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Inchiesta per truffa sull’impianto a biomasse di Sauris

La Procura di Trieste ha aperto un fascicolo. Finaziamenti pubblici per oltre un milione 730 mila euro. Sei le persone indagate

2 minuti di lettura
(ansa)

TRIESTE Un impianto “syn-gas” a biomassa, ultimato a fine 2008, che avrebbe dovuto funzionare grazie alla combustione di cippato, cioè di legno ridotto in scaglie, per generare acqua calda e attraverso i gas derivanti da quest’operazione per produrre energia elettrica (syn-gas) da vendere poi all’Enel.

Vendita sulla rete nazionale dalla quale ricavare poi 70-80 mila euro l’anno per il Comune di Sauris, nelle ipotesi prospettate. Come accennato, quest’impianto avrebbe dovuto funzionare.

Ma, costruito a Sauris grazie anche a finanziamenti pubblici pari a oltre un milione e 730mila euro, in realtà non lo ha mai fatto come invece nelle previsioni. O meglio, a funzionare è stata solo l’alimentazione di emergenza con generatore di calore a gpl. Mentre il sistema di gassificazione del legno collegato a un co-generatore di gas per la produzione di energia elettrica, cioè il cuore del progetto, no.

Questo costoso impianto “syn-gas” non va, e non da pochi giorni. Non va da quattro anni. E pensare che per questa partita la Regione aveva assegnato un contributo da un milione e 374.578 euro mentre il Comune di Sauris ne aveva destinati altri 365.394. Oltre il milione e 730mila euro in tutto. Concessi ai titolari dell’appalto.

La Regione stessa, nel dicembre scorso, ha allora deciso di muoversi, segnalando la situazione alla Procura della Repubblica del Tribunale di Trieste. Immediata, l’apertura di un fascicolo.

Il realizzatore dell’opera è la Sina impianti, il costruttore Andrew Italia srl (società peraltro fallita). Verifiche e controlli coordinati dal pm Federico Frezza hanno determinato l’iscrizione sul registro degli indagati di sei persone: si tratta di Fausto Schneider, 54 anni di Sauris, quale progettista e direttore dei lavori; Leonardo Sina, 62 anni di Tramonti di Sotto, rappresentante della Sina Impianti; Dilva Crozzoli, 56enne nata a Tramonti di Sopra, legale rappresentante della Sina Impianti; Maurizio Cleva, anche lui 56 anni, di Prato Carnico, responsabile unico del procedimento; Roberto Andreatta, 47 anni, originario di Torino, e Angelo Favaretto, 41enne di Meolo, entrambi questi ultimi due nel loro ruolo di legali rappresentanti della Andrew Italia srl.

Proprio nei giorni scorsi sono scattate delle perquisizioni. Favaretto, Andreatta, Schneider, Cleva e Crozzoli sono accusati di truffa aggravata in concorso ai danni di enti pubblici: il sostituto procuratore Frezza contesta loro il fatto di aver tratto in inganno il Comune di Sauris e la Regione, inducendoli erroneamente a erogare dei contributi per un’apparecchiatura non in grado di operare come prospettato.

Secondo il pm i cinque lo hanno fatto progettando un impianto connotato da soluzioni tecniche e carenze progettuali tali da non poterlo far funzionare continuativamente anche se avviato, un prototipo, la cui conduzione non sarebbe possibile per nessun operatore, e non rispondente ai requisiti dell’appalto.

Queste valutazioni sono state messe nero su bianco dall’ingegner Baroncini, incaricato dal Comune di Sauris nel 2012 di accertare la causa del mancato funzionamento: considerazioni acquisite dalla Procura e divenute parte integrante e fondamentale dell’inchiesta.

E la truffa di cui sono accusati i cinque si è sviluppata, per il pm, anche nel redigere e far approvare dalla giunta comunale di Sauris il collegato certificato di regolare esecuzione dei lavori.

Schneider e Cleva sono inoltre indagati, per questo capo d’imputazione assieme a Sina, per falso ideologico: nel dettaglio il pm li accusa di aver redatto o aver contribuito a realizzare un atto ideologicamente falso - cioè il certificato di regolare esecuzione dei lavori - proprio alla luce del quadro delineato dalla relazione ufficiale dell’ingegner Baroncini.

Per la Procura, Comune di Sauris e Regione sono dunque le parti offese in questa vicenda. Al centro della quale c’è un impianto fermo per quelli che, secondo il pm Frezza, sono degli irrimediabili vizi progettuali. Vizi costati più di un milione e 730mila euro di soldi pubblici.

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