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Un afghano le danneggia l’auto lei scoppia a piangere in aula

Il vandalismo in via Aquileia, poi l’arresto: il giudice dispone la liberazione Proprietaria in lacrime, ritenendo che il danno difficilmente sarà risarcito



Non è riuscita ad attendere in aula il termine dell’udienza, celebrata con rito direttissimo. Poco prima del pronunciamento del giudice monocratico Paolo Lautieri è uscita in corridoio e non ce l’ha fatta a trattenere le lacrime. Troppo intense rabbia e frustrazione per poterle dominare: domenica mattina la sua Smart, parcheggiata in via Aquileia, è stata presa a calci e pugni da uno sconosciuto, un richiedente asilo afghano, che non ha nemmeno saputo spiegare il perché di quello sfogo. Che ...

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Non è riuscita ad attendere in aula il termine dell’udienza, celebrata con rito direttissimo. Poco prima del pronunciamento del giudice monocratico Paolo Lautieri è uscita in corridoio e non ce l’ha fatta a trattenere le lacrime. Troppo intense rabbia e frustrazione per poterle dominare: domenica mattina la sua Smart, parcheggiata in via Aquileia, è stata presa a calci e pugni da uno sconosciuto, un richiedente asilo afghano, che non ha nemmeno saputo spiegare il perché di quello sfogo. Che alla proprietaria dell’auto, una cinquantenne udinese, costerà – è la stima – 1.500 euro di danni (al cofano, a uno specchietto e un fanale).

Lo straniero – il 24enne Ali Payeda Nowroz, ospite dell’asilo notturno Fogolar di via Pracchiuso – poco dopo il fatto era stato arrestato dai poliziotti della Questura. Arresto convalidato ieri dal magistrato del tribunale di Udine, che ha ravvisato allarme sociale nella sua condotta e ha, allo stesso tempo, disposto la sua immediata liberazione, non individuando i presupposti previsti dalla legge per una misura cautelare. L’avvocato Patrizio Paolo Palermo, che assisteva l’imputato, ha chiesto termine a difesa e l’udienza è stata aggiornata al 30 gennaio, nella convinzione – sottolinea il legale – che almeno parte del danno possa essere nel frattempo risarcito. Il difensore ha minimizzato il comportamento dell’afghano (che si è avvalso della facoltà di non rispondere), bollandolo come una «bravata». La pubblica accusa era rappresentata dal vice procuratore aggiunto Alberto Cino.

«Non mi sento tutelata come cittadina italiana – sbotta la proprietaria della vettura, raggiunta fuori dall’aula –, devo fare le spese per qualcosa che non ho commesso. Sono disgustata». La Smart, tra l’altro, era stata ritirata proprio il giorno prima, sabato, dall’autofficina, dove era stata portata per una riparazione. La sensazione di impotenza brucia e la percezione di sicurezza e giustizia vacillano. «Ho chiesto la non convalida dell’arresto – spiega invece l’avvocato Palermo al termine dell’udienza – perché la condotta del mio assistito è assolutamente minimale e non giustificava l’applicazione della misura cautelare. Una notte in carcere è già abbastanza afflittivo di per sé. Sono ragazzate comuni, per quanto deprecabili e non giustificabili. La legge prevede il carcere per situazioni più gravi. La donna, domenica mattina, aveva parcheggiato la sua auto in via Aquileia, poco distante dal bar dell’amico che era andata a trovare. Il 24enne afghano, senza un apparente motivo, ha colpito più volte la Smart, rompendo un fanale e uno specchietto e danneggiando il cofano. Ad assistere alla scena, una cittadina andata a trovare i propri genitori. Quest’ultima ha poi inseguito lo straniero e avvisato le forze dell’ordine, telefonando al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono intervenute due pattuglie delle Volanti, che hanno raggiunto (e arrestato) l’uomo in via Ronchi. —