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SAN DANIELE

Amanda Sandrelli è Lisistrata: «Un profondo vaso di Pandora»

L’attrice protagonista oggi a San Daniele dello spettacolo diretto da Ugo Chiti: «Due temi attuali: la guerra e la conflittualità tra femminile e maschilismo»

Mario Brandolin
2 minuti di lettura

Un graditissimo ritorno quello della Compagnia Arca Azzurra, formazione tra le più solide e coerenti con l’idea di un teatro autenticamente popolare ma di grande spessore artistico e professionale. Ha debuttato a Monfalcone per Ert (oggi sarà in scena Alla Fratta di San Daniele, al Teatro Sociale di Gemona venerdì 2 dicembre, al Teatro Verdi di Maniago sabato 3 dicembre e chiudere domenica 4 dicembre all’Auditorium Biago Marin di Grado) la loro Lisistrata di Aristofane nella riscrittura di quei mago della sceneggiatura cinematografica e della regia che è Ugo Chiti.

Lisistrata battaglia sulle scene dal lontano 411 a.c., anno della Guerra del Pelopponeso, capeggiando la ribellione delle donne, che occupano l’Acropoli e decidono da fare quello che oggi si direbbe lo sciopero del sesso. Il che manda in confusione sì i maschi abituati a quella che considerano la fragile cedevolezza delle femmine, ma anche le donne stesse, che dopo un solenne giuramento, cominciano a tentennare e Lisistrata ha il suo bel daffare per far sbollire le voglie delle sue compagne. Una commedia che parla di donne, della loro capacità di solidarizzare in vista di un risultato comune, la pace, a fronte dell’arroganza, la superficialità e anche stoltezza degli uomini. La Lisistrata di Chiti, «è una Lisistrata reinventata perché – spiega Chiti – essendo la commedia di Aristofane meno strutturata drammaturgicamente con meno azione rispetto ad altri suoi testi come Le rane o Le nuvole, ho tenuto l’idea di fondo, geniale, e l’ho svolta in piena libertà drammaturgica, in un’ambientazione indefinita, a sottolineare, anche nella farsa e nel divertimento, la tematica eterna della conflittualità tra uomo e donna, a fronte del buon senso d e del suo rifiuto della gerra».

Amanda Sandrelli, com’è questa Lisistrata?

«Come tutti i personaggi belli complessi e profondi, Lisistrata è una sorta di vaso di Pandora: più la fai e più trovi accenti e significati ulteriori».

Ad esempio?

«All’inizio mi affidavo a quello che le donne le dicono, di essere cioè un generale e come tale la interpretavo, ma andando avanti con le repliche mi sono accorta che non era necessario mostrare i muscoli, la forza di Lisistrata sta tutta nelle parole, nei suoi discorsi e ragionamenti. Sicché ora Lisistrata è diventata più morbida, più accattivante, più leggera di quella leggerezza e anche allegria che scatta quando le donne si trovano in gruppo. Certo Lisistrata è la stratega della rivolta contro l’ottusità e la violenza degli uomini, ma è tutto il gruppo delle donne a sostenerla, la lotta, e a condividerla con lei».

Quanto all’attualità di questo copione, Sandrelli sottolinea che «sì c’è il tema oggi così pressante della guerra, ma c’è soprattutto quello della conflittualità non tra maschile e femminile, ma tra femminile e maschilismo, quell’atteggiamento cioè di prevaricazione, di superiorità che sopravvive, ahimé, e fa sì che ancora oggi un maschio fragile, psicologicamente fragile, possa alzare un’arma contro la sua donna».

Cinema o teatro?

«Dopo i primi dieci anni di cinema, quando ero giovanissima e ancora non sapevo cosa volevo fare da grande, ho cominciato a fare teatro e ho capito che quella era il mio posto, un luogo dove sto bene e dove credo di esprimermi meglio».

Che hanno significato per la sua carriera due genitori famosi e acclamati come Stefania Sandrelli e Gino Paoli?

«Inutile negarlo, un privilegio, che mi ha aiutato all’inizio. Ho sempre però cercato di usarlo, il nome famoso e non di abusarne, ho sempre cercato persone capaci con cui lavorare e di mettere la mia visibilità al servizio di cose che avessero valore e questo è il mio modo di fare pace con i miei privilegi»

E tra queste persone di valore, ci sono i compagni di Arca Azzurra...

«L’incontro con loro è stato meraviglioso. Abbiamo lo stesso intendimento rispetto al modo umano di prendere e affrontare il lavoro, la stessa passione. Loro sono come una famiglia per me, perché quando c’è una situazione armonica io riesco a mettermi dentro al coro senza disturbare ma prendendo il mio posto».

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