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Su acqua e autonomia ora la Carnia presenta il conto

La battaglia dei contatori diventa scontro politico tra Comitati e amministrazioni. I sindaci ribelli: la Regione non legifera e non passa le competenze alla Provincia

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TOLMEZZO. Il caso dei contatori, che Carniacque vuole installare nei Comuni della Carnia per evitare sprechi – dice la spa – e monitorare eventuali perdite e che sta creando proteste a macchia d’olio, è soltanto la punta dell’iceberg di una protesta sempre più diffusa. E se è vero che l’iniziativa della spa viene duramente contestata dai tre Comuni “irriducibili” (Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri) che non hanno aderito a Carniacque e che il resto delle amministrazioni si è adeguata, è altrettanto certo che la gente sempre più spesso non è d’accordo con i propri amministratori. Anzi.

Il caso più eclatante rimane Paluzza dove il Comitato “Acqua libera di Paluzza” già nel 2010 aveva ripudiato l’adesione ad Carniacque raccogliendo 1182 firme che su un totale di 1.500 votanti significava circa l’80%. Oltre due terzi dei cittadini aveva insomma chiesto al Comune di fare e dietrofront. Ma la risposta del palazzo è stata all’insegna del verbo temporeggiare.

Dice Antonino Galassi, del Comitato: «Prima di aderire a Carniacque, una famiglia di due persone pagava 62 euro l’anno per l’acqua; adesso ne spende 184. E non c’è stato alcun vantaggio perché il servizio acquedotto è rimasto lo stesso e così anche la depurazione. Ecco perché anche a Paluzza la popolazione è contraria ai contatori. In realtà, i tanti Comitati sorti fanno ciò che la politica non fa più, ovvero gestire il territorio e siccome i sindaci sono asserviti alla politica, i Comitati sono costretti a sostituirsi ai sindaci».

E altri comitati oltre a quello di Paluzza (Val del But) sono presenti nella Val Tagliamento (Forni di Sotto), nella Val Degano (Ovaro), nella Valle del But e nel Canal del Ferro (Resia). Trasversali e quasi tutti coordinati da “Aghe di mont”. Ma è attivo anche “Carnia in movimento” di Garibaldi. «Il palazzo – insiste Galassi – non si rende conto che la gente è sempre più arrabbiata e che lo scollamento con le amministrazioni locali è sempre più marcato».

I sindaci di Cercivento e Ligosullo, Dario De Alti e Giorgio Morocutti, respingono con forza l’idea che l’installazione dei contatori porti giovamento alle popolazioni della Carnia e alla rete distributiva idrica. «Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 – dice De Alti – parla chiaro. E all’articolo 146 che prevede il risparmio idrico, è vero che parla di installazione dei contatori, ma lo fa soltanto al punto “f”. I precedenti enunciano chiaramente tutta una serie di interventi in primis la miglioria delle reti. Carniacque invece è partita direttamente dai contatori. Come mai»? La domanda rimbalza da Comitato a Comitato. Una delle ipotesi che si fa strada è che Cafc possa essere intenzionato ad acquisire Carniacque, ma lo voglia fare a contatori già installati.

Ma il vero nodo da sciogliere sia secondo i tre Comuni ribelli sia per i Comitati (che hanno inviato una lettera a Tondo corredata da 4 mila firme) è «la latitanza della Regione. Già nel 2010 la normativa nazionale stabiliva la soppressione degli Ato le cui competenze dovevano passare alla Regione chiamata a legiferare nel merito. Da tempo i Comuni come i nostri attendono che la Regione “passi” le competenze dell’acqua alla Provincia per la regia e dia nel contempo l’autonomia a ogni singolo comune al quale spetta la decisione di gestire l’acqua per conto proprio, di consorziarsi o di aderire a Carniacque spa. Non legiferando, la Regione sottrae di fatto autonomia ai Comuni».

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