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Il progetto a Ruda

Ecco come rinasce la storica amideria Chiozza: sarà un museo dell’ingegno

A Scodovacca il convegno per parlare del futuro dell’ex fabbrica

Francesca Artico
2 minuti di lettura

Da storico sito industriale a polo museale. Si delinea il futuro dell’ex Amideria Chiozza di Perteole.

Con la giornata di confronto voluta dal Comune di Ruda, dal titolo “La nuova Amideria Chiozza: dal passato al futuro”, in programma venerdì 25 novembre, amministrazioni ed esperti presenteranno il progetto e il primo lotto in fase di realizzazione del restauro e riqualificazione dell’ex complesso industriale che prevede anche l’illustrazione dello stato d’avanzamento del progetto che utilizza un importante finanziamento del ministero della Cultura, con l’obiettivo di creare una struttura museale di archeologia industriale.

Il convegno

L’incontro si terrà a Villa Chiozza a Scodovacca, dalle 9.30 alle 13, si svolgerà in tre parti: quella dei saluti istituzionali del sindaco di Ruda Franco Lenarduzzi, della Soprintendente Simonetta Bonomi, del soprintendente archivistico Luca Caburlotto, del presidente della Cccia Pordenone Udine Giovanni Da Pozzo, del presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, e dell'assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini.

Seguirà il confronto moderato dalla giornalista del Messaggero Veneto Anna Buttazzoni, sul tema “Non solo un museo ma anche formazione, ricerca, innovazione e sostenibilità”, che avrà come relatori Diego Bravar amministratore unico di Bic Incubatori Fvg, Paola Stuparich direttrice generale Enaip Fvg, Massimo Battiston direttore generale Cafc, e di Marco Ferone board of directors Marcegaglia Palini e Bertoli. Nella seconda parte interverranno Edino Valcovich di Cooprogetti srl, Sergio Pratali Maffei dell’Università di Trieste, e Raffaele Caltabiano dell'Associazione Amideria Chiozza; a presentare il progetto Alessandro Uras del Politecnico e il Rup Tommaso Cacciavillani.

Il progetto

Redatto dall’Ati composta dal Politecnico di Milano, Cooprogetti di Pordenone, Studio Pessina Lanza di Palmanova, e della restauratrice Monica Endrizzi di Casale sul Sile, nel primo lotto che utilizza completamente la disponibilità finanziaria di 7 milioni di euro, è prevista la completa messa in sicurezza statica dell’edificio, lo smaltimento dell’amianto e il recupero di una parte di quell’area che sarà il primo nucleo museale dell’Amideria Ruda.

L’area museale troverà posto nella costruzione chiamata Mulino e sarà concepita con l’obiettivo di esaltare il valore delle macchine e del percorso produttivo che, come spiega Edino Valcovich, sono il «tema ispiratore irrinunciabile dell’intero progetto di recupero e valorizzazione.

L’area museale (1.500 mq), attraverso un percorso emozionale, sarà collegata alla zona in cui si trova la macchina a vapore, già restaurata con il contributo del Fai».

Le novità

Riguardano tutte il secondo lotto che inizierà appena saranno disponibili i 4,5 milioni di finanziamento ministeriale, che completerà l’area museale con particolare cura al restauro delle singole attrezzature e macchine risalenti allo storico processo produttivo rimasto fermo per oltre ottant'anni.

Una seconda area sarà destinata a ricerca e sviluppo e ai servizi alle imprese, start up potrebbero insediarsi nei due corpi in linea del complesso edilizio.

Il tema della sostenibilità dovrebbe essere comune a tutte le attività collocabili nel complesso: oltre all'acqua, anche alla formazione, all'agricoltura, e al cibo del futuro.

La storia

L’ex Amideria fu fondata da Luigi Chiozza nel 1865 per produrre amido. Nel 1928 viene rilevata dall'imprenditore triestino Dario Doria.

Nel 1941 la fabbrica viene dichiarata di “interesse nazionale in periodo bellico”. Nel 1976 Doria cede l’amideria.

Dal 1991 è proprietà del Comune di Ruda «che nel 2021 – spiega il Rup Cacciavillani –, inizia dopo vari interventi spot negli anni per la messa in sicurezza, la progettazione per il recupero.

L’obiettivo è rafforzare l’area come luogo di attrazione di funzioni e servizi; recuperare, valorizzare e riqualificare il patrimonio architettonico e storico; recuperare e riconvertire dal punto di vista ambientale le aree dismesse per fini socio culturali e produttivi».

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