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Quando le antiche rotte confluivano su Grado e la sentinella era Aquileia

L’importanza di quel tratto di mare per l’economia e la sicurezza dell’impero romano. Il professor Paolo Galli ricostruisce l’aspetto di un’area anche con terre e isolotti ora scomparsi

Paolo Gaspari
3 minuti di lettura

È nelle edicole da qualche giorno e sarà nelle librerie da lunedì prossimo, “Acque e terre scomparse nella storia dell’isola di Grado” (Gaspari editore) di Paolo Galli, scienziato tra i più affermati e riconosciuti nel mondo e professore universitario. Pubblichiamo la prefazione contenuta nel volume a firma Paolo Gaspari.

Aquileia è stata una delle grandi città dell’impero romano, un impero che poté prosperare in virtù della sua rete di vie consolari, ma mentre ogni persona colta può conoscere quasi tutto sulle vie di terra, poco si sa delle rotte di mare.

La passione del professor Paolo Galli è la paleogeografia di Grado, “la porta di Aquileia”, la sentinella della metropoli che non era un’isola e che aveva davanti a sé altre isole.

Paolo Galli è uno scienziato che, tra l’altro, ha insegnato sia nelle Università di Ferrara e Bologna, sia nelle Università di Wilmigton e Berkeley, tuttavia la padronanza dell’approccio scientifico alla paleogeografia non sarebbe stata sufficiente a compiere quest’opera innovativa se non fosse stato anche un appassionato subacqueo, se non si fosse innamorato di Grado facendone il suo luogo di vita, se non fosse stato un esperto di anfore...: egli si aggiunge agli amici Renato Iacumin e don Gilberto Pressacco che, conoscitore del greco, grande musicista e lettore di testi di antichi filosofi, dalla canzone di alcune donne di un paese vicino a Latisana processate dal tribunale dell’Inquisizione nel 1624 per stregoneria è risalito alle canzoni riportate dal maestro di cappella della chiesa di Aquileia, arrivando alla loro derivazione dai riti dei Terapeuti di Alessandria d’Egitto e agli esseni di Qumrâm per giungere infine al tipo di evangelizzazione di San Marco e alla salvezza dei popoli (Viaggio nella notte della Chiesa di Aquilieia).

E del professor Renato Iacumin - Le porte della salvezza. Gnosticismo alessandrino e Grande Chiesa nei mosaici - lo scopritore del significato dei mosaici intorno al campanile di Aquileia, quelli più antichi, riferentisi alla cosmogonia gnostica sintetizzata poi nel III secolo in Pistis Sophia, il libro scoperto in Egitto nel 1946 e tradotto in italiano nel 1892.

Anch’essi non erano accademici della materia, ma hanno consentito con il loro intuito d’interpretare la genesi religiosa della Chiesa Aquileiese rifacentesi ai riti importati da Alessandria d’Egitto che erano un misto tra religione cristiana e religioni orientali.

Questa linea diretta tra Alessandria, la grande metropoli cosmopolita, e Aquileia, lo snodo verso il centro Europa, era una sorta di autostrada del mare in quanto con venti favorevoli la navigazione durava poco più di una settimana. Grazie alla sua conoscenza delle anfore, l’autore narra in questo libro la loro provenienza da tutto l’Oriente.

Il grande complesso Castrum Gradense-porto di Aquileia era infatti un insieme idro-geografico e commerciale analogo al comprensorio portuale marino fluviale di Roma, integrato col grande scalo marittimo di Ostia Antica che alimentava tutto il sistema dei trasporti verso l’Urbe e l’entroterra italico. Nello stesso modo il comprensorio marino e fluviale di Grado e Aquileia ospitava tutto il grande sistema logistico, portuale, militare, ben collegato all’intero sistema stradale verso nord e verso Est, ma anche verso la pianura padana e nelle Gallie. Lo scalo gradese costituiva infatti il privilegiato punto di confluenza delle più importanti rotte navali mediterranee d’epoca imperiale per lo scarico e il successivo invio via terra.

E la conferma della corretta identificazione della grande molteplicità delle aree d’origine delle svariate merci secondo le diverse rotte mediterranee è inconfutabilmente dimostrata dall’autore analizzando i reperti archeologici nei fondali subacquei gradesi. Si tratta in particolare delle anfore, in cui venivano raccolti, immagazzinati e trasportati tutti i più disparati tipi di materiali allo stato liquido o sfuso, dai vini, agli oli, le salse e il garum in particolare, le granaglie, i più diversi tipi di frutta sia fresca, sia essiccata, le spezie, i pigmenti, i minerali. L’aspetto più significativo è che ciascuna anfora è caratterizzata da una sua ben personalizzante e specifica forma, dotata di particolari e inconfondibili attributi morfologici in funzione del tipo di contenuto e della zona di provenienza. L’anfora è una vera e propria “made in...” che definisce il binomio “area geografica - contenuto”, una sorta di certificato di origine della merce trasportata, specie se pregiata.

L’autore è stato uno dei primi a esplorare il relitto della Julia Felix, la intatta nave romana del III secolo affondata a 6 miglia da Grado con trecento anfore a bordo e che fu in sostanza distrutta dall’incompetenza “ministeriale”.

Milioni di persone hanno visitato Grado dopo Ippolito Nievo che a metà Ottocento, andato in “villeggiatura”, era rimasto affascinato però più dalle donne che dal borgo pittoresco cresciuto sul Castrum inducendolo a scrivere una delle sue rare opere umoristiche, Le maghe di Grado, ma a nessuno visitatore era stata finora raccontata questa straordinaria vicenda geologica, storica e archeologica che potrebbe aggiungere un altro tassello alla ricerca archeologica sulle due “isole” con le imponenti rovine sommerse di Sant’Agata e San Gottardo, per una valorizzazione turistica più articolata.

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