Lotta all’alcol, l’Acat “arruola” i parroci

Il presidente Boschian ai sacerdoti: siete un punto di riferimento fondamentale. Lettere anche a Comuni e medici

UDINE. Lotta all’alcol, l’Acat udinese “arruola” anche i parroci. E lo fa in forma ufficiale, inviando una lettera, inserita nell’ultimo numero della rivista dell’associazione, a tutti i sacerdoti che operano nel territorio di competenza. La stessa missiva, con richiesta di collaborazione, è stata indirizzata anche a sindaci e medici di base, per coinvolgere quanti più soggetti possibile.

«Sindaci, medici e parroci sono tre pilastri della società dal punto di vista civile, sanitario e spirituale - dice il presidente dell’Acat Franco Boschian -, mi sembra fondamentale la collaborazione tra noi e loro. Anche per dare un aiuto alle nostre comunità, in particolare ai giovani, che sono carenti di riferimenti con cui confrontarsi. I preti, se sensibilizzati, sono persone importantissime per dare risposte a situazioni che sono una sorta di emergenza sociale. E l’arcivescovo Mazzocato, in risposta, ci ha assicurato il suo appoggio e quello di tutta la comunità religiosa. Del resto l’intesa con la chiesa è sempre ottima, basti pensare che diverse nostre sedi dei club sono proprio nelle parrocchie».

Il quadro che l’Acat fa dell’emergenza alcolismo non è certo confortante. «Tanti incidenti stradali, ma anche infortuni sul lavoro o violenze tra le mura di casa - osserva ancora Boschian - sono spesso dovuti alla dipendenza da alcol, a un disagio sociale che aumenta e che è difficile arginare. L’alcol in Friuli è un rischio serio per un numero importante di persone. La prevenzione che noi facciamo evita anche un aggravio di costi, considerevoli, per la società. Basti pensare che, all’ospedale di Udine, 25 posti letto sono occupati, tutto l’anno, da persone ammalate per colpa della dipendenza. Infine dobbiamo sempre ricordare che l’abuso di vino, birra, vodka, cocktail, è la principale causa di morte per i ragazzi, in seguito a incidenti della strada».

Anche il dottor Francesco Piani, direttore del Dipartimento dipendenze dell’Azienda per i servizi sanitari del Medio Friuli, plaude alla collaborazione con i sacerdoti, oltrechè con i sindaci e i medici di famiglia.

«La chiesa si è sempre schierata in modo chiaro e netto su queste tematiche - spiega Piani -, l’intesa va benissimo, deve essere sviluppata e coltivata. La cosa fondamentale è mettere insieme capacità e risorse di persone di buona volontà. L’Acat è un nostro partner privilegiato, ma dobbiamo ricordarci che loro sono tutti volontari. Ogni iniziativa che fanno e che portano avanti è utile e ben accetta. La prevenzione si fa con ogni mezzo adeguato alla causa, puntando a mettere in rete le risorse».

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