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I costi degli enti pubblici: ecco gli stipendi dei segretari comunali

Oscillano da 50 a 120 mila euro lordi l’anno. Il massimo dirigente di Udine sfiora i 154 mila euro annui

5 minuti di lettura

UDINE. Partono dal minimo di 50 mila fino a sfiorare i 120 mila euro lordi annui (quando inglobano anche le funzioni aggiuntive di direzione generale) i compensi dei 61 segretari comunali in servizio nei 122 dei 136 Comuni della Provincia. Il segretario del Comune di Udine, capoluogo, supera i 153 mila euro. Circa la metà dei dirigenti sono donne. Per effetto di convenzioni stipulate tra amministrazioni locali, molti segretari espletano l’incarico presso più di una sede, talvolta fino a quattro contemporaneamente (con maggiorazione dello stipendio del 25 per cento), riuscendo in tal modo a dare copertura organica a 122 sedi comunali di segreteria. Attualmente i municipi vacanti sono 14, coperti da vice segretari o da supplenti.

Accesso

L’accesso alla carriera di segretario comunale, aperto a laureati in giurisprudenza, economia e commercio o scienze politiche, prende avvio con la frequenza a un corso di formazione coperto da borsa di studio e prosegue con il superamento di un concorso pubblico seguito da tirocinio pratico. Superate tali prove il candidato ottiene l’iscrizione all’albo nazionale, gestito dal Ministero dell’Interno, in vista dell’assunzione in un Comune. Le funzioni attribuite all’Agenzia nazionale sono garantite, a livello territoriale, dal Prefetto della Provincia capoluogo di Regione. All’albo di Trieste sono iscritti attualmente 115 segretari, compresi quelli in attesa di incarico.

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Trattamento economico

I compensi base dei segretari comunali sono fissati dal contratto nazionale di categoria, che contempla cinque fasce retributive in cui si articola la carriera. Il neo segretario viene iscritto nella fascia iniziale C4, in cui sono inseriti i Comuni fino a tre mila abitanti. Il suo trattamento economico annuo lordo è di 42 mila euro, comprensivo dello stipendio tabellare e della retribuzione di posizione. Alla successiva fascia B3 appartengono i Comuni che contano da 3 a 10 mila abitanti, al cui dirigente spetta un compenso di poco più di 51 mila euro l’anno. Progredendo, nella fascia B2 rientrano i Comuni con popolazione compresa tra 10 e 65 mila abitanti: la retribuzione dei segretari di questo scaglione lievita a 59 mila euro. La fascia A, la più elevata, si suddivide a sua volta in tre classi: Comuni con popolazione fino a 250 mila abitanti, Comuni con oltre 250 mila tra cui i capoluoghi di provincia, Enti metropolitani. La retribuzione del segretario di fascia A varia dai 65 mila euro della prima classe agli 83 mila della terza. Per passare da una fascia a quella superiore il candidato deve superare specifici corsi di specializzazione che selezionano e promuovono professionalità elevate in grado di esercitare le sempre più complesse funzioni connesse alla conduzione dei moderni comuni-aziende.

Compensi reali

In realtà le cifre sopra riportate sono poco più che indicative. Nel concreto i compensi annui sono di gran lunga superiori, come si può riscontrare mettendo a confronto i dati “standard” del contratto base sotto riportati con le buste paga effettive dei segretari, di cui forniamo, per la provincia di Udine, alcuni esempi desunti dai siti di una decina di comuni presi a campione. I contratti di fatto sono di tipo individuale tra sindaco e segretario.

Gli enti locali dispongono infatti di ampio potere discrezionale nella definizione di alcune indennità, quelle a tipologia variabile, seppure «nell’ambito delle risorse disponibili e nel rispetto della capacità di spesa» del Comune, concetto abbastanza vago e di interpretazione non univoca. Ciascuna amministrazioni può applicare, per esempio, una maggiorazione della retribuzione di posizione fino al 50 per cento del suo ammontare. Inoltre al segretario comunale viene di norma riconosciuto un compenso annuo “di risultato” correlato al conseguimento degli obiettivi assegnati, che può arrivare fino al 10 per cento del monte salari.

Non solo. I dirigenti (questa è la qualifica) cui vengono conferite le funzioni aggiuntive di direttore generale beneficiano di un ulteriore, specifico compenso, la cui misura è determinata dall’ente (sempre nel rispetto eccetera) secondo propri criteri discrezionali.

Il segretario ha pure la competenza di rogito quale ufficiale rogante (una sorta di notaio fatto in casa per contratti del Comune, autentica scritture private e così via) per svolgere la quale incamera i diritti di segreteria che, nel loro ammontare globale, non possono superare il terzo dello stipendio in godimento. Infine vi sono le indennità di convenzione e di supplenza a scavalco (vedi sotto).

