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Lezioni di storia

Canfora al “Giovanni da Udine” presenta il Partenone: fu il simbolo del potere di Atene

Lo storico ha spiegato i segreti della costruzione dell’edificio avvenuta durante il governo di Pericle

Valerio Marchi
2 minuti di lettura
Il professor Luciano Canfora 

Domenica al teatro Giovanni da Udine si è tenuto il primo appuntamento del nuovo ciclo di “Lezioni di storia”, organizzato da Laterza in collaborazione con la Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine e Messaggero Veneto come media partner. Il professor Luciano Canfora ha presentato “Il Partenone” in un teatro che ha registrato il tutto esaurito.

* * *

Il Partenone, dedicato ad Atena Parthenos (“Vergine”), ha svolto diverse funzioni nel tempo: sede del tesoro della Lega di Delo, tempio, chiesa cristiana, moschea... Ma prima di tutto – osserva Canfora – esso fu il simbolo del potere di Atene, della sua gloria, della sua ricchezza, e la sua realizzazione fu affidata ad artigiani impegnati in un’operazione di grande tecnica e di grande prestigio. Il direttore dei lavori fu Fidia, legato a Pericle e da lui protetto, anche se ciò non bastò ad evitargli di essere infine travolto da uno scandalo di natura politica ed economica.

D’altronde, l’intera vicenda storica del Partenone, monumento poliedrico dal significato molteplice, è stata assieme artistica, architettonica, economica e politica.

La costruzione del Partenone nella forma in cui – nonostante danneggiamenti e spoliazioni – ancora lo vediamo, ebbe inizio nel 448 a.C. e, attraverso varie vicende, finì nel 433: un arco temporale che ci rimanda al predominio di Pericle, aristocratico a capo di un regime democratico. Nondimeno, ripercorrendo eventi che ci rimandano ai tiranni, ai figli di Pisistrato e a Cimone (figlio di Milziade), la lezione chiarisce che la storia dell’edificio iniziò ben prima del 448.

Aspro fu l’antagonismo tra i due leader promotori del Partenone: Cimone e Pericle, continuatori di due dinastie politiche avverse. Pericle, protagonista dal 462 di una vera e propria rivoluzione pacifica, divenne dominatore della scena politica e concepì uno Stato sociale ante litteram volto a contrapporre alla ricchezza personale e alla demagogia di Cimone una ricchezza utilizzata collettivamente attraverso le finanze pubbliche: una grande politica di lavori pubblici, realizzata tramite una gigantesca officina, per diffondere il benessere in tutta la popolazione. Il che suscitò peraltro profonde ostilità in ambienti politici assai importanti e decisivi, contrari ad una democrazia radicale.

Nel 454, il trasferimento del tesoro della Lega dall’isola di Delo alla cella del Partenone, dov’era custodita anche la grande statua della dea, sancì il fatto che una era ormai la città dominante: Atene, divenuta luogo del consenso al governo pericleo.

E la grande politica di edifici, di urbanistica rinnovata, di luoghi di culto, di mobilitazione delle maestranze, giunse al punto anche simbolicamente più alto con la ripresa ed il completamento del Partenone: l’edificio, com’era stato pensato dagli architetti che si erano succeduti (quali Ictino e Callicrate, al servizio di Cimone), si ampliò e offrì una sapiente organizzazione narrativa, legando il monumento all’ideologia di Pericle e all’immagine politico-economica della città da lui promossa.

Può capitare, ascoltando la lezione del professor Canfora, che torni alla mente il sublime sonetto “On Seeing the Elgin Marbles”, scritto da John Keats nel 1817 contemplando la collezione di marmi dell’Acropoli di Atene acquisiti dal governo britannico l’anno prima ed esposti al British Museum. Riflettiamo così sul valore dell’arte e, al tempo stesso, sulla sua e nostra soggezione alla «violenta desolazione del tempo» evocata dal poeta.

A inizio ‘800 Lord Elgin, ambasciatore britannico presso l’Impero ottomano, aveva ottenuto un controverso permesso dalle autorità turche per rimuovere pezzi del Partenone e altre preziose vestigia. In seguito, i resti che Keats contemplava divennero oggetto di contesa fra la Gran Bretagna e la Grecia, la quale, riacquistata la libertà nel 1832, iniziò a chiedere – senza successo – la restituzione dei preziosi reperti. Per la cronaca, solo di recente si è aperto qualche spiraglio

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