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Electrolux, destino segnato per Porcia: i sacrifici non bastano IL DOCUMENTO

Al vertice l’azienda giudica il gap di costo incolmabile anche coi tagli. Spiraglio dal confronto con le istituzioni. Guerra dei numeri sui salari rivisti

3 minuti di lettura

PORDENONE. L’hanno già ribattezzato il “piano Polonia”, ovvero il tentativo della multinazionale Electrolux di portare il costo del lavoro italiano ai livelli di quello polacco.

E in sostanza di questo si tratta se si considera che, valutate le proposte di riduzione del salario avanzate ieri a Mestre, in busta paga un lavoratore Electrolux di Solaro, Forlì o Susegana (di Porcia no, perchè anche a fronte di questi sacrifici la competitività non verrebbe recuperata e quindi si evidenzia il rischio chiusura) passerebbe - secondo una simulazione del sindacato - dai 1.350 euro di un terzo livello con 5 scatti di anzianità, a 950 circa.

Una simulazione, per l’appunto, del sindacato che l’azienda, nella tarda serata di ieri, ha contestato.

Il summit.

L’atteso vertice azienda-sindacati, convocato all’hotel Quid di Mestre, è iniziato con un paio d’ore di ritardo a causa della delegazione Fim Cisl pordenonese giunta solo alle 12.

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Ad aprire i lavori il responsabile delle risorse umane del gruppo, Marco Mondini, che ha delineato i problemi di competitività delle produzioni e quindi degli stabilimenti italiani. Problemi così pressanti da aver imposto l’avvio dell’investigazione sulle fabbriche.

Le azioni.

I manager di Electrolux hanno definito una serie di azioni da mettere in campo per recuperare questo gap competitivo. La prima riguarda il costo del lavoro. Le proposte partono da una riduzione strutturale dell’orario di lavoro da 8 a 6 ore per arrivare alla sospensione dei premi legati a produttività, redditività, qualità ed efficienza.

Quindi si prevede la sospensione del pagamento delle festività che cadono di sabato e domenica, la riduzione del 50% dei permessi sindacali, il riproporzionamento delle pause sul nuovo orario a 6 ore, il congelamento degli scatti di anzianità e anche degli eventuali incrementi legati alla contrattazione nazionale.

Tra le azioni che per Electrolux sono irrinunciabili l’organizzazione del lavoro sulle 6 ore «perché ci consentirebbe - ha spiegato il manager - di ridurre i costi e di avere flessibilità utile sul mercato».

Nella precisazione serale, Electrolux sostiene che questo comporterà una riduzione del salario dell’8 per cento, pari a 130 euro al mese, mentre per quanto concerne la riduzione oraria verrebbero applicati i contratti di solidarietà per i quali auspica l’applicazione dei benefici statali che integrano il reddito.

Gli stabilimenti.

Per Solaro Electrolux conferma il trasferimento in Polonia delle piccole lavastoviglie (45 centimetri) per le quali la fabbrica italiana non è competitiva a favore dell’alto di gamma. Richiesto anche un incremento prestativo ai lavoratori per arrivare ad una cadenza di 90 pezzi l’ora, con un budget annuo di 850 mila pezzi nel 2017 (contro i 661 mila del 2013).

La “mossa” comporta comunque degli esuberi che sono stimati in 182 persone con la fabbrica a 8 ore, 57 con l’organizzazione a 6 ore. Il piano per Forlì (forni e piani cottura) è simile. Anche qui si prevede di incrementare la cadenza portandola a 78 pezzi l’ora. La previsione di andamento dei volumi arriva a 1,4 milioni di pezzi contro i 1,36 del 2014.

Sono 134 fino a oggi le eccedenze; nei prossimi anni Electrolux prevede un incremento di altri 26 esuberi con l’organizzazione del lavoro a 8 ore per un totale di 160 eccedenze, che si riducono a 30 con un nastro orario a 6 ore.

A Susegana viene chiesto di rinunciare alla linea Cairo per concentrarsi sui modelli ad alto valore aggiunto. Il budget che l’azienda punta a programmare porta a una riduzione dei volumi dai 741 mila pezzi del 2014 ai 710 mila del 2017. Sono 76 gli esuberi (con orario a 6 ore) a fine 2013, ma per effetto delle azioni del piano passerebbero a 186 (più 110).

Porcia.

Il piano analizza anche lo stabilimento di Porcia solo per dire che i gap pregiudicano la sopravvivenza di questa fabbrica. La differenza di costo di 30 euro tra una lavatrice prodotta nella fabbrica pordenonese e la stessa assemblata in Polonia è tale da non lasciare margini ad azioni tali da colmare il divario.

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L’applicazione del piano delineato per le altre fabbriche - piano che, va detto, i sindacati hanno già bocciato come «irricevibile» - consentirebbe di contenere i costi per valori modesti. Da qui l’ammissione che «non abbiamo altri margini per fronteggiare ulteriori dinamiche di mercato negative nel lavaggio. Nel gap di costo tra Porcia e Olawa rimane sensibile il differenziale».

L’ultima chance.

C’è ovviamente un ulteriore elemento da considerare non valutato nel piano ed è il contributo che il Governo e la Regione potrebbero mettere sul piatto per contribuire a ridurre sensibilmente il costo della lavatrice purliliese rispetto a quella polacca.

L’apertura dell’azienda riguarda dunque il rinvio della decisione a dopo che siano state ricevute e considerate «ulteriori potenziali proposte da parte di tutti gli attori coinvolti che consentano alla fabbrica di colmare i gap ancora presenti».

Per cui «la decisione verrà presa solo alla fine dei prossimi confronti e tenendo conto degli eventuali nuovi contributi che dovessero essere posti al tavolo negoziale». C’è anche una data per questa ultima chance: entro e non oltre la fine di aprile, termine entro cui Electrolux deciderà dove allocare gli investimenti destinati al lavaggio.

E dopo?

Qualcuno lo ha chiesto: supponendo - e ovviamente è solo una ipotesi - che questi piani venissero accolti e applicati, quali garanzie è disposta a dare Electrolux circa la propria permanenza in Italia?

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La risposta è stata diplomaticamente esposta, ma altrettanto netta: a prescindere dai sacrifici richiesti, Electrolux non intende prendere nessun impegno di permanenza e consolidamento nel Paese.

In altre parole, la conferma di quel che Stråberg disse nel non troppo lontano 2008, quando dichiarò che «in un mercato globale non è possibile dare garanzie per nessuna cosa».

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