Direttore del personale asserragliato in ufficio

Tensione e pugni sul muro prima di convincere gli operai ad abbandonare i locali. Clima surreale, macchinari fermi e tanta voglia di lottare. L’agitazione prosegue

ZOPPOLA. Cronaca di una mattinata ad alta tensione. Inevitabile fosse così, in seguito all’annuncio dell’avvio della procedura di mobilità da parte dell’azienda, che però non ha trovato impreparati gli operai dell’Ideal Standard di Orcenico: pronta e dura la loro risposta, senza contare nelle prossime settimane si potrebbe assistere a un’escalation di asprezza nella lotta dei lavoratori.

Che quella di ieri sarebbe stata una mattinata difficile, lo si era capito già verso le 8.30: gli agenti della Digos presenti fuori dai cancelli entrano in fabbrica per aprire una trattativa con gli operai. I lavoratori in quel momento sono in duecento, poco prima hanno dichiarato lo stato di assemblea permanente. Quindi, dopo essersi raggruppati in un piazzale esterno, hanno cercato di parlare col direttore del personale salendo al primo piano dello stabile dove si trova il suo ufficio.

Attimi di tensione, vola qualche pugno sul muro, il responsabile non esce e nello stabilimento entrano ulteriori agenti che cercano di convincere gli operai a sgomberare gli uffici. I lavoratori però rimangono, ma la fase più critica è passata.

Alle 9 dai cancelli esce un operaio, che comunica alla stampa lo stato di assemblea permanente: ai giornalisti è concesso di entrare all’interno della fabbrica, per testimoniare quanto sta accadendo e per partecipare all’assemblea che si terrà in seguito nella sala mensa.

È un clima surreale quello che si respira dentro i reparti: non c'è nessuno, i macchinari sono fermi, risaltano le imponenti file di sanitari impacchettati e pronti alla spedizione. Gli operai sono divisi tra il piazzale e la scalinata che porta agli uffici dei dirigenti: sono circa le 9.20, è ancora in corso la trattativa tra Digos e operai, il clima è teso ma non ci sono eccessi.

Verso le 9.40 i lavoratori decidono di spostarsi fuori dalla fabbrica, c’è chi vorrebbe occupare la Pontebbana, ma prevale la linea di coloro i quali ritengono che – giunti a questo punto – servano forme di protesta più marcate. Gli operai, sotto gli occhi delle forze dell’ordine, si confrontano, poi rientrano per l’assemblea.

Nella sala mensa la tensione si taglia col coltello: parlano i sindacalisti, che esortano i lavoratori a non smettere di produrre: la produzione, dicono, è la condizione essenziale della lotta.

Qualcuno tra i lavoratori alza la voce con la proprietà, la rabbia è alle stelle. Gli sguardi dei lavoratori cercano risposte, che però non ci sono. I sindacalisti vanno a incontrare il prefetto, l’assemblea prosegue. C’è da organizzare la lotta, c'è da salvaguardare quel che rimane del proprio posto di lavoro. Ma, soprattutto, c’è una dignità complessiva da difendere.

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