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L’anniversario

Dal palcoscenico alla piazza: la storia dei cento anni del Verdi di Pordenone

Il direttore Lessio: «Non più contenitore ma interlocutore culturale del territorio»

PAOLA DALLE MOLLE
3 minuti di lettura

Cent’anni e non sentirli. Attraversare un secolo di storia rappresentando il cuore di una comunità e di un territorio ritrovandosi oggi, come un fondamentale riferimento culturale identitario. Si appresta a festeggiare il suo centenario, il Teatro Verdi di Pordenone che ha presentato in questi giorni la nuova Stagione di prosa, musica e danza. Consapevole di avere alle spalle un lungo viaggio iniziato il 15 aprile del 1922 quando ancora gli spettacoli si svolgevano solo il sabato e la domenica e il biglietto costava poco più di una lira.

Da tempo, l’Ente teatrale ha avviato un cammino verso un nuovo concetto di teatro che conferma la vocazione a essere aperto tutto l’anno oltre la stagione tradizionale, capace di portare il palcoscenico outdoor oltre le sue mura per trasferirsi all’aperto, nell’arena estiva di piazzetta Pescheria, stringendo collaborazioni e moltiplicando i suoi spazi di spettacolo. Inoltre, artefice di produzioni teatrali, tappa ricercata di artisti di fama internazionale, residenza estiva della più importante orchestra giovanile del mondo, la Gustav Mahler Jugendorchester a suggello del prestigioso tour estivo internazionale.

A questo proposito, interviene il presidente Giovanni Lessio. «Il Verdi, in particolare negli ultimi dieci anni, ha scelto di andare oltre il ruolo del teatro inteso come “contenitore” e di diventare un interlocutore culturale in tutto il territorio puntando sul concetto di “sistema culturale”. Esserci per la città, per il pubblico e gli artisti.

Condividere progettualità sempre nuove, valori civici e sociali, aprire le porte a grandi protagonisti delle arti sempre attenti alle migliori espressioni delle nuove generazioni. Sono le parole d’ordine della nuova Stagione che vuole avvicinare ogni genere di pubblico attorno a un cartellone che fa della qualità il motore dei festeggiamenti del Centenario.

E proprio la serata-evento di lunedì 26 settembre, una grande festa collettiva, vedrà sul palco un ensemble unico, la Mahler Chamber Orchestra diretta dal Maestro norvegese Leif Ove Andsnes dove farà da perno al concerto inaugurale, la celebre Sinfonia di Mozart conosciuta come Sinfonia di Praga K504, segno di attenzione artistico-culturale con il festival Pordenonelegge.

La concretezza e l’impegno sono il motore di altri progetti come quello dedicato alla Montagna realizzato in sinergia con il Club Alpino Italiano nel rispetto e per la valorizzazione delle Terre Alte. Un progetto che si arricchirà di convegni ed eventi artistici pensati con la convinzione che la cultura possa essere uno strumento vincente per una nuova sensibilità rivolta ai territori montani».

Una nuova conferma per il “teatro della città “così come inteso dai pordenonesi ormai fin dalla sua fondazione avvenuta cent’anni fa. Il progetto nacque infatti, nell’aprile 1922, voluto fin dalle origini dai cittadini e dalle istituzioni, con un’ampia sinergia. Pordenone, la città nata sul fiume, la “città dipinta”, la città dei modelli industriali, la città della cultura ebbe la fortuna di contare diversi edifici e spazi teatrali e cinematografici nel corso della sua storia.

Tuttavia, già dal 1905 un comitato di cittadini volle prevedere un sito teatrale proprio nel centro della città individuando uno spazio tra l’allora Ponte delle Muneghe e la roggia dei Molini. L’area fu rilevata dal Comune e solo nel 1910 la Società del Teatro guidata dal Cavalier Riccardo Etro che ottenne la cessione dell’area per la nuova costruzione. Etro riuscì a coinvolgere i cittadini e attraverso le vendite di 52 palchi del Teatro e poté avviare i lavori di costruzione nel 1913.

La Prima guerra mondiale impose un lungo stop alla costruzione, e fu durante il conflitto che fu denominato Teatro Licinio, attribuendo erroneamente il nome al celebre pittore detto Il Pordenone.

L’inaugurazione avvenne il 15 aprile 1922 e il Licinio divenne immediatamente il punto di riferimento istituzionale, artistico e culturale non solo dei pordenonesi ma anche dei cittadini del più vasto territorio del Destra Tagliamento. Infine, nel 1938 il Teatro Licinio venne ribattezzato con il nome di “Giuseppe Verdi”. Per circa trent’anni, il Teatro assolse ad una funzione aggregatrice, simbolo dell’identità cittadina, interpretò lo spirito dei tempi, fu luogo di spettacoli teatrali e cinematografici, di feste, di balli, di celebrazioni. (come ricorda Flavia Benvenuto Strumendo).

Nel 1951, nel fermento di un dopoguerra, si decise per la demolizione e per la costruzione di un nuovo Teatro, per una struttura al passo con i tempi, capace di ospitare una programmazione multidisciplinare: dalla prosa all’Opera e al Cinema. Nel 1952 venne inaugurato il Cinema Teatro Verdi, che vide la rinascita di nuove stagioni teatrali, guidate dal Comitato del Prosa prima e dall’Associazione per la Prosa poi e la nascita de Le Giornate del Cinema Muto.

L’amministrazione comunale acquisì l’edificio nel 1988 considerandolo strategico per la vita culturale della città, ma si vide costretta a chiudere l’edificio nel 1993 a causa delle precarie condizioni di sicurezza: una situazione che favorì il dibattito cittadino tra l’idea di una ristrutturazione dell’esistente e quella di una demolizione e ricostruzione ex novo di un Teatro della città. Il 7 gennaio 2002 vennero avviati i lavori di quello che sarebbe stato il luogo deputato all’arte e alla socialità, lavori che proseguirono sotto l’occhio vigile dei pordenonesi in trepidante attesa della nuova struttura architettonica, che sorgeva sulle ceneri del Cinema Teatro Verdi, chiuso il 30 giugno 1999 e successivamente demolito.

La nuova struttura è stata consegnata ai pordenonesi dopo 970 giorni, il 28 maggio 2005. Una struttura dotata di una sala principale che può ospitare lirica, musica, danza, spettacoli di prosa, convegni e cinema; del Ridotto “Isidoro Martin” utilizzato prevalentemente per conferenze, proiezioni, piccoli spettacoli o concerti; dello Spazio Due “Renato Appi”, uno spazio destrutturato particolarmente adatto agli spettacoli di teatro contemporaneo e per le prove delle orchestre e dei balletti. Per la gestione e l’organizzazione fu fondata da Comune di Pordenone, Regione e l’allora Provincia di Pordenone, l’Associazione Teatro di Pordenone.

Oggi, a distanza di un secolo dall’inaugurazione di quel Teatro “Licinio” che tanto ha segnato la vita culturale di Pordenone, si celebrano cent’anni anni di arte e di bellezza.

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