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la mostra

La fotografia come testimonianza: cinquanta scatti raccontano venti anni di cronaca in Friuli

Inaugurata nella chiesa di San Francesco a Udine l’esposizione organizzata dall’Irpac

Alvise Rampini
2 minuti di lettura

“Prima le fabbriche, dopo le case e poi le chiese”. Con questo motto scandito dall’arcivescovo Alfredo Battisti si iniziava la ricostruzione post terremoto in Friuli del 1976 facendo nascere uno sviluppo economico di grande rilievo, soprattutto da parte delle aziende legate all’edilizia, oltre a un corretto dialogo fra le istituzioni e i cittadini.


Fotografia come testimonianza. Friuli 1980-2000 è il titolo della mostra organizzata dall’Istituto Regionale di Promozione e Animazione Culturale in collaborazione con la Regione, il Comune di Udine e i Civici Musei, la Fondazione Friuli e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. L’esposizione, la seconda dopo la rappresentazione degli anni 1960-1980, sarà inaugurata oggi, venerdì alle 18, a Udine nella Chiesa di San Francesco.


In questi anni l’informazione diventa efficiente anche grazie alla nascita di nuove testate giornalistiche e alle televisioni e radio private supportate da una forte modernizzazione dei Media pubblici che nel 1977 inizieranno a trasmettere a colori i loro programmi e vedranno nascere nel 1979 il terzo canale Rai.


Sono gli anni in cui predomina il mezzo televisivo che testimonia, in modo diretto, il nostro territorio accelerando i tempi di superamento dell'attualità anche grazie alle innovazioni tecnologiche che si sono affermate.
Nel tempo il mondo della comunicazione è destinato a cambiare. Il 6 agosto 1991 il Cern annuncia ufficialmente la nascita del World Wide Web, pubblicando online il primo sito web della storia e facendo crollare qualunque confine della comunicazione globale.
Tra il 1980 e il 2000 cresce l’importanza dell’immagine fotografica, ancora analogica, come mezzo di comunicazione largamente usata dagli organi di stampa.


Le immagini acquisiscono maggiore importanza, sono predominanti in tutte le testate, diventano un linguaggio fatto di codici di lettura presto riconoscibili ed assimilati. La fotografia colloquia direttamente con il lettore, sintetizza l’informazione come accadrà presto nel mondo del Web.


L’evoluzione di questo “scrivere per immagini” segue un filo logico che ne accresce sempre più il ruolo decisivo nella formazione dell’opinione pubblica a livello sociale.
Il fotogiornalista diventa un nuovo protagonista nel vario mondo dell’informazione, riuscendo a dimostrare non solo l’abilità tecnica, ma la capacità di sintesi nell’informazione.
Così fanno i corrispondenti locali da Del Fabbro di Forni Avoltri a Viola di Mortegliano, i fotografi di redazione come Pavonello per Udine prima e Elio Comoretto e tanti altri in seguito. Ed ancora Missinato per Pordenone, i liberi professionisti che offrono i loro servizi come Alberto e Stefano Lancia, i fotografi di Giornalfoto ed altri ancora che riescono a trasformare gli eventi di una società in icona unendo etica ed estetica come Riccardo Toffoletti, Tino da Udine (Costantino Procaccioli), Ulderica Da Pozzo, Carlo Innocenti, Luca Laureati, Enzo Tedeschi, Elio Ciol solo per citarne alcuni.


La mostra sarà supportata da un catalogo diviso per tematiche: dalla cronaca alle cerimonie, per poi passare ai luoghi, lavoro e società. Impossibile rappresentare tutti gli eventi, coinvolgere tutti i fotografi di quel periodo, sarà solo un inizio di un racconto.
Fino al 2000 sarà la pellicola ad accompagnare gli scatti più prestigiosi dei fotografi e in seguito il digitale cambierà per sempre la fotografia grazie all’immediatezza e facilità dello scatto. Oggi sono milioni le fotografie realizzate utilizzando semplici smartphone, immagini fortunate, talvolta causali che possono soddisfare per qualità ogni Media. La prossima tappa? Non lo sappiamo ancora. —
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