Dal cumulo di tutte le voci qui indicate si deduce che se il segretario di prima nomina di fascia C operante in un solo comune (fino a tre mila residenti) si deve “accontentare” di una busta paga con modeste indennità accessorie, che nel totale si aggira intorno a 50 mila euro l’anno. I colleghi di fascia B e A guadagnano molto di più: 60, 80 e anche 90 mila euro, fino a superare largamente i cento (vedi Tolmezzo, Gemona e Tavagnacco) quando all’incarico principale (con diritti di segreteria) si affianca quello di direttore generale. Il caso di Udine, comune capoluogo di provincia, fa storia a sé: il segretario generale si è visto accreditare nel 2012 circa 154 mila euro.

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Convenzioni

Uno dei temi più dibattuti nell’ambito della categoria riguarda le Convenzioni. Alcuni comuni, con l’intento di contenere il peso degli oneri contrattuali del segretario, si accordano tra loro per fruire dei suoi servigi “in condominio”, suddividendosi così la spesa. In tali casi il dirigente è chiamato a fornire le proprie prestazioni in più sedi. Nella nostra provincia (come si può rilevare scorrendo l’elenco dei conferimenti) si arriva fino al cumulo di quattro titolarità, ma si potrebbe andare anche oltre in quanto la legge non pone limiti al riguardo. Ecco perché taluno parla di “convenzioni selvagge”.

Il segretario “convenzionato” beneficia di una maggiorazione del 25 per cento della retribuzione complessiva, che si riduce al 15 per cento (ma solo per i primi 60 giorni) nel caso di temporanee supplenze “a scavalco”, che teoricamente (ma spesso non è così) dovrebbero avere durata limitata in attesa dell’assegnazione del titolare. A tutt’oggi in 14 comuni della provincia le sedi sono vacanti.

Le convenzioni costituiscono iniziative certamente meritorie sotto il profilo della compressione della spesa pubblica (anche se è difficile capire la ratio di un abbinamento tra San Vito di Fagagna e Sauris, o tra Manzano e Arta così come l’assunzione di un segretario di fascia A in comuni minori come Premariacco-Buttrio-Moimacco o Tricesimo-Cassacco o Fagagna-Moruzzo), ma che vanno a incrementare i redditi di chi già lavora a scapito di tanti giovani in vana attesa di occupazione.

C’è poi una domanda che sorge spontanea: se un segretario convenzionato stacanovista riesce a soddisfare, nell’ambito dell’orario di lavoro, le esigenze di tre-quattro comuni, il collega che opera nell’unica sede municipale di cui è titolare (oltre a dolersi per la mancata maggiorazione di stipendio) viene utilizzato al cento per cento delle sue potenzialità?

Potere dei sindaci

A fronte di un trattamento economico di tutto riguardo incombe sui segretari comunali (non solo in via astratta) l’aleatorietà del posto di lavoro e la discrezionalità dei sindaci nella fissazione dei compensi accessori. Il loro rapporto di lavoro col Comune è regolato da un contratto di tipo individuale in cui vengono concordate (fermi restando gli emolumenti fissi) l’attribuzione e l’entità degli emolumenti variabili, tra cui quello ambitissimo di direttore generale (laddove previsto).

Allo stesso tempo essi sono soggetti, oltre che alla nomina (nell’ambito degli iscritti all’Albo), alla revoca dell’incarico, facoltà riservata al sindaco (non succede spesso, ma la cronaca ha registrato alcuni casi) il quale, nell’ambito dei propri poteri discrezionali, può disporre, quantunque con atto motivato, la cessazione del rapporto.

Questo può accadere quando la convivenza tra sindaco e segretario diventa impossibile, a seguito del venir meno (per ragioni facilmente intuibili) del rapporto fiduciario. Spesso il problema si risolve con un trasferimento “concordato”, ma resta il fatto che la spada di Damocle della rimozione è sempre sospesa sopra la testa del dirigente.

Clausole contrattuali

Il segretario gode di 32 giorni lavorativi di ferie l’anno, più 4 giorni di riposo compensativo, la ricorrenza del patrono, tre giorni di permesso per motivi familiari e dispone di otto giorni l’anno per partecipare a corsi di aggiornamento. Egli beneficia inoltre della copertura assicurativa per la responsabilità civile e il patrocinio legale (escluse ipotesi di dolo o colpa grave).

Le indennità accessorie arrivano talvolta a costituire la metà dello stipendio. Il problema della regionalizzazione degli albi dei segretari, sollevato in diverse occasioni, risolvibile in una Regione con poteri speciali come la nostra, non è mai stato affrontato nelle sedi istituzionali.

Indagine

In una recente indagine svolta tra sindaci, la metà degli interpellati si ritiene soddisfatta del segretario, l’undici per cento molto soddisfatto, contro un terzo poco soddisfatto. Il dirigente è ritenuto garante della legalità e della correttezza formale dell’attività amministrativa, e provvede al controllo sull’efficienza della macchina organizzativa.

C’è, tra gli amministratori, chi avverte l’esigenza di poter reperire risorse professionali provenienti dal territorio (44%) mentre oltre il 71 per cento degli intervistati conferma l’utilità di un Albo specifico cui il sindaco può attingere nella scelta delle più qualificate competenze professionali.

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