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il libro

Tra verità e fantasia alla ricerca del manoscritto di Buzzati

"Il cuore buio dei Miracoli" è il nuovo romanzo di Alessandro Mezzena Lona. La forza della natura fa da protagonista al pari dei personaggi reali e d’invenzione

Margherita Reguitti
2 minuti di lettura

Vaia, tempesta di forza distruttiva estrema, incarognita e mutante in roboante uragano scavalca nell’autunno del 2018 il confine fra Friuli e Veneto.

A passo Pura, sopra la diga di Sauris, il vento abbatte alberi secolari come fossero birilli falciati da uno strike a bowling.

La forza della natura e i misteri conservati all’interno di un manoscritto, l’insondabile dell’animo umano e i poliedrici talenti creativi di Dino Buzzati sono alcuni degli elementi cardine sul quale si dipana la trama de “Il cuore buio dei Miracoli” di Alessandro Mezzena Lona, uscito nelle librerie il 9 novembre per l’editore Ronzani.

Un romanzo nel quale l’autore, con un arditamente controllato doppio salto mortale da intellettuale di razza, realizza una sapiente alchimia di fantasia che contamina e si fa realtà romanzata, e di fatti reali che paiono frutto di fantasia.

Una narrazione che tiene il lettore con il fiato sospeso come una spy story disseminata di dettagli della sfera intima del personaggio Blaise Panafieu, editor francese di fantasia non certo alla Le Carrè, però capace di un fascino discreto, forse timido, ma sicuro nei passi verso la ricerca del manoscritto di Buzzati che la nipote Valentina Morassutti, lei sì entrata nella storia dalla realtà, ha rintracciato nella Villa Buzzati di San Pellegrino alla porte di Belluno, oggi B&B.

Blaise arriva in villa, inviato dallo zio Yves, autore nel 1973 di “Dino Buzzati un autoritratto”, testo sacro contenente storie e segreti sull’autore del “Deserto dei Tartari”.

La ricerca del manoscritto, unitamente al cimento di comprendere l’enigma di uno degli autori più versatili e affascinanti del secolo scorso, giornalista, pittore, appassionato di storie popolari e religiosità intrisa di superstizione che ha lasciato in eredità, quasi un testamento letterario, un’opera di parola e immagini “I miracoli di Val Morel”, terminato pochi mesi prima della morte nel 1972.

La natura, al pari dei personaggi umani reali o verosimili, è protagonista delle pagine di questo libro difficile da inserire in una tipicità letteraria.

Le prime righe della pagina d’esordio sono dedicate al Liriodendron Tulipifera, gigante dal lento narrare, sentinella della Seicentesca villa Buzzati.

L’autore dedica la cesellata cura della sua scrittura alla descrizione di boschi secolari abbattuti come fuscelli da slavine, vento e pioggia, mentre la terra è sollevata dalla furia degli elementi e le creature dei boschi fuggono dal loro habitat verso i centri abitati illuminati nell’oscurità da bagliori di ghiaccio, sotto cieli psichedelici.

Pagine essenziali e reali che ricordano anche la tragedia del Vajont. Il soprannaturale si palesa sotto le sembianze di racconti nel racconto: diavolesse e fantasmi, viandanti, streghe e presenze arcane, confraternite, uomini e donne capaci di vivere nel presente e nel futuro, vittime di morti inspiegabili o cattiverie.

Nella ricerca del manoscritto misterioso Blaise è accompagnato dal personaggio femminile ambiguo, sexy e fascinoso di Laide, capace di assumere identità diverse senza mai perdersi, donna contemporanea indipendente e pragmatica, mentre fra le 327 pagine del romanzo appaiono dal passato qua e la flirt del protagonista.

Un libro questo che unisce i fatti del reale scelti dall’autore, cronista di vaglia, per 16 anni responsabile della pagine culturali del Piccolo di Trieste e della sua fantasia creativa.

Una formula narrativa complessa: “Troppi ingredienti, tutti molto saporiti, formano lo story board del soggiorno a Belluno”, così fa dire l’autore a Blaise colto dalla vertigine nell’enumerarli. In soccorso del lettore l’originale nota finale.

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