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il nuovo spettacolo

Le ultime settimane di Van Gogh raccontate nello show di Goldin

Due le date in regione: il 30 novembre a Udine e il 17 gennaio 2023 a Trieste. Il ritratto del celebre pittore olandese diventa una sorta di testamento spirituale

Elena Grassi
2 minuti di lettura

Attualmente in tour nei principali teatri italiani, “Gli ultimi giorni di Van Gogh”, il nuovo spettacolo di Marco Goldin si appresta ad andare in scena anche in Friuli Venezia Giulia con due date, la prima al Teatro Nuovo Giovanni da Udine mercoledì 30 novembre e la seconda al Politeama Rossetti di Trieste il 17 gennaio 2023. Seguendo il ritmo dell'omonimo romanzo, pubblicato da Solferino a metà settembre e giunto già alla terza ristampa, Goldin salirà sul palcoscenico per raccontare, con la sua consueta affabulazione appassionata e coinvolgente, le ultime settimane della vita di Vincent Van Gogh.

***

La prova regina per capire se un’opera teatrale, un film o uno spettacolo ci hanno lasciato dentro qualcosa, è il bisogno di continuare a pensarci anche il giorno dopo. È questo il caso di “Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato”, performance multimediale di Marco Goldin, con le musiche di Franco Battiato e le animazioni video di Alessandro Trettenero, che ha incantato i mille spettatori del Teatro Duse a Bologna, per la prima nazionale il 10 novembre scorso.

Ispirata all’omonimo romanzo di Goldin edito da Solferino (e già best seller), la narrazione si articola su tre livelli: una cornice affidata alla voce fuori campo del locandiere Ravoux, che ospitò l’artista sul finire della sua esistenza; gli scritti del “diario” di Van Gogh (fittizio ma verosimile, come viene spiegato agli spettatori); gli intermezzi goldiniani, tra una pagina e l’altra, con lettura dei quadri, incursioni storiche, aneddoti (dai 150 chilometri percorsi dal pittore a piedi per andare a Londra, all’amicizia speciale con Gauguin), e stralci delle famose “Lettere a Theo”.

Il tutto mentre su due schermi e una pedana rialzata passano, ininterrottamente come un flusso di coscienza, dettagli di opere iconiche con animazioni tridimensionali, foto d’epoca e attuali, riprese video realizzate nei luoghi vissuti veramente da Van Gogh e trasfigurati nelle sue visioni, da Auvers in Provenza, ad Arles e la pianura della Crau, dalle amate Alpilles all’istituto di cura di Saint-Rémy, tornando indietro fino al natio Brabante.

Le note di Battiato, tratte da “Gilgamesh”, “Telesio” e “Joe Pattìs experimental group”, a volte accarezzano la scena con enigmatica discrezione, a volte si impadroniscono delle pause narrative per condurci a picchi emotivi di un’inedita intensità, secondo la consuetudine musicale del compositore siciliano, amico intimo ed estimatore del critico trevigiano.

Parole, immagini e suoni si fondono in un amalgama pastoso e materico come le pennellate di Van Gogh, linguaggio inarrivabile con cui ha saputo celebrare la vita che egli stesso si è negato, nella più ampia varietà di soggetti: ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, cipressi, campi di grano, girasoli e la celebre notte stellata, che si scioglie al nostro sguardo.

Avvolto da questo universo di colore, sul palco c’è Goldin, che consegna la sua nota capacità affabulatoria alla verve del cantastorie, disegnandosi con evidente piacere un destino di performer (è temporaneamente accantonata l’organizzazione di mostre).

Quello che “ascoltiamo” è la vita di Van Gogh, quello che “sentiamo” è l’amore per Van Gogh, a cui il critico ha dedicato venticinque anni di studi, sei mostre di grande successo, vari saggi e cataloghi, lezioni-spettacolo e soggetti cinematografici.

Non stupisce dunque che la lettura del testamento spirituale dell’artista, immaginato, scritto e interpretato da Goldin, spezzi il fiato in gola e inumidisca gli occhi. Che il transfert tra il padre di Van Gogh e il dottor Gachet, che lo ha curato, suggerisca una struggente malinconia affettiva. Che dentro ai quadri, ingranditi sugli schermi a livelli macroscopici, s’intravvedano pezzi di un’anima inquieta che disperatamente anela alla libertà.

Lo spettacolo si caratterizza come un format di edutainment (educazione e intrattenimento), che ha il merito di coinvolgere il pubblico del terzo millennio in una nuova via alla fruizione dell’arte, secondo un approccio esperienziale, cifra della contemporaneità. —

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