

Patriarca rimase nello sport, fu anche presidente della Libertas Udine. Era uno sportivo. Un tifoso. Spareggio promozione in A 1967/68. La Snaidero vince a Vigevano, parapiglia, Nino Cescutti malmenato. Chi lo portò all’ospedale? Il tifoso Patriarca. Forse iniziò tutto da lì.