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Più cimici che mele nei campi: per i contadini perdite dell’80 per cento

Sedegliano, alcuni pensano di estirpare le piante per altre coltivazioni. Reti di protezione inutili, i prodotti svenduti all’industria

SEDEGLIANO. «Più cimici che mele nella nostre campagne». È questo l’eloquente grido d’allarme dei produttori che denunciano nel Medio Friuli una situazione addirittura peggiore di quella del 2017.

In Friuli torna l'invasione delle cimici



A questo si aggiunge la disfatta degli agricoltori che, visti i risultati negativi della produzione pensano a epiloghi estremi quale quello di rinunciare al raccolto, est ...

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SEDEGLIANO. «Più cimici che mele nella nostre campagne». È questo l’eloquente grido d’allarme dei produttori che denunciano nel Medio Friuli una situazione addirittura peggiore di quella del 2017.

In Friuli torna l'invasione delle cimici



A questo si aggiunge la disfatta degli agricoltori che, visti i risultati negativi della produzione pensano a epiloghi estremi quale quello di rinunciare al raccolto, estirpare le piante, vendere tutto e abbandonare il tipo la coltivazione, soprattutto quella della mela.



Lo scoramento travolge produttori come i coniugi Pasqualini, il signor Erminio 80 anni e la signora Lia qualcuno in meno, due ettari coltivati a mele. «Il prodotto non è assolutamente commerciabile, abbiamo perso più dell’80%. Abbiamo venduto all’industria per succhi e marmellate a 5-6 centesimi al chilogrammo frutti punzecchiati e malformati».

«È una vita che lavoriamo con passione, nostro figlio viene ad aiutarci, ma ora dobbiamo per forza fare un consiglio di famiglia – dichiara affranto Erimino Pasqualini –, dobbiamo decidere che cosa fare. Ho due nipoti, non voglio che facciano questo lavoro, non vale la pena. Nemmeno le prescritte reti hanno avuto l’esito sperato contro il flagello delle cimici».

La cimice marmorata asiatica che sta invadendo quasi tutta l’Italia settentrionale si incunea in ogni dove, anche attraverso le reti di protezione, sia nelle coltivazioni orticole e frutticole, sia nelle abitazioni. In queste ultime sta iniziando l’invasione in tutto il territorio del Medio Friuli.



«È un disastro peggiore di sempre – afferma sconsolato Luigi Cargnelli, un altro produttore –, oltre il metro di altezza delle piante, nelle punte degli alberi, non c’è una mela con una percentuale minore al 40% di perdita del prodotto nonostante la rete protettiva».

«Siamo avviliti, vogliamo togliere tutto – rimarca scoraggiato Cargnelli –, perche lavorare tutto l’anno per prendere niente? Nel 2017 abbiamo perso il 30%, mentre adesso su 1.300 quintali di mele raccolti oltre 300 ne abbiamo buttati via nel campo e trinciati».

«Più che parlare di emergenza possiamo ben dire che siamo alla disfatta – afferma un altro produttore agricolo, che preferisce l’anonimato –. Alcuni di noi hanno avuto beneficiato solamente del 10% del raccolto. Per chi deve raccogliere alcune qualità di mele, come la Fuji, che si raccoglie in ottobre, e la Pink Lady, a novembre, il bilancio dell’annata deve essere ancora stilato, ma le premesse, secondo quanto si è appreso, non sono certo tra le più positive».

L’invasione della cimice marmorata asiatica ha colpito la nostra regione maggiormente nel territorio del Medio Friuli e della Bassa Friulana. L’Halyomorpha halys è un insetto (emittero pentatomide) nativo di alcune aree asiatiche come Cina, Giappone, Corea e Taiwan.

La cimice è polifaga (oltre un centinaio le piante che la attirano e che la ospitano. In aprile e in maggio fuoriesce dai ricoveri invernali e si sposta sulla vegetazione, dove si nutre e si accoppia.

Tra giugno e luglio le femmine depongono le uova, da 200 a 400 per stagione. E a quest’ora si misurano i danni di cui questi insetti sono capaci